SIMON SCARROW.
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LA SPADA DELL'IMPERO.
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Ciclo: Aquile dell'Impero 16.
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Parte 2.
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Titolo originale: Day of the Caesars. 2017. Eagles of the empire series.
Traduzione di: Francesca Noto.
2018. Newton Compton, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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Capitolo 23.
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Per un attimo, non ci fu pi nulla. Poi una vaga luce, e i pensieri, e la coscienza. Una sensazione di
calore, mentre si sentiva spostare e sollevare. Nonostante un vago senso di riconoscimento dei dintorni,
Catone non riusciva a pensare con chiarezza. Era come se fosse immerso in un caos di percezioni
confuse insieme. Pi vicino!, url una voce accanto a lui. Pi vicino, ho detto!. Poi si sent
sollevare, e l'aria si riemp di lampi di luce, e i polmoni bruciarono per il fumo, facendolo tossire e
vomitare. Una spinta improvvisa, e poi per un attimo gli sembr di fluttuare senza peso, prima di
atterrare con violenza contro qualcosa di ruvido che cedette solo un po', togliendogli l'aria dai polmoni
e facendogli perdere di nuovo i sensi L'incubo fu lungo e incessante. Catone era intrappolato in una
foresta in fiamme, con il fuoco che saltava da un ramo all'altro mentre lui e Macrone lottavano per
trovare una via d'uscita, cercando di proteggere Lucio dai rami brucianti che cadevano dall'alto. Poi,
davanti a lui, vide il bosco aprirsi, rivelando un fiume e una barca. Un uomo che riconobbe, il tribuno
Cristo, era ai remi, con una donna in piedi sulla riva. Riconobbe anche lei: era Giulia. Gli sorrise, e
mentre loro correvano verso la salvezza della barca, lei vi sal con tranquillit a bordo e la spinse via
dalla riva. Un attimo dopo, Cristo la guid con i remi al centro della corrente, e quando Catone, suo
figlio e Macrone arrivarono al fiume, ormai era lontana. Poterono soltanto guardarla sfilare via,
impotenti, mentre li lasciava al loro destino, e le fiamme si avvicinavano sempre di pi, il calore
cresceva d'intensit sciogliendosi infine in un rettangolo, una finestra in alto sul muro di fronte al
suo letto. Ci volle qualche attimo perch si abituasse a quella luce intensa, e infine Catone riapr gli
occhi e si mosse. Ah, finalmente si  svegliato. Gir la testa di lato, e riusc a mettere a fuoco con la
vista annebbiata la figura di una donna seduta accanto al letto. Aveva una pergamena in mano, che
arrotol e pos su un tavolino, alzandosi. Catone aveva le labbra secche e la gola in fiamme, e,
riconoscendola, riusc appena a gracchiare: Domizia. Lei gli si avvicin e sorrise. Aspetta. Prima
devi bere. Il mio chirurgo ha preparato qualcosa per te. Riesci a metterti seduto?. Catone annu e si
sollev con cautela, finch non si ritrov con le spalle contro il muro dietro al letto. Man mano che
riprendeva conoscenza, iniziava a rendersi conto del dolore che provava in diversi punti de corpo.
Indossava una tunica pulita ed era disteso su un morbido materasso, con una pomata lucida spalmata
sulle ustioni che vedeva su braccia e gambe. Come?, fece per dire, ma poi si blocc con una
smorfia, al dolore che gli afferr la gola e il petto. Te l'avevo detto. Aspetta. Domizia si chin a
prendere una piccola borraccia dal pavimento accanto al letto, e ne rimosse il tappo. Bevi questo.
Catone prese la borraccia e la port al viso, annusandola. Avvert un vago odore di menta; non era
spiacevole, perci ne prese un piccolo sorso. Il liquido era denso, quasi come panna, e gli regal una
sensazione di freschezza, scendendo gi per l'esofago. Il dolore alla gola scem. Ne prese un altro
sorso, prima che Domizia lo fermasse. Per ora va bene cos. Devi prenderlo a piccole dosi durante il
giorno. Finch il dolore non sar passato. Riprese la borraccia e la tapp. Immagino tu ti stia
domandando come abbia fatto ad arrivare qui. S,  un pensiero che mi ha attraversato la mente.
Catone si spost per trovare una posizione pi comoda, prima di continuare. Da quanto tempo sono
qui? Due giorni. Hai preso una brutta botta in testa. Ti sei mosso alcune volte e hai mormorato
qualcosa, ma non sono riuscita a capirlo. Il mio medico dice che  normale che un colpo del genere non
faccia riprendere i sensi per qualche giorno. Ti ricordi dell'incendio? S컻. Catone si accigli.
C'erano una donna e un bambino. Il bambino  salvo. Purtroppo, sua madre non ce l'ha fatta.
Un'immagine di Lucio attravers la mente di Catone. Che ne  stato di lui? E chi lo sa? Se sar
fortunato, qualcuno si prender cura di lui. Altrimenti. Catone prov una pena acuta per quel
bambino senza nome. Le strade di Roma erano un luogo spietato in cui crescere. Anche se il piccolo
fosse stato abbastanza fortunato da trovare una nuova casa, con tutta probabilit sarebbe finito a
lavorare in una qualche fabbrica, non appena fosse stato abbastanza grande da poterlo fare. Catone era
grato del fatto che Lucio non avrebbe mai dovuto sopportare simili esperienze. E questo era il risultato
del capriccio della sorte: un bambino, che ora era orfano, era quasi certamente condannato a una vita di
miseria, mentre l'altro, benedetto dalla fortuna, avrebbe con tutta probabilit ottenuto un'educazione
ricca e una prosperosa carriera. Sempre che fosse riuscito a sopravvivere abbastanza a lungo. E questo,
al momento, dipendeva dal fatto che Catone riuscisse a dimostrare la sua innocenza. Mentre rifletteva
sul destino del piccolo e di sua madre, ricord lo sconosciuto che aveva rischiato la vita per salvarlo.
C'era un uomo, nell'edificio in fiamme.  stato lui a salvarmi? S, esatto. Ti ha portato qui dopo
che sei saltato gi dalla finestra. Catone si accigli, mentre i ricordi gli tornavano in mente. Non
sono saltato.  stato lui a lanciarmi gi. Ha dovuto farlo. Era l'unico modo di salvarti. Ma mi ha
colpito mentre cercavo di salvare quella donna. Domizia annu. Me l'ha raccontato. Ha detto che non
c'era nient'altro da fare. Chi ?, domand Catone, con sospetto. Domizia esit e inspir a fondo,
prima di rispondere: Lavora per me e per i miei amici. Si chiama Attalo. Ti ha seguito, negli ultimi
giorni, assicurandosi che fossi al sicuro. Per tua fortuna, era l quando  scoppiato l'incendio. Quando
non sei uscito con gli altri inquilini,  entrato per trovarti. Altrimenti, saresti morto come la donna che
hai cercato di salvare. Catone ci pens su per un po'. Come sapeva dove trovarmi, tanto per
cominciare?. Domizia sorrise. L'ho mandato io a controllare la casa di Sempronio. Ero certa che
avresti provato a rivedere tuo figlio, o a contattare il centurione Macrone. Sei stato bravo a notare gli
uomini di Pallante e a liberarti di loro, ma Attalo  un agente migliore, e si  tenuto lontano dalla tua
vista, mentre ti seguiva. E come mai l'hai mandato a controllarmi? Perch volevi tenermi al sicuro?
Soprattutto, dopo che ti ho detto che non volevo far parte dei tuoi complotti. Secondo te? Sapevamo
che Pallante voleva portarti dalla sua parte. E abbiamo anche capito che, se non fosse riuscito a
convincerti, avrebbe fatto del suo meglio per distruggerti. Domizia intrecci le mani in grembo. A
quanto pare, avevamo ragione. E allora perch non contattarmi quando avevo bisogno di un posto
dove nascondermi? Perch non potevamo sapere se avresti accettato il nostro aiuto. L'ultima volta, ci
hai detto di no. Ho pensato che sarebbe stato meglio aspettare che fossi tu a venire da noi. Meglio un
volontario che un uomo costretto, come si dice. Ma poi l'incendio ci ha costretto a intervenire, ed
eccoti qui. La cosa pi importante  che tu sia sano e salvo. Puoi restare qui quanto vuoi. Sempre che
io stia dalla tua parte e da quella dei tuoi amici, immagino. Domizia si strinse nelle spalle. Questa 
una tua decisione, Catone. Preferirei che tu ti unissi a noi, certo. Ma poich sei in fuga e ricercato per
omicidio, direi che forse avrebbe senso, se scegliessi di stare dalla nostra parte. Sono innocente.
Pallante mi ha incastrato per quell'omicidio. Io ti credo. Davvero. Ma il tuo problema  convincere
tutti gli altri. Catone chiuse gli occhi per un attimo, sentendo il peso della disperazione schiacciargli di
nuovo le spalle. Devo trovare l'uomo che ha ucciso Granico, e costringerlo a confessare. Temo che
non sar facile. Certo, se Britannico diventasse imperatore, sono sicura che potremmo convincerlo a
riconoscere la tua innocenza. E a quel punto, potresti riprendere la tua vita e la tua carriera in pace. Si
ferm e ridacchi appena. Ecco, forse non in pace, considerando la tua professione. Ma almeno non
saresti costretto a vivere in fuga come un criminale comune, e a guardarti sempre le spalle nel timore di
essere seguto o riconosciuto. Anch'io ho dei figli, Catone. Vivono nella nostra casa di campagna.
Posso immaginare quanto ti manchi il tuo. Catone tent di mantenere un'espressione neutra. Lucio,
perlomeno,  al sicuro. Lo so. Sono certa che la sorella della tua balia si stia prendendo cura di lui.
Catone prov un brivido gelido nel cuore. Come lo hai saputo? Semplice. Attalo non  l'unico
agente che lavora per noi. Un altro uomo ha seguto il tuo amico Macrone. Qualcun altro l'ha
seguto, per caso? Se intendi gli uomini di Pallante, no, che io sappia. Lucio  al sicuro. Puoi essere
grato di questo, almeno. Era un sollievo sapere che suo figlio fosse lontano dalle grinfie di Pallante.
Ma Catone non avrebbe potuto crescerlo e vederlo, finch fosse rimasto un ricercato. E finch non
fosse riuscito a trovare il vero assassino e a costringerlo a confessare, sarebbe stato un fuggitivo. La sua
cominciava gi a sembrare una ricerca inutile. Con riluttanza, cominci a riconsiderare l'idea di allearsi
con Domizia e la sua causa. Lei e i suoi amici stavano rischiando molto, ma se avessero vinto, e lui
fosse stato dalla sua parte, di certo sarebbe stato dichiarato innocente, e avrebbe anche ottenuto
notevoli ricompense. Ma prima doveva saperne di pi. Torn con lo sguardo su Domizia e la fiss con
decisione. Lucio  al sicuro?. Lei rest per un attimo in silenzio, prima di replicare: Da noi,
intendi? S. Certo che lo , Catone. Per chi mi hai preso? Io e i miei amici vogliamo mettere fine al
governo arbitrario dei despoti ereditari, dei mostri come Caligola e degli sciocchi come Claudio. E
temo che anche Nerone si riveler folle e crudele come Caligola. Roma non pu permettersi un altro
imperatore del genere. Britannico  un pericolo minore, se non altro. Lui comprende che i poteri
imperiali devono essere ridotti, e che Roma dovrebbe tornare a essere una Repubblica appena possibile.
Lo scopo della nostra causa  mettere fine all'aberrazione di una dinastia di despoti e ridare il potere al
Senato e al popolo di Roma. Non ti sembra di poter sostenere una simile causa? Da quel che so di te,
ritengo che anche tu desideri ci che vogliamo noi. Mi sbaglio?. La donna inarc un sopracciglio.
Catone mantenne un'espressione neutra, mentre pensava a ci che Domizia aveva appena affermato.
Era vero che non gli piaceva molto la forma di governo che Augusto aveva inaugurato su Roma, ma
aveva ben poca fiducia anche negli aristocratici che avevano governato Roma prima di lui. Erano stati i
loro errori e le loro eccessive ambizioni a portare ai sanguinosi conflitti tra una serie di signori della
guerra, prima che Ottaviano emergesse come dittatore di Roma, prendendo il titolo di Augusto. Chi
poteva assicurare che quel terribile processo non si sarebbe ripetuto, se Britannico avesse vinto e avesse
abolito il principato, restituendo il potere al Senato? Eppure, al momento, il futuro di Catone e di suo
figlio sembravano dipendere dal successo di Britannico, di Domizia e dei suoi compagni. Come posso
essere certo che abbiate una speranza di farcela? Non ci sono certezze, in politica. Posso solo dirti
che abbiamo preparato il terreno al meglio delle nostre possibilit, e che abbiamo pianificato questo
momento ormai da anni. Abbiamo fatto dei preparativi. I pezzi sono stati posizionati con cura, e stiamo
aspettando solo il momento giusto per fare la nostra mossa e prenderci il potere. E quando sar?
Nel giorno del quattordicesimo compleanno di Britannico. Catone annu. Quella era la tradizionale
festa che segnava il passaggio dall'infanzia all'et adulta. Il compleanno di Britannico cadeva a
febbraio. Mancavano meno di due mesi. E cosa succeder, di preciso, quel giorno?. Domizia
raccolse i pensieri, prima di replicare: Tutto comincer con una votazione in Senato. Sempronio
porter avanti una mozione, mettendo in discussione la legalit della successione di Nerone. Potrai
immaginare quanto falso oltraggio provocher. La mozione non ha alcuna possibilit di passare, per
come stanno le cose adesso, ma ci permetter di identificare i nostri pi convinti oppositori, di cui pi
avanti ci occuperemo. Allo stesso tempo, la Sesta legione si accamper fuori dalla citt, sulla strada per
Ostia. Il loro legato e la maggioranza dei loro ufficiali superiori hanno gi scelto di stare dalla nostra
parte. Entreranno a Roma per sostenere le coorti pretoriane che appoggiano Britannico. Ed  qui che
entri in gioco tu, se deciderai di unirti alla nostra causa. I tuoi uomini ti sono leali. Se dovessi
presentarti nella parata mattutina e chiedessi loro di giurare fedelt a Britannico, immagino che il loro
esempio sarebbe seguto dalla maggior parte delle restanti unit di pretoriani. Come minimo, questo
atto seminerebbe confusione, e i legionari avrebbero modo di conquistare la citt. Dopodich,
entreremo nel palazzo, deporremo Nerone e arresteremo lui, sua madre, Pallante, Seneca e Burro.
Proclameremo Britannico il vero erede di Claudio e lo presenteremo al Senato. A quel punto, ci
saranno molti pi sostenitori della mozione di Sempronio. Puntare una spada alla gola di un senatore 
molto pi efficace di un discorso costruito secondo tutte le regole della retorica. Immagino di s.
Catone accenn un sorriso. Comunque, non credo che il mio ruolo sia fondamentale per il successo
del vostro piano. Avete gi la Sesta legione dalla vostra parte. Ma non ci servir a molto, se non
riusciremo a controllare le porte della citt, assicurandoci che la legione possa entrare a Roma. Per
questo abbiamo bisogno di controllare anche i pretoriani, o almeno un numero sufficiente di loro per
permettere alla Sesta di entrare nella capitale. E poi, se riuscirai a convincerli, potremmo ottenere il
controllo della citt senza spargimenti di sangue. Potresti salvare molte vite, Catone. Ma non Nerone
e i suoi, giusto?. Domizia sospir. Non possiamo permettere che vivano. Altrimenti, ci troveremmo a
rischiare che facciano ci che stiamo facendo noi adesso. Saranno arrestati, e diremo che saranno
mandati in esilio a Capri. Ma non raggiungeranno mai l'isola. Quando si sapr del loro destino,
tuttavia, Britannico avr cementato gi il suo potere, e nessuno a Roma avr il fegato di opporsi al
nuovo regime. Quanto al resto dell'Impero, le legioni e i loro comandanti accetteranno il nuovo
imperatore, o comunque non sar difficile comprare il loro favore. Catone consider tutto il discorso.
Sembrate aver pensato a tutto. Ci abbiamo provato. Come ho detto, sono anni che prepariamo con
attenzione tutto questo. E per dimostrartelo, voglio che tu conosca una delle figure fondamentali dietro
al nostro piano. Torno tra un attimo. Domizia usc dalla stanza, e lo sguardo di Catone torn alla
finestra. All'esterno, il cielo era limpido e ogni tanto un'allodola passava in volo. Sent il suono di passi
e voci in lontananza, mentre aspettava, e cap di essere stato portato in un'ala della casa di Domizia e
Vespasiano che non veniva spesso utilizzata. In fondo, era piuttosto ovvio. Gli schiavi spettegolavano
come chiunque altro, a Roma, e la sua presenza sarebbe ben presto stata scoperta, se fosse stato ospitato
nella parte principale della casa. Si rese conto di nuovo del dolore delle ustioni e fece una smorfia,
mentre il bruciore si intensificava. Allung le membra e si rimise a sedere. A parte le ustioni, il dolore
alla gola e l'irritazione ai polmoni, era in buone condizioni. Pi che in grado di portare avanti le
richieste che Domizia e i suoi compagni gli avevano fatto, se avesse deciso di far parte del loro
complotto. Alla fine, sent dei passi. Quelli leggeri dei sandali di Domizia, e quelli pi pesanti di un
uomo. Delle ombre comparvero nel corridoio fuori dalla stanza, e poi Domizia si present sulla soglia.
Eccoti, Catone. Ti presento un vecchio amico. Si scost, e una figura snella usc dal corridoio poco
illuminato, mostrandosi alla luce del sole che entrava dalla finestra. Salve, Catone. Catone prov
insieme un forte sgomento e la fredda consapevolezza di non doversi affatto stupire, considerando ci
che sapeva di quell'uomo. Pensavo fossi morto, Narciso.
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Capitolo 24.
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Macrone si guard intorno un'ultima volta, per assicurarsi di non essere seguto. Era pomeriggio, e gli
ultimi raggi del sole al tramonto sfioravano gli edifici pi alti, avvolgendoli in una luce calda. Ma tutto
il resto era in ombra, e una fredda tonalit bluastra sembrava colorare l'aria nelle strade. L'ingresso del
cortile sul retro delle terme era un vicolo tranquillo, e a parte Macrone, c'era soltanto qualche altra
persona che si affrettava lungo la via. Nessuno sembrava prestargli attenzione, e nessuno indugi sulla
strada. Annu tra s e s, prima di entrare nel cortile. C'era un vecchio schiavo che doveva tenere
d'occhio il fuoco sotto alle terme per mantenere in caldo il sistema di ipocausto per i clienti. Come
sempre, Macrone gli offr un sesterzio per badare ai fatti suoi. Grazie, padrone, disse il vecchio,
sfiorandosi la fronte con la moneta. Hai visto il mio amico?, domand Macrone. Non dall'ultima
volta che me l'hai chiesto. Ah, no?. Macrone aggrott la fronte. Non aveva pi notizie di Catone da
diversi giorni, sebbene gli avesse lasciato il segnale e lo avesse atteso nella sala del vapore, come
d'accordo. E anche se Macrone sapeva che il suo amico era in grado di badare a se stesso, iniziava a
essere preoccupato. Se fosse stato seguto, ucciso e fatto sparire, Macrone non l'avrebbe mai saputo. Si
afferr alla speranza che, se l'avessero trovato, sarebbe stato pi utile da vivo che da morto a Pallante,
e cerc di consolarsi al pensiero che l'attuale sparizione dell'amico non fosse per forza un male.
Sospir e riport l'attenzione sullo schiavo. Se dovessi vederlo, digli che deve mettersi subito in
contatto con me. Intesi? S, padrone. E per quanto riguarda l'altro uomo? L'altro uomo?.
Macrone sent una stretta allo stomaco. Quale altro uomo?. Lo schiavo sorrise e si tocc il naso.
Questo ti coster, padrone. Macrone sospir e digrign i denti. Poi si fece avanti e afferr l'uomo per
i capelli radi, spingendolo con forza verso il muro accanto alle porte aperte del forno dell'ipocausto.
Con la mano libera sguain il pugnale e lo punt contro la morbida carne sotto al mento dello schiavo.
Una goccia di sangue usc e scivol lungo la lama dell'arma. Il calore del forno invest le gambe di
entrambi. Non provare a fare il furbo con me, inutile pezzo di merda. Ti ho chiesto, quale altro uomo?
Parla, o ci sar un odore spiacevole di carne arrosto, oggi, nelle terme. C'era u-un uomo che 
venuto qui dopo di te, qualche giorno fa, si affrett a rispondere lo schiavo. Ha detto che ti
conosceva e che forse avevi lasciato qualcosa per lui. Gli ho detto che non ne sapevo niente, ma che
lasciavi dei segni sul muro. Macrone sibil di rabbia. Gli hai detto questo? Sono solo lettere di
gesso, signore, gemette lo schiavo. Non pensavo ci fosse niente di male a dirglielo. E invece hai
fatto molto male, vecchio sciocco. Immagino che ti abbia pagato per l'informazione. Lo schiavo
abbass lo sguardo, e Macrone gli pieg di lato la testa e lo gett al suolo, prima di puntargli il pugnale
contro la faccia. Se quest'uomo dovesse tornare, non devi dirgli nulla. Devi negare di avermi visto
qui, o di aver visto il mio amico. E poi lo seguirai e vedrai dove va. E me lo dirai, la prossima volta che
verr qui. Hai capito? Ma, signore, io devo badare al fuoco. Se faccio ci che vuoi tu e il padrone
delle terme se ne accorge, mi far frustare. Questo  l'ultimo dei tuoi problemi, amico mio. Se provi
ancora a fregarmi, finirai con questo coltello nelle budella. Ma se scoprirai dove vive quest'uomo, ti
ricompenser.  chiaro? S-s, signore!. Adesso dimmi che aspetto aveva quest'uomo. Lo schiavo
ci pens su per un attimo. Era alto, con occhi e capelli scuri e la barba. Indossava una tunica marrone
e un mantello, e stivali militari. Un soldato?. Lo schiavo si strinse nelle spalle. Non saprei dirlo
con certezza, signore. Macrone sbuff e rinfoder il pugnale. Ora hai i tuoi ordini. Fai come ti dico,
se hai a cuore la vita. E ora torna al lavoro. Si gir e and alla tettoia, mentre lo schiavo si rialzava in
piedi, massaggiandosi la testa dove Macrone l'aveva afferrato per i capelli. Chinandosi sotto le tegole,
il centurione controll il punto in cui lui e Catone avevano in precedenza lasciato i segnali. C'era la sua
m di due giorni prima, ma nient'altro. Si batt una coscia per la frustrazione e torn al centro del
cortile, dove rest a pensare, mentre lo schiavo tornava al lavoro, lanciando sguardi ansiosi in direzione
del centurione, mentre gettava nel forno altri ciocchi di legno. Macrone era sconvolto all'idea che
qualcuno l'avesse seguto per giorni senza che lui se ne accorgesse. O l'uomo che aveva pagato lo
schiavo, o qualche suo compagno. O forse avevano seguto Catone fin l. Si sent ancora pi allarmato
per la sicurezza del suo amico. Forse Pallante l'aveva gi catturato e si stava preparando a farlo
giustiziare. Se era cos, Macrone doveva rintracciare in qualche modo Prisco, e costringerlo a
confessare l'assassinio del senatore Granico. Carico di decisione, usc dal cortile e raggiunse la strada.
Consapevole di quello che aveva scoperto, procedette lungo un percorso contorto, fermandosi di tanto
in tanto e tornando indietro due volte per capire se qualcuno lo stesse seguendo. Ma non vide alcuna
traccia di eventuali inseguitori, quindi riprese la solita direzione e torn all'accampamento dei
pretoriani, puntando subito verso le caserme della Seconda coorte. Ora che ne era lui il comandante in
carica, dopo la scomparsa di Catone, aveva ulteriori compiti da svolgere, e ben poco tempo per cercare
Prisco. O per stare con Petronella. Doveva rimediare a quella situazione prima possibile, consider,
prima che il suo affetto per lui cominciasse a raffreddarsi. L'optio Metello si alz dalla scrivania e gli
rivolse il saluto, quando Macrone entr nell'ufficio. Riposo, gli ordin, sfilandosi il mantello e
appendendolo dietro la porta. Tutto in ordine, presumo. Metello annu. L'elenco dei turni 
aggiornato. L'ultimo testamento degli uomini caduti in Spagna  stato archiviato nel tempio di Giove.
Mi  stato riferito che la coorte ricever il primo gruppo di nuove reclute e soldati trasferito entro la
fine di gennaio. Non saremo al pieno delle forze, ma quasi. La brutta notizia  che tutte le licenze sono
state cancellate. E questo non  piaciuto molto ad alcuni dei ragazzi, signore. Lo immagino.
Macrone prov dispiacere per coloro che avevano sperato di lasciare la capitale per un mese o gi di l
per fare visita alla famiglia nelle altre citt o nelle campagne della penisola italiana, ma le tensioni
sempre pi forti a Roma tra i sostenitori di Nerone e quelli di Britannico richiedevano la presenza di
ogni soldato disponibile. Si sa niente, dai tuoi amici del quartier generale, riguardo a un nuovo
comandante della coorte?. Metello scosse la testa. A quanto pare, Burro sta facendo fatica a trovare
un sostituto, signore. Credimi, nessuno pu sostituire il prefetto Catone. Men che meno un idiota
diventato direttamente tribuno solo perch suo padre ha amici nel palazzo imperiale. Metello annu,
convinto. Entrambi conoscevano bene il nepotismo rampante all'interno della guardia pretoriana, a
ogni livello. I soldati che erano stati trasferiti l dalle legioni non si sforzavano neanche di nascondere il
disprezzo che provavano per i compagni che erano entrati direttamente nella guardia. Il fatto che gli
uomini si riferissero ancora a Catone con il suo precedente grado di prefetto di una coorte ausiliaria,
invece che con l'attuale di tribuno faceva comprendere il rispetto che provavano nei suoi confronti.
Ebbene, speriamo che sia scagionato presto e possa tornare in servizio. Per come si stanno mettendo le
cose, avremo bisogno di lui. S, signore. Macrone si sedette a un'altra scrivania. Hai altro da
riferirmi? S, signore. La lista delle punizioni. Metello prese una tavoletta. Due uomini trovati
ubriachi mentre erano in servizio, due accuse di insubordinazione contro gli ufficiali da altre coorti, e
otto uomini accusati di aver scatenato una rissa nelle caserme. Lasciami indovinare, si tratta dei
pagamenti extra, o della mancanza degli stessi. C'era ancora una tensione palpabile tra gli uomini che
avevano ricevuto il premio in denaro dal nuovo imperatore e quelli che invece lo stavano ancora
aspettando. Le discussioni erano frequenti, e spesso anche le risse, tra le diverse coorti. Temo di s,
signore. Metello esit, prima di offrire la sua opinione in merito. Se il palazzo non risolve al pi
presto la faccenda, le cose peggioreranno sempre di pi, in questo senso. E non fa bene n alla
disciplina n al morale, signore. Lo so. Speriamo che Nerone trovi un magico baule pieno di monete
al pi presto e offra ai ragazzi il denaro che ha promesso loro. Se pu permettersi i banchetti lussuosi
che ha offerto di recente, pu anche permettersi di trovare le monete per i suoi soldati, dannazione.
Macrone fece una pausa e lanci un'occhiata attenta all'optio. E che quest'ultimo commento resti tra
noi due. Certo, signore. C' un'altra cosa, continu Macrone, fingendo indifferenza. La
faccenda di quella guardia a cui ho fatto rapporto per insubordinazione. Quell'uomo che si fa chiamare
Prisco. Hai scoperto a quale coorte appartiene? S, signore. Ho parlato con il quartier generale, e
sembra che appartenga alla Quarta. O almeno, vi apparteneva. Vi apparteneva?  sparito senza
avere licenze pi di un mese fa, signore. Sembra che abbia lottato contro uno dei suoi compagni,
uccidendolo. Da allora, non  pi tornato alle caserme, e nessuno l'ha pi visto. La cosa strana  che
non  stato ancora accusato di nulla. Macrone non riusc a nascondere la sorpresa. Cosa? Dopo un
intero mese? S, signore. Me ne sono assicurato. Non avevo mai sentito niente di simile. Nelle
legioni non sarebbe mai accaduta una cosa del genere, e neanche nella pi negligente delle coorti
ausiliarie dell'esercito, se  per questo. Poco ma sicuro. E allora, che sta succedendo? Perch Prisco
non  stato accusato? Sembrerebbe che il suo tribuno non abbia avuto il tempo di firmare l'accusa.
Stronzate. Ci deve essere un altro motivo. Metello schiocc la lingua. Se c', non ne so niente, e
neanche i miei amici al quartier generale. Mi spiace, signore. Vorrei poter essere di maggiore aiuto.
Ah, hai fatto ci che potevi, ragazzo. Chi  il tribuno della Quarta, a proposito? Ecco, signore
qualcuno direbbe che il mondo  piccolo. Macrone gli lanci un'occhiataccia. Dimmelo e basta. 
Cristo. Quando  successo?. Macrone si pieg in avanti. Pensavo fosse in licenza. A quanto
sembra, non lo .  stato trasferito alla Quarta come tribuno temporaneo dopo che la carica di prefetto
della nostra coorte  diventata permanente. L'attuale comandante della Quarta  un compagno di
bevute di Nerone. Non si trova quasi mai in caserma e di certo non ha alcun interesse nei suoi uomini.
Quindi Cristo ha ottenuto la carica, e, se vuoi la mia opinione, non  tanto meglio, considerando che
non ha fatto nulla riguardo a Prisco, signore. D'accordo, allora. Ci parler di persona, appena ne avr
occasione. Era ormai sera, quando Macrone concluse il lavoro sui rapporti disciplinari e controll
gli uomini del primo turno di guardia. Fece sapere a Metello che stava andando a casa del senatore
Sempronio e torn indietro per le strade buie, ripensando al mancato appuntamento con Catone alle
terme, all'identit dell'uomo comparso nel cortile dove si erano scambiati i segnali, e al fatto che il
tribuno Cristo non avesse fatto nulla contro Prisco, che, secondo il regolamento, era a tutti gli effetti un
disertore. Si sent crescere dentro la disperazione, al pensiero che Prisco fosse scomparso, rendendo
ancora pi difficile dimostrare l'innocenza di Catone. Mentre procedeva lungo le strade, immerso nei
propri pensieri, continu a controllare di non essere seguito. Non che facesse alcuna differenza, perch
il fatto che tornasse ogni sera al suo alloggio non ufficiale a casa del senatore era ormai parte della sua
quotidiana routine. In ogni caso, voleva scoprire chi lo stesse seguendo, e per ordine di chi. Quando
raggiunse la casa, il portiere era in attesa sui gradini dell'ingresso e si alz di scatto al vederlo
avvicinarsi. Grazie agli di, padrone ti prego, vieni subito!. Cosa  successo?, domand
Macrone, seguendo l'uomo all'interno. In cucina, signore. Petronella ti aspetta. Petronella? Che ci
fa qui a Roma? Non me l'ha detto, signore. Macrone lasci il mantello al portiere e si affrett ad
attraversare la casa verso l'ala di servizio. La porta della cucina era socchiusa, e sent un dialogo
soffocato e dei singhiozzi, mentre si avvicinava. Apr la porta ed entr nell'ampia stanza, la cui parete
di fronte era piena di forni e griglie per quando il senatore organizzava grandi banchetti. Quella sera,
per, c'era un solo fuoco acceso, e l di fronte, sedute su degli sgabelli, c'erano Petronella e altre due
persone che gli davano le spalle: un uomo e una donna. Petronella si alz nel momento stesso in cui lo
vide, con il viso carico d'ansia. Gli altri si girarono a guardare, e a Macrone ci volle qualche istante per
riconoscerli, nella luce fioca della stanza. La testa dell'uomo era fasciata, e aveva il volto pieno di
lividi. Ma la donna era senza dubbio la sorella di Petronella, e l'uomo era suo marito. Macrone.
Petronella gli corse incontro e gli prese le mani. Lucio qualcuno lo ha rapito.
...
.
...
Capitolo 25.
...
.
...
Rapito?, ringhi Macrone. Spiegati meglio. Petronella fu sorpresa dal suo sguardo gelido e si
ritrasse, lasciando la presa sulle sue mani. Lui la prese per un braccio e la condusse dagli altri,
facendola sedere sullo sgabello e mettendosi davanti a loro. Si scambiarono degli sguardi, mentre
Macrone li osservava con attenzione. Dimmi cosa  successo, Petronella. Lei serr le mani in
grembo e cominci:  successo ieri, al tramonto. Stavamo per metterci a tavola quando qualcuno ha
bussato alla porta. Mario  andato ad aprire. Mario? Allora sar meglio che sia lui a spiegarsi.
Macrone port gli occhi attenti sull'uomo. Allora? Cosa  successo? Mario si schiar la gola,
nervoso, e fece del suo meglio per sostenere lo sguardo di Macrone. C'era un uomo con un carro,
all'esterno. Ha detto che erano stati attaccati dai briganti e che il suo amico era ferito e aveva bisogno
d'aiuto per tirarlo gi dal carro. Sono andato con lui fuori dal cancello, ed  stato in quel momento che
gli altri mi hanno aggredito. Mi hanno buttato a terra e preso a calci, e poi mi hanno puntato un coltello
alla gola e mi hanno chiesto chi ci fosse in casa. Io gliel'ho detto. Ebbe un sussulto angosciato. Che
altro avrei potuto fare?. Macrone non rispose, e Mario fu costretto a continuare. Mi hanno tirato su,
bloccandomi le braccia dietro la schiena e continuando a tenermi il coltello alla gola, mentre tornavamo
verso la casa. Ho visto Lucilla sulla porta. Ha urlato appena ha visto cosa stava succedendo, ma prima
che potesse fare qualcosa, il primo di loro l'ha spinta via ed  entrato. Quando sono stato portato in
cucina, aveva gi sguainato una spada e gli altri erano in un angolo. Ha chiesto se ci fosse qualcun altro
in casa. Gli ho detto di no. Poi ha chiesto se Lucio fosse il figlio del prefetto Catone. Gli ho detto che
era mio nipote. E lui mi ha picchiato con il piatto della spada. Indic la benda intorno alla testa, e
Macrone not una grossa macchia scura nella stoffa. Poi ha minacciato Lucilla con la spada, ma lei
era troppo terrorizzata per parlare. Macrone si rivolse a Petronella.  andata cos?. Lei annu.
Stavo cercando di proteggere Lucio, ed  stato lui a parlare per primo. Ha detto di essere il figlio di
Catone, senza la minima paura. E ha detto a quegli uomini di andarsene prima di trovarsi davanti suo
padre. Un triste sorriso le sfior per un attimo le labbra. Quel povero piccino non capiva cosa stesse
succedendo. Se  il figlio di suo padre, aveva capito benissimo, dichiar Catone. Va' avanti. Il
capo di quegli uomini l'ha preso. Ho cercato di impedirglielo, ma mi ha colpito allo stomaco. Non
riuscivo neanche a respirare. Poi hanno gettato Mario sul pavimento. Sanguinava molto dalla ferita alla
testa. L'uomo ci ha detto di restare dove eravamo e che ci avrebbero ucciso se avessimo tentato di
seguirli. Se ne sono andati con Lucio. Quando sono spariti, io e Lucilla ci siamo occupate di Mario, io
ho preparato il suo carro e siamo venuti subito a Roma. Dovevo farti sapere quello che era successo
prima possibile. Macrone ci pens su per un attimo e annu. Hai fatto bene E quegli uomini che
hanno rapito il bambino? Ne hai riconosciuto qualcuno, per caso? No. E voi?. Mario e sua
moglie si scambiarono uno sguardo e scossero la testa. Mai visti prima. Che aspetto avevano? C'era
qualche segno particolare? Cicatrici, tatuaggi, forse?. Petronella si torse le mani. Erano soltanto degli
uomini, Macrone. Come qualsiasi altro per le strade di Roma. Ed  successo tutto cos in fretta. Sono
andati via prima che potessi pensare con lucidit. Macrone sbuff, impaziente, frustrato dalla loro
incapacit. Ma erano dei civili, ricord a se stesso. L'effetto sorpresa e le reazioni rapide erano pi la
sua specialit. Ma c'era qualcosa che non tornava, riguardo a quella situazione. Aveva preso tutte le
precauzioni possibili per non essere seguto, quando lui, Petronella e il bambino avevano lasciato
Roma. Fiss Mario con decisione. Mi sto domandando come siano capitati proprio nella tua fattoria, e
come facessero a sapere che il bambino era l. Ci volle solo un attimo perch Mario capisse in che
direzione stessero andando i pensieri del centurione, e si raddrizz di scatto. Un momento, non puoi
pensare che io l'abbia detto a qualcuno.  proprio quello che sto pensando, invece. Sto considerando
che tentazione potrebbe essere quella di approfittare della ricompensa offerta per eventuali
informazioni che conducano all'arresto di Catone. E ora che suo figlio  stato catturato, potrebbe essere
costretto a consegnarsi. Pallante potrebbe aver offerto parecchio denaro per questo. Ebbene? In nome
di Giove, ti ho dato la mia parola che ci saremmo presi cura del bambino. Non sarebbe la prima volta
che qualcuno mi d la sua parola per poi rimangiarsela. E non  mai vissuto abbastanza a lungo per
pentirsi del suo errore. Ora basta!, esclam Petronella, in tono secco. Affiderei la vita a mia
sorella, e anche a Mario. Non tradirebbero mai Lucio, proprio come me. Poi punt l'indice contro
Macrone. O forse non ti fidi neanche di me?. Macrone serr per un attimo le labbra. Mi fido di te.
Ma secondo la mia esperienza, basta passare abbastanza tempo a Roma per scoprire che non c' quasi
nessuno che non sia pronto a voltarti le spalle per il giusto prezzo L'hai gi detto a qualcuno? Al
senatore Sempronio? Niente affatto. Non so neanche come abbia reagito quando ha scoperto che io e
Lucio eravamo andati via. Macrone ricord la sera in cui aveva parlato con il senatore della necessit
di portare Lucio in un luogo sicuro mentre suo padre era ricercato. Sempronio non era quasi riuscito a
trattenere la rabbia, ma aveva ammesso che Catone aveva ragione a preoccuparsi per suo figlio, e
Macrone a volerlo allontanare da Roma. Ma ora il bambino era stato rapito con la forza Macrone si
schiar la gola, imbarazzato, prima di rispondere: Sar meglio che gli parli dell'accaduto, allora. Nel
frattempo, voi tre restate qui. Non dite a nessuno di Lucio e non fatevi vedere. Mario si agit. E la
fattoria? Non possiamo lasciarla cos. Se fossi in te, ci penserei due volte prima di tornare l, almeno
per un po'. Se Lucio  nelle mani dell'uomo che ritengo responsabile della sua cattura, dovresti sapere
che non  il tipo da lasciare situazioni pendenti. Hai visto in faccia gli uomini che ha usato per il
rapimento.  un miracolo che non vi abbiano ucciso subito. La scelta  tua, ma al tuo posto mi
assicurerei di avere sempre una buona lama al fianco, d'ora in poi. Macrone si massaggi la fronte ed
esal un lungo e basso sospiro. Bene, sar meglio che vada a parlare con il senatore. Giove solo sa
come reagir a questa notizia. Non  una situazione accettabile, centurione, disse infine Sempronio,
costringendosi a mantenere un tono calmo. Prima mio nipote viene portato via dalla mia casa senza il
mio consenso. Poi non mi dici nulla del tentativo fatto da te e da mio genero di scoprire i veri colpevoli
dietro la morte del senatore Granico, e ora questo. Voi due non avete pensato che avrei potuto aiutarvi
nella vostra ricerca della giustizia? Catone ha pensato che fosse meglio non coinvolgerti, signore.
Che meno avessi saputo e meglio sarebbe stato, per la tua sicurezza. Ah, davvero? O forse tu e
Catone non mi ritenevate degno della vostra fiducia? Signore, lui temeva di metterti in una
situazione rischiosa. Siamo tutti in una situazione rischiosa, di questi tempi, sia che siamo degli
innocenti osservatori, sia che siamo veri e propri cospiratori. Sempronio prese un profondo respiro.
In ogni caso, ora dobbiamo concentrarci sul ritrovare Lucio e salvarlo. S, signore. Assolutamente,
concord Macrone con forza, lieto di essere passato a un argomento meno contestabile. Il senatore si
appoggi allo schienale della sedia e guard oltre Macrone, verso le mensole piene di pergamene e
papiri che coprivano la parete dello studio dietro al centurione. Per quanto la notizia del rapimento
possa essere fastidiosa, potremmo trarne anche un minimo conforto. Prego, signore?. Sempronio
torn a guardare Macrone. Pensaci, centurione. Perch rapire il bambino, se non per mettere pressione
su suo padre? Questo, almeno, ci dimostra che Pallante non  riuscito a catturare Catone. Non ancora,
almeno. Puoi trarre un minimo di conforto da questo fatto, anche se non hai sue notizie da qualche
giorno, come hai detto. S, immagino di s, rispose Macrone, incerto. E poi c' il fatto che la balia
di Lucio e gli altri sono stati lasciati in vita.  stato un atto deliberato, questo. Chiunque l'abbia fatto,
voleva assicurarsi che tornassero subito qui e ti facessero sapere l'accaduto prima possibile. E l'unico
motivo per cui possono averlo fatto  perch si aspettano che tu lo faccia sapere a Catone. Dovresti
evitare di tentare di incontrarlo ancora per un po', in caso stiano aspettando di seguirti e che tu li
conduca a lui. Anche se riuscissi a evitare di essere seguto, Catone vorrebbe proteggere Lucio e
potrebbe decidere di barattare la sua vita per quella di mio nipote. In ogni caso, riuscirebbero ad
arrivare a lui  una mossa astuta. Questo va riconosciuto a Pallante.  una mossa molto astuta.
Troppo astuta per i miei gusti, signore. Quel bastardo  pi viscido della pancia di un fottuto serpente.
E il modo migliore per affrontare un serpente  tagliargli la testa. Sempronio inarc le sopracciglia, al
tono brutale della voce di Macrone, prima di replicare: Oppure lo si aggira con cautela e lo si fa
strisciare via per la sua strada, per poi attaccarlo quando non si cura pi di te. E allora potrai tagliargli
la testa. Macrone consider quelle parole per un attimo, poi si strinse nelle spalle. In ogni caso, quel
bastardo perder la testa. E questa  l'unica cosa che conta, per me. Be', s. Comprendo quanto sia
importante per te. Non penso tu possa capire quanto, in realt. Sempronio intrecci le dita e vi pos
sopra il mento per un po', poi annu, come se avesse preso una decisione. Dovremo offrire protezione
alla balia del bambino e agli altri, per adesso. Ora che sono serviti allo scopo, temo che Pallante
potrebbe sentirsi libero di eliminarli. Non credo sia sicuro, per loro, tornare alla fattoria. Immagino
di no, signore. E grazie. Sempronio sembr considerare la situazione per un attimo, prima di
riprendere: Devi restare qui per un'ora o poco pi. C' una persona con cui devo parlare di questa
faccenda. Una persona di cui entrambi possiamo fidarci, hai la mia parola in merito. Non ci metter
molto. Si alz di scatto da dietro la scrivania e usc dallo studio. Macrone ascolt i suoi passi
allontanarsi nel corridoio e si lasci cadere su un divano sotto alle mensole, lasciandosi sfuggire un
sospiro esasperato. Preg tutti gli di che il senatore avesse ragione e che il rapimento di Lucio fosse la
prova che Catone non era ancora stato catturato. Ma con il bambino nelle mani del nemico, era solo una
questione di tempo, prima che il liberto imperiale lo usasse come esca per attirare Catone in una
trappola. E a quel punto, sarebbe stato come morto, e il destino dello stesso Lucio sarebbe stato incerto.
Quell'idea bast a gelargli il sangue nelle vene, e rimase l seduto a rimuginare mentre attendeva il
ritorno di Sempronio. Il buio era calato sulla citt, quando il senatore torn; Macrone calcol che
poteva essere la terza ora della notte. La porta dello studio si apr, e Sempronio si ferm sulla soglia.
Macrone fu sorpreso di vederlo portare una spada, il cui fodero gli pendeva da una tracolla. Prima che
potesse dire qualcosa, il senatore gli fece un cenno. Vieni con me. Non attese risposte, si gir e
avanz nel corridoio verso il retro della casa. Macrone si affrett a seguirlo, e attraversarono il giardino
fino al cortile chiuso che ospitava gli alloggi degli schiavi, i magazzini e le scuderie. Una lettiga era in
attesa accanto al cancello, con i portatori e una piccola scorta di schiavi armati di mazze e torce, che
accesero non appena videro il padrone avvicinarsi. Petronella era l accanto, con due semplici mantelli
marroni ripiegati su un braccio. Chin il capo e tese il primo a Sempronio, per poi consegnare il
secondo a Macrone. Indossalo e sali sulla lettiga, ordin il senatore. Macrone si gett il mantello
sulle spalle e Petronella gli si avvicin per chiuderglielo con una spilla. Lo guard con ansia, per poi
prendergli il viso tra le mani e attirarlo verso di s per un bacio sulle labbra. Fa' attenzione, amore
mio. Saranno quelli che oseranno mettersi contro di me a dover fare attenzione, rimarc Macrone
con un sogghigno forzato. Me la caver. Sal sulla lettiga e si sedette di fronte a Sempronio, mentre
lui ordinava: Andiamo!. La lettiga ondeggi, sollevata dai portatori e trasportata verso il cancello.
Attraverso le pieghe pesanti delle tende, Macrone sent i cardini cigolare mentre le porte venivano
aperte. Poi la piccola processione usc in strada. Non metterti troppo comodo, lo avvert Sempronio,
posando una mano sul pomo della spada. Stai pronto a muoverti al mio comando. Che sta
succedendo, signore? Saprai tutto a tempo debito. Per il momento, fa' quello che ti dico senza
chiedere niente. Siamo intesi?. Macrone esit, senza capire cosa stesse accadendo. Non gli piaceva,
come non gli era piaciuto quasi niente di ci che era accaduto da quando lui e Catone erano tornati a
Roma. Sempronio not la sua espressione e si chin in avanti. Ti fidi di me, centurione?. Macrone si
morse un labbro. Tu sei un brav'uomo, signore. Ma sono stanco dei politici di Roma. In ogni caso,
Catone si fida di te, e tanto mi basta. Sempronio lo osserv con severit alla luce fioca della torcia
accesa accanto alla lettiga. D'accordo, dunque. Fa' quello che ti dico per il bene di Catone. La lettiga
procedette lungo la strada e svolt su un viale pi ampio, mentre le ombre dei passanti scivolavano
lungo le pieghe delle cortine. Rallent raggiungendo un incrocio, e una voce all'esterno borbott: Stai
pronto, padrone. Sempronio si copr la testa con il cappuccio del mantello e sollev le ginocchia.
Mentre la lettiga girava a destra, la cortina fu tirata indietro e tenuta aperta, e lui spost gli stivali e
salt fuori. Davanti a lui c'era una porta aperta e il senatore vi si lanci dentro in tutta fretta, seguto da
Macrone. Guardandosi alle spalle, il centurione vide uno degli schiavi di scorta far ricadere la tenda al
suo posto, mentre la lettiga procedeva avanti. Non appena Macrone fu entrato, la porta gli si richiuse
alle spalle e fu sbarrata da un chiavistello. Alla luce di alcune candele posate su una mensola, il
centurione not di essere all'interno di una panetteria. Sulle pareti laterali si trovavano file di vassoi
con pagnotte, filoni di pane e pasticcini. L'uomo che aveva chiuso la porta mantenne il viso vicino alla
griglia e controll la strada, mentre Sempronio attirava l'attenzione di Macrone, portandosi un dito alle
labbra. Macrone annu e torn a osservare il loro ospite. Era tarchiato e portava un berretto sulla testa. I
lacci di un grembiule gli pendevano dalle reni. Rimasero immobili per un po', prima che il panettiere
allungasse appena il collo per osservare qualcosa che passava di fronte al negozio chiuso. Guard
un'ultima volta, poi chiuse la finestrella sulla porta e si gir. A quanto pare, avevi ragione, signore. Ce
n'erano due e seguivano la lettiga. Non c' alcun dubbio, in merito. Sempronio lanci uno sguardo a
Macrone. Ora capisci perch sto prendendo certe precauzioni. Con tutto il rispetto, signore, non ho
ancora idea di cosa stia succedendo. Dobbiamo andare a casa di un mio amico, ed  molto
importante che non ci seguano l. Con un po' di fortuna, ci vorr del tempo, prima che chi ci segue
capisca che la lettiga procede a caso lungo i vicoli di Roma. Nel frattempo, Mattia, qui,  uno dei miei
clienti. Era uno schiavo, prima che lo liberassi, molti anni fa, e lo aiutassi a mettere su la sua attivit.
E ti ringrazio per questo, padrone. Sempronio agit una mano con noncuranza. Sar meglio uscire
da un'altra porta, per sicurezza. Certo. Seguitemi. Mattia li condusse oltre una porta in fondo a un
magazzino pieno di grossi vasi di farina, semi e altri ingredienti, e poi in un cortile. C'erano tre grossi
forni in fila, con gli sportelli aperti e il lucore delle braci morenti all'interno. Poi superarono un'altra
porta che portava nella casa del panettiere, sorprendendo sua moglie nell'atto di allattare un neonato,
mentre altri tre bambini giocavano rumorosamente in un letto condiviso. Si fermarono appena a
scrutare gli sconosciuti di passaggio, e Macrone li salut con un rapido occhiolino, mentre Mattia li
accompagnava a un'altra porta in fondo a un breve corridoio. Questa d sulla strada degli argentieri.
Girate a sinistra all'incrocio e poi a destra. Il resto della strada lo conosci, padrone. Sempronio gli
batt una pacca sulla spalla. Grazie. Il panettiere apr la porta con cautela, dopo aver sbloccato il
chiavistello, e guard con attenzione da una parte e dall'altra. Tutto libero. Macrone segu il senatore
in strada e si affrettarono ad allontanarsi, mentre la porta si chiudeva dietro di loro. Era ansioso di
scoprire cosa stesse succedendo, ma al tempo stesso non voleva fare domande al suo superiore.
Sempronio procedette gi fino al Tevere, che scorreva sotto la luce cupa di una falce di luna. Sull'altra
riva, risalirono una strada che si arrampicava sul Gianicolo. A quel punto, Macrone aveva compreso la
loro destinazione, da una conversazione avuta con Catone diversi giorni prima. Entrarono dal retro
della propriet di Vespasiano e furono scortati oltre gli alloggi degli schiavi e nell'abitazione vera e
propria da un vecchio servitore che, come spieg Sempronio, non poteva parlare, perch un suo
precedente padrone gli aveva fatto tagliare la lingua quando era solo un bambino. Alcuni pagano la
discrezione a caro prezzo, soggiunse il senatore. Macrone annu, con un accenno di compassione. Lo
vedo. Sempronio gli lanci un'occhiata. Intendevo dire che  costato molto a Domizia. Oh.
Raggiunsero un colonnato di fronte al giardino e si avvicinarono a una grossa porta che conduceva a
una sala interna, illuminata da numerose lampade a olio e candele. Alcuni uomini se ne stavano
semidistesi o seduti su triclini disposti intorno a un basso tavolo su cui si trovavano alcune preziose
caraffe di vetro e delle coppe, oltre a diverse tavolette di cera e a degli stili. C'era anche una donna, e
quando si gir al rumore dei passi dei nuovi arrivati, Macrone la riconobbe: era la moglie di
Vespasiano. La vide alzarsi dal triclinio per accoglierli. Mio caro Sempronio. E ci sei anche tu,
centurione Macrone.  un vero piacere, mia signora, rispose lui, chinando appena il capo. O
meglio, lo sarebbe, se avessi la minima idea del perch io sia stato condotto qui. Perch? Perch
Roma ha bisogno dell'aiuto di ogni patriota, e uno di noi ha garantito per te in questo senso. Ha detto
che se Roma ha mai avuto bisogno di un brav'uomo per salvarla, quell'uomo sei tu, Macrone.
Stronzate, se mi permetti l'espressione. Stronzate?. Domizia aggrott la fronte, ma le pass un
lampo malizioso nello sguardo, mentre continuava: Temo che tu ci abbia ingannati, riguardo alle
qualit del tuo amico, prefetto. Si fece da parte, e Macrone vide due uomini che smettevano di parlare
per girarsi a guardarlo. Sent il cuore sobbalzare per la gioia, quando vide il suo amico, sbarbato e ben
vestito, e fece per sorridere, ma l'espressione rimase congelata a met. Che io sia dannato Per quale
motivo, in nome di Ade, tu non sei morto come dovresti?. Port la mano all'elsa della spada. Potrei
sistemare la cosa in un attimo, se a nessuno dispiace. Un silenzio scioccato cal sul gruppo nella sala,
prima che Catone scuotesse la testa. Narciso lo guard e accenn un sorriso nervoso, per poi rispondere
a Macrone. Anch'io sono molto lieto di rivederti, centurione. Il fatto che io sia vivo dipende dai miei
preparativi contro la possibilit che Pallante potesse tentare di eliminarmi. A tempo debito, ho
dichiarato di essere ammalato e che avevo bisogno di riposare nella mia villa vicino Capua. Avevo uno
schiavo, l, che mi somigliava in modo notevole. Al momento giusto,  stato avvelenato e gli sono state
tagliate le vene. Una squadra di pretoriani ne ha riportato a Roma la testa, e la corruzione della carne ha
eliminato ogni problema di identificazione. Sono rimasto nascosto per qualche giorno, prima di
ritornare a Roma, sotto la protezione di Domizia, come puoi vedere. Avrei dovuto immaginare che
qualche poveraccio doveva essere morto per garantirti di continuare a vivere. Narciso si strinse nelle
spalle. Il bene di Roma richiede sacrifici da parte di tutti noi, in un modo o nell'altro. Domizia prese
a braccetto Macrone prima che potesse ribattere e lo guid a sedersi su un triclinio, con Catone tra lui e
Narciso. Ora siamo tutti dalla stessa parte, disse con calma. Non c' bisogno che ti presenti ai miei
ospiti, Macrone, visto che Catone ci ha gi detto tutto quello che dovevamo sapere di te. Davvero?.
Macrone inarc un sopracciglio. Non proprio tutto, spero. Catone rise. Sanno quanto basta per
potersi fidare di te, amico mio.  bello rivederti. Tese una mano e si strinsero l'avambraccio, prima
che Macrone accennasse agli altri. E potrei sapere chi siete voialtri? Conosco gi il senatore, e la
signora Domizia. Alcuni degli uomini lo guardarono sorpresi per la sua schiettezza, finch la loro
ospite non si schiar la gola, prendendo la parola. Tutti noi siamo leali agli ideali della Repubblica,
centurione. Perci, siamo tutti patrioti. Vogliamo mettere fine alla famiglia di imperatori che ha causato
cos tanto disonore alla gloria di Roma. E come pensate di farlo, mia signora? Deponendo Nerone,
sua madre e il loro gruppo di servi corrotti. Lo sostituiremo con Britannico, che regner mentre
lavoreremo per riportare a Roma la Repubblica. Capisco. Macrone annu con lentezza. E cosa
succeder se Britannico dovesse decidere che preferisce essere un imperatore che un semplice
cittadino? Uno degli altri presenti si gir verso di lui. Conosco Britannico da sempre. Il suo cuore 
dalla nostra parte. Ha promesso solennemente di servire la causa per cui tutti noi abbiamo giurato di
dare anche la vita, se necessario. Credo che dovresti riflettere su questo, prima di denigrare le sue
motivazioni. Macrone si rivolse a Catone. Anche tu hai prestato questo giuramento? Non ancora.
Allora forse dovresti pensarci bene, prima. Perch? Ho una notizia da darti, ragazzo. Una brutta
notizia, temo. Catone not l'espressione dispiaciuta sul volto dell'amico e immagin subito il peggio.
Lucio? Macrone annu.  stato rapito. Deve averlo preso Pallante.
...
.
...
Capitolo 26.
...
.
...
Questo  solo un motivo in pi per andare avanti con il nostro piano, decise Narciso, dopo che
Macrone ebbe raccontato all'amico i dettagli del rapimento di suo figlio. Considerando ci che
abbiamo saputo oggi. Oggi?. Sempronio si chin in avanti. Cosa  successo? C' stato un
attentato alla vita di Britannico, spieg Narciso. Qualcuno ha cercato di accoltellarlo mentre andava
al teatro, oggi pomeriggio. Se non fosse stato per il nostro uomo, intervenuto prima che l'assassino
superasse la scorta, Britannico sarebbe stato ucciso. In questo caso, il nostro piano non sarebbe servito
pi a nulla. Il principe ci serve vivo, se vogliamo deporre Nerone. Sempronio annu. Dipende tutto
dal tenere in gioco Britannico. E se Pallante gi si sente cos sicuro da attentare pubblicamente alla sua
vita, possiamo solo aspettarci che ci riprovi non appena gli si presenter l'opportunit di farlo. Non
abbiamo pi tempo. Dobbiamo agire al pi presto. E l'assassino?, domand Domizia. L'abbiamo
catturato?. Narciso scosse la testa.  morto l. Il nostro uomo  stato costretto ad agire in fretta e
fuggire prima che la scorta potesse catturarlo. Non possiamo permetterci di far arrestare un nostro
agente, e che Pallante venga a saperlo. Non perderebbe tempo a mettere all'opera i suoi torturatori, e
quelli sono in grado di piegare qualsiasi uomo, o donna, soggiunse, accennando a Domizia. Per come
sono andate le cose, siamo stati fortunati a poter bloccare l'attentato. Dov' Britannico, adesso?,
domand Sempronio.  tornato a casa di sua madre. Dovr rimanerci per un po', ora che  chiaro che
Nerone e i suoi seguaci lo vogliono morto. Il principe si  circondato di guardie del corpo germaniche.
Erano leali a suo padre e hanno giurato di proteggerlo a costo della vita. Forse, ma questo non ha
salvato Claudio, fece notare uno degli altri cospiratori, un uomo calvo e con un pesante doppio mento.
Claudio  stato avvelenato dalla moglie, senatore Sulpicio. Britannico conosce questo pericolo. E ora
sa anche che non pu avventurarsi fuori dalla sua casa senza correre rischi. Narciso si ferm a
riempire la propria coppa. E questo  un bene, per noi. Dove si trova ora  abbastanza al sicuro, ma
dobbiamo immaginare che Pallante si stia organizzando per tentare comunque di eliminarlo. Non
possiamo permetterci di attendere fino al compleanno del principe. Dobbiamo far sapere al legato
Pastino di far arrivare subito la sua legione a Roma. Ormai dovrebbero gi essere in movimento. Se la
Sesta proceder a marce forzate, potr raggiungere la citt entro i prossimi dieci giorni. Troppo
presto, obiett Sulpicio. Davvero troppo presto. Abbiamo bisogno di tempo per ottenere l'appoggio
di pi senatori possibili. Non possiamo permetterci di avere persone che mettano in discussione la
legittimit di Britannico, quando lo metteremo sul trono. Non credo che nessuno oser mettere in
discussione la cosa, intervenne Domizia, con un lieve sorriso, quando capiranno che abbiamo i
pretoriani e la Sesta legione dalla nostra parte. La minaccia dell'acciaio riesce sempre a convincere le
persone, come credo che scoprirete presto. Sempre che abbiamo l'appoggio dei pretoriani, ribatt
Sulpicio. Ed  qui che entra in gioco il nostro prefetto Catone, interloqu Narciso, rivolgendo un
rapido sorriso a Catone. Quando porter i pretoriani dalla nostra parte, niente potr pi fermarci.
Sulpicio si strinse nelle grasse spalle. Temo che non gli sar facile ottenere questo risultato, mentre 
ricercato per aver accoltellato alle spalle un rispettabile senatore, direi. Macrone reag all'istante,
risentito.  innocente. Catone non ha accoltellato alle spalle nessuno. Quella  pi la specialit di
gente come te, e delle merde come Narciso. Sulpicio si raddrizz, scuotendo la pappagorgia. Come
osi!. Macrone lo fiss con freddezza. Non ho davvero problemi a osare, credimi. Ora basta, grazie,
centurione, intervenne Narciso. Nessuno sta accusando Catone di omicidio. Sappiamo che  stato
incastrato da Pallante, e il motivo  piuttosto ovvio. Gli uomini della sua coorte lo seguirebbero anche
nell'Ade, e molti altri finirebbero per imitarli con gioia. Soprattutto se un appello agli istinti patriottici
degli uomini fosse appaiato alla promessa di un migliaio di denari per ciascuno. Sulpicio sgran gli
occhi. Mille denari?  assurdo!  il riscatto di un re. O meglio, di diversi re. Dove potremmo
trovare una somma cos ingente? Non possiamo fare promesse del genere. Cosa succeder quando i
pretoriani scopriranno che non otterranno quel premio? Gi nell'accampamento ci sono serie tensioni
tra coloro che non sono stati pagati da Nerone. Se facciamo promesse che non possiamo mantenere, ci
si rivolteranno contro non appena scopriranno la verit. Narciso sorrise. Ma invece possiamo
permetterci questa somma, mio caro senatore Sulpicio. Tu ti sei unito pi tardi alla nostra causa. Ma
noi ci stiamo preparando a quest'occasione da anni. Dal momento in cui Pallante ha convinto Claudio a
sposare sua nipote.  stato l che ho capito per la prima volta che il regno degli imperatori non era, con
tutta probabilit, la soluzione migliore per gli interessi di Roma. Ed  per questo che mi sono unito alla
causa. Abbiamo ammassato gradualmente un tesoro grande abbastanza da garantirci la fedelt di tutti i
soldati che ci servivano per ottenere i nostri scopi. Grandi sacrifici sono stati fatti da molti che ci
sostengono. Hanno offerto la loro vita e i loro beni. Hanno capito, in modo piuttosto letterale, che c'
un prezzo da pagare per riavere la Repubblica a Roma. Quindi, quando il prefetto Catone si presenter
davanti ai pretoriani e chieder loro di aiutarlo a deporre Nerone, voglio che sia pi che certo che i
soldati ottengano un premio impossibile da rifiutare, e che il nostro rivale non potrebbe mai superare.
Sulpicio ci pens su, per poi sporgere le labbra e annuire. Molto bene. Ma mille denari? Nessun
soldato ne vale tanti. Lanci un rapido sguardo a Macrone e a Catone. Senza offesa. Non c'
problema, rispose Macrone. Dopotutto, tu sei un politico, ed  facile comprarti. La lealt di un
soldato, invece, si paga con il sangue, ma questo non credo che tu possa arrivare a comprenderlo.
Ah, Macrone, ancora una volta dimostri l'acuta sensibilit della tua professione, comment Narciso.
Se solo fosse vero. Purtroppo,  fin troppo chiaro che moltissimi dei tuoi compagni si possono
comprare. I pretoriani hanno appena ricevuto un premio. Questa  l'unica differenza che c' tra loro e
gli uomini delle tue preziose legioni. Chiedilo al tuo amico. Catone era rimasto in silenzio, nel corso
dell'ultima discussione. Soprattutto perch era preoccupato per Lucio e faticava a seguire i discorsi
degli altri. Si affrett a raccogliere i pensieri. Dobbiamo considerare la faccenda da ogni angolazione.
La lealt degli uomini si pu guadagnare come comprare. Il denaro potr aiutare la vostra causa solo
fino a un certo punto. Avrete bisogno di uomini come me e Macrone, per farcela. E Narciso ha ragione.
Dobbiamo affrettarci a mettere in atto il piano. Nerone e i suoi seguaci stanno prendendo coraggio, e
Britannico ha i giorni contati. Dobbiamo agire prima possibile. Sulpicio lo osserv con attenzione. E
questo non ha nulla a che fare con la notizia che Pallante ha rapito tuo figlio?. Catone si gir verso di
lui. Per me, ha tutto a che fare con questo. Ma le nostre necessit sono le stesse, e dovresti esserne
grato. La mia unica speranza di rivedere Lucio vivo  che questo complotto funzioni e Pallante perda
ogni potere insieme a Nerone. A parte questo, non sono pi di tanto interessato a un ritorno alla
Repubblica. Questa sar una preoccupazione tua e dei tuoi amici, quando tutto sar compiuto. Per
quanto riguarda me, non ho alcun desiderio di rimanere a Roma. Trover una fattoria per crescere mio
figlio, o torner a combattere nell'esercito. Ma non far parte del regime che ci sar dopo quello di
Nerone. Un vero Cincinnato, comment Sulpicio. Apprezzo molto un eroe umile che salva Roma
e poi cede il potere nel tornare alla vita privata. Domizia batt le mani. Ora basta, Sulpicio.
Dovremmo essere grati a Catone per essere dalla nostra parte, quali che siano le sue motivazioni. Il
senatore si gratt gli strati di grasso sotto il mento. Se lo dici tu. Allora  deciso. Narciso far sapere
a Pastino di portare le sue forze a Roma quanto prima. Colpiremo nel momento in cui la legione sar
pronta a entrare in citt. Il prefetto Catone si presenter ai suoi uomini durante la parata mattutina, si
dichiarer dalla parte di Britannico e annuncer il premio che il principe promette a chi si schierer
dalla sua parte. Quando i pretoriani saranno con noi, si uniranno ai legionari e marceranno sul palazzo e
sul Senato. Una volta che Nerone e i suoi seguaci saranno arrestati, i pretoriani acclameranno
Britannico come imperatore, con il supporto del Senato, e noi avremo vinto. E cosa succeder se
Catone non riuscir a convincere i pretoriani?, domand Macrone. Anche con l'offerta del premio?
Allora dovremo affidarci ai soli legionari. Sulpicio fece una smorfia. Anche se in questo caso
dovessero combattere contro la guardia? S, esatto, interloqu Narciso. A volte  impossibile
evitare gli spargimenti di sangue. Il trucco  mantenerli al minimo indispensabile. Si guard intorno,
assicurandosi che tutti avessero ascoltato i dettagli del piano. Non c' altro da dire, per stanotte. Ci
ritroveremo non appena Pastino avr raggiunto la citt. A quel punto, faremo gli ultimi preparativi
prima di agire.  tutto chiaro?. Gli altri annuirono o borbottarono il loro assenso. Allora arrivederci.
Mentre Narciso si serviva da una ciotola di olive, Domizia accompagn gli ospiti fuori dalla sala e ne
fece uscire alcuni dalla porta sul retro, facendo comunque passare del tempo tra l'uno e l'altro, prima
che ognuno si avventurasse in strada. Il senatore Sempronio esit, restando indietro. Centurione, tu
resterai qui? Per il momento s, signore. Devo parlare con il prefetto. Molto bene. Lo far sapere
alla balia. Macrone gli rivolse un cenno di ringraziamento. Osserv il gruppetto di cospiratori che
lasciavano la sala e scosse la testa. Questa gente non ispira molta fiducia. Sono brave persone,
afferm Narciso. Credono nella causa e faranno di tutto per assicurarne il successo. Catone lo
osserv e sbuff. Brave persone? E da quando ti associ a brave persone e cause onorevoli, tu?.
Narciso si mostr offeso. Ho sempre fatto quello che era meglio per Roma. In certi momenti, questo
significa passare da una fazione all'altra.  cos che funziona, in politica.  cos che funziona quando
si cerca di stare sempre con chi vince, vorrai dire. Sospetto che questo tuo cambiamento abbia piuttosto
a che fare con la consapevolezza che stessi perdendo potere al palazzo, e dovessi trovare un modo per
riottenere la tua precedente influenza. Quando se Britannico diventer imperatore, tu tornerai a
essere il segretario imperiale, giusto? Il giovane imperatore avr bisogno dei consigli di persone pi
esperte di lui. Se verr scelto, sar onorato di servirlo. Non avevo dubbi in merito. In ogni caso,
Catone, tu non stai servendo questa causa per dei princpi onorevoli. Lo fai per salvare la vita a tuo
figlio. Quindi, non mettiamoci a discutere delle rispettive motivazioni. Se torner nel favore
dell'imperatore e otterr pi ricchezze, e tu salverai tuo figlio e tornerai nell'esercito, e Roma diventer
di nuovo una Repubblica, tutti avremo vinto. Che c' di male, in questo? Che c' di male?,
interruppe Macrone. Te lo dico io, la parte in cui tu sopravvivi a tutto questo. Saresti dovuto restare
morto. E allora chi avreste avuto a controllare gli sforzi di questi cospiratori di cui hai appena detto
di non riuscire a fidarti? Il fatto  che tutti e tre siamo indispensabili, in questa storia. Io sono la mente
e voi le braccia. Abbiamo bisogno gli uni degli altri. Soprattutto se Catone vuole rivedere suo figlio
vivo. Se non vuoi combattere per la causa, almeno combatti per questo. La causa?, sbuff Macrone.
Siete soltanto un gruppo di sciacalli rognosi che si litigano gli ultimi resti sul fondo di un vecchio
sacco sporco. Narciso inarc appena le sopracciglia. Devo averti giudicato male, centurione. A volte
sei quasi poetico, nella scelta delle parole. Uomini migliori di te hanno sbagliato a giudicarmi. Ora
basta, Macrone, intervenne Catone. Questi litigi non servono a niente. E comunque, Narciso ha
ragione. La causa  irrilevante. Lo stiamo facendo per noi e per i nostri interessi. Potr non piacerti, e
non piace neanche a me, ma non possiamo farci nulla. Non senza dimostrare che sono innocente. E
questo non potremo farlo finch non troveremo Prisco. Macrone si succhi i denti. Non sar facile.
Ho scoperto qualcosa su di lui. Catone si pieg in avanti, interessato. Cio?  un soldato, proprio
come pensavi. Solo che se n' andato senza licenza da oltre un mese, e non si sa dove sia. Sei l'unico
che l'ha visto, da allora. Ed  qui che al momento si conclude la pista. Catone afflosci le spalle,
disperato. Merda. I tre restarono seduti in silenzio finch Domizia non torn nella sala,
sistemandosi sul proprio triclinio. Hai bisogno di mangiare, Macrone? Posso far portare del cibo.
No, grazie. Ci fu un'altra pausa di silenzio, prima che Domizia lanciasse uno sguardo interrogativo a
Narciso, e il liberto annuisse appena. Lei si gir a guardare Catone. C' una cosa che devi sapere. Non
ho potuto dirtela prima. Non senza mettere a rischio la nostra causa. Ma visto che ora sei uno di noi,
posso parlartene. Catone aggrott la fronte. Di che si tratta? Riguarda la tua defunta moglie.
Catone si accigli ancora di pi. Le ferite che Giulia gli aveva inferto con il suo tradimento e la sua
successiva morte non erano ancora guarite. Era una di noi, continu Domizia. Come suo padre. A
dire il vero,  stato attraverso di lei che abbiamo reclutato il senatore. Quando  accaduto?, volle
sapere Catone. Mentre combattevi in Britannia. Mentre aspettava tuo figlio. Sono andata a trovarla, in
alcune occasioni, e abbiamo parlato della successione di Claudio. Un argomento ha condotto all'altro,
nei giorni seguenti, e alla fine lei ha accettato di parlare con suo padre, perch avevamo bisogno di tutto
il supporto possibile, al Senato. L'hai reclutata di proposito, dunque. L'hai usata per arrivare a
Sempronio. Domizia annu. Posso assicurarti che Giulia non ha avuto bisogno di essere convinta, per
passare alla nostra causa. E ha detto che, se tu fossi stato a Roma, al tempo, avresti fatto lo stesso.
Non ne sono cos sicuro. No? Ma lei lo era. Ha detto che eri un uomo di sani princpi. Che avresti
fatto il bene di Roma. Ed  stato per questa convinzione che ha deciso liberamente di contribuire al
nostro tesoro. Di sua totale e spontanea volont. Catone sussult. Mi stai dicendo che i debiti che mi
ha lasciato sono stati causati dal suo supporto alla vostra cospirazione? S. E c' altro che non ti ho
detto. Giulia aveva bisogno di una copertura. Di un motivo per essere vista in compagnia di un altro dei
membri della causa. Un giovane tribuno. Catone si sent annodare lo stomaco per l'amarezza, mentre
si rendeva conto di quello che Domizia stava dicendo. Cristo? Quindi sono diventati amanti per via
della tua cospirazione?. Sent il battito aumentare per la rabbia. E ora hai l'audacia di coinvolgermi?
Non ho gi pagato abbastanza? Non ho pagato con quasi tutto ci che avevo? No, in effetti. Ti resta
ancora Lucio. Se avremo successo, lui sopravvivr. Ma se falliremo, allora s, perderai davvero tutto,
compresa la vita. Ma c' ancora dell'altro che devi sapere. Giulia e Cristo non sono mai stati amanti.
Ma ho visto le loro lettere. Le ho trovate sotto il letto di Giulia. Sono state scritte su mio
suggerimento. Giulia doveva poter dimostrare che la sua copertura era vera. Temevamo che ci fosse un
informatore, nella servit di Sempronio, e che Pallante potesse mandare le sue spie a perquisire la tua
casa. Quelle lettere erano l per essere trovate. Ma non da te, Catone. E quando le hai scoperte, cosa
potevamo dirti senza tradirci?. Si allung verso di lui per prendergli con gentilezza una mano. Mi
dispiace cos tanto. Lui ritrasse con violenza le dita, serrando la mascella e fissandola con odio.
Per gli di, sussurr Macrone. Non c' davvero nulla che la gente come voi non farebbe. Siete tutti
dei bastardi. Catone chiuse gli occhi e chin il capo, lottando per mantenere il controllo dei pensieri e
delle emozioni che gli giravano per la testa. Si sentiva stordito da tutto ci che aveva scoperto. Alla
fine, torn a parlare. Quindi, stai dicendo che non mi  mai stata infedele? Che ho dovuto sopportare
una menzogna per tutto l'ultimo anno? E che mi hai spezzato il cuore e hai lasciato che soffrissi per
tutto questo tempo, credendo che la donna che amavo pi della mia vita mi avesse tradito? Abbiamo
dovuto farlo, Catone. Lo capisci, vero?. Domizia intrecci le dita. Avrei dato qualunque cosa per
poterti dire la verit, ma non potevo rischiare di rivelare la nostra cospirazione e mettere in pericolo le
vite di tante persone. Cosa potevo fare? Cosa avresti fatto, tu, al mio posto?. Catone era troppo
disgustato per rispondere. Era sconvolto dal senso di colpa per tutta l'amarezza che aveva provato nei
confronti di Giulia, e dalla rabbia per l'inganno di Domizia e Narciso nei suoi confronti. Come aveva
potuto, quella donna, non trovare un modo di dirgli la verit? Perch non gli aveva lasciato un
messaggio per spiegargli tutto? Lo stordimento cominci a lasciare il posto alla nausea, e pens che
avrebbe finito per vomitare. Deglut con forza e riapr gli occhi. Dovrei uccidervi entrambi, ora. Non
meritate nient'altro. Macrone annu, e fece per sguainare la spada. E questo come aiuterebbe
Lucio?, intervenne Narciso. Giulia  morta, ma lui  ancora vivo, e ha bisogno di te, Catone. La tua
unica possibilit di salvarlo  collaborare con noi. Sai che  cos. Catone serr i pugni e si lasci
sfuggire un gemito dolente. La lama di Macrone si liber con uno stridio dal fodero, e lui la punt dritta
contro Narciso. Uccidiamo questo viscido vermiciattolo e andiamocene da qui. Ritroveremo il
bambino da soli. A ogni costo. Te lo giuro. E come pensate di ritrovarlo, esattamente?, domand
Domizia. Non avete idea di dove lo tengano. Catone  ricercato e Pallante non avr pace finch non
riuscir a catturarlo, costringendolo a confessare e facendolo giustiziare. E pensate forse che, una volta
accaduto tutto questo, avr piet del bambino? Lucio ti seguirebbe nell'aldil,  sicuro come la notte
segue il giorno. La sua unica speranza  che tu collabori con noi per fermare Nerone e Pallante. La
spada di Macrone non si mosse, mentre ringhiava: Non mi serve che un tuo ordine, ragazzo. Catone
rest in silenzio, per poi sbattere il pugno sul divano. Hanno ragione, dannazione a loro, e che
sprofondino nei pi oscuri abissi dell'Ade! Rinfodera la spada, Macrone. Cosa? Fallo. Ora. Per la
nostra amicizia. Macrone esit per un attimo, poi abbass con rabbia la spada e la rinfoder con un
secco sibilo metallico. Catone punt l'indice contro Narciso. Ti aiuter. Far quello che mi chiedi. Ma
dopo che avr ritrovato Lucio, ci sar la resa dei conti. Narciso si lecc le labbra. Se lo dici tu. Ma
faresti bene a ricordare chi sono i tuoi nuovi amici, e cosa avranno il potere di fare, per te e per
chiunque altro sar dalla nostra parte. Allo stesso modo, non mostreranno piet a chi si riveler una
minaccia. Credo sia bene che tu non lo dimentichi. Non c' bisogno di fare simili discorsi,
intervenne Domizia. Qualunque cosa sia accaduta in passato, ora siamo tutti dalla stessa parte. Si 
fatto tardi. Far preparare una camera per te, Macrone. Non resteremo qui, obiett Catone.
Torneremo a casa di Sempronio. Domizia si accigli. Ma non  sicuro. Forse, ma non star sotto
lo stesso tetto con lui. Catone accenn in direzione di Narciso.  meglio per lui, se io e Macrone ce
ne andiamo subito. Domizia e Narciso si scambiarono un'occhiata, poi il secondo annu appena.
Molto bene. Ma resta in casa, Catone, e non farti vedere. Quanto a te, Macrone, procedi nei tuoi
doveri come sempre, finch non riceverai ulteriori informazioni. Vi cercheremo entrambi quando
arriver il momento di colpire. Fate attenzione, quando tornate a casa di Sempronio, in caso gli
avversari la stiano ancora controllando. Vi suggerisco di prendere un po' di carne dalle cucine e fingere
di fare una consegna. Si alz e accenn al retro della casa del marito. Andate. Catone si alz dal
triclinio e insieme all'amico usc dal cono di luce delle lanterne nel corridoio. Nessuno dei due si
guard alle spalle e nessuno dei due parl finch non furono in strada, a una certa distanza dalla casa
dei cospiratori.
...
.
...
Capitolo 27.
...
.
...
Catone alz lo sguardo mentre Sempronio entrava nella piccola sala da pranzo privata. Non c'era
nessun altro, nell'ala degli ospiti della casa; era stata chiusa per delle riparazioni al tetto, e agli schiavi
era stato ordinato di non entrare per il pericolo della caduta delle tegole. L'unica eccezione era
Petronella, che port furtivamente da mangiare e da bere a Catone, mentre gli altri schiavi erano presi
dalle attivit mattutine. Fuori, il sole stava tramontando. Erano trascorsi sei giorni, dalla riunione dei
cospiratori, e a parte le visite serali di Macrone, che era tornato alle caserme, non aveva visto nessun
altro. La sua pazienza era stata messa a dura prova da quell'isolamento forzato. Non faceva che pensare
a suo figlio, divorato dall'ansia, e gli ci era voluta tutta la sua forza di volont per tentare di
concentrarsi su altro. Novit?, domand, secco. Sempronio si sedette su uno sgabello e annu. La
Sesta legione  a un giorno di marcia da Roma. Si accamper fuori dalla citt al tramonto, domani.
Perci, entreremo in azione la mattina dopo. Tutto  al suo posto. Guard Catone e sorrise
stancamente. Tutti i nostri piani sono sul punto di realizzarsi. Tra due giorni avremo un nuovo
imperatore e cominceremo il viaggio che far tornare Roma a essere una Repubblica. Prima
dobbiamo superare quel giorno, rispose Catone. E, come ben sai, dato che hai fatto il servizio
militare, il piano  sempre il primo a cadere. Ed  per questo che abbiamo cercato di pensare a ogni
possibile evenienza. Sono quelle a cui non pensi che finiscono per ucciderti. Non esistono piani privi
di punti deboli. C' sempre un rischio. Potr anche essere cos, ma se parliamo della certezza di
vivere sotto un despota contro la possibilit di riportare in auge la Repubblica, vale la pena rischiare.
Catone lo fiss per un attimo, prima di parlare ancora. Era questo che pensava Giulia? Giulia?.
Sempronio alz lo sguardo e fiss Catone negli occhi. S, era ci in cui credeva, e che mi ha portato a
credere. Se fossi stato qui, forse anche tu avresti condiviso le sue convinzioni. Forse. Ma non c'ero.
Stavo combattendo per Roma in Britannia. E per tutto il tempo ho pensato di avere una moglie che mi
attendeva a casa per accogliermi a braccia aperte al mio ritorno. Invece sono tornato e mi hanno fatto
credere che fosse un'adultera che aveva sperperato quel poco che avevamo, lasciando me e mio figlio a
cavarcela da soli. E tu non mi hai mai detto la verit. Non potevo. Avevo giurato di mantenere il
segreto, proprio come mia figlia. Avresti potuto darmi qualcosa a cui aggrapparmi, per. Farmi
capire che non era tutto come sembrava. Avresti potuto darmi qualcosa per salvarmi dal dolore che ho
provato. Avrei voluto farlo. Ma non potevo. E per questo ti chiedo perdono con tutto il cuore,
Catone. Sei come un figlio, per me. Catone si lasci sfuggire un'amara risata. Che razza di genitore
mente al proprio figlio? Che razza di genitore gli nega la verit, causandogli un dolore insopportabile e
la pi nera disperazione?. Sempronio ci pens su per un attimo, per poi scuotere la testa. Ho fatto
quello che ritenevo giusto. La scusa inutile addotta da tutti quelli che da tempo hanno abbandonato
l'integrit. Non sei migliore di Narciso, e di certo non sei un padre per me, Sempronio. Catone, ti
prego. Cerca di metterti nei miei panni. Per l'amore di Giulia. Non provare a pronunciare ancora il
suo nome davanti a me!, sbott Catone. Mai pi. Non se tieni alla tua vita. Come desideri. Adesso
l'importante  prepararci ad agire. Ci incontreremo domani, qui in casa mia, per parlare degli ultimi
dettagli. Sta' pronto. Dei passi risuonarono nel corridoio, e un attimo pi tardi Macrone entr nella
stanza, trasportando un vassoio. Si scambi un rapido cenno con il senatore, prima che quest'ultimo
borbottasse un saluto e se ne andasse. La mia ragazza ti ha preparato qualcosa da mangiare. Macrone
pos il vassoio accanto al triclinio di Catone e si sedette sullo sgabello che Sempronio aveva lasciato
libero, lasciandovisi cadere sopra con un sospiro stanco. Giornata piena?, domand Catone,
sollevando il piatto e annusando il profumo caldo di una torta di formaggio e cipolla. Burro ha fatto
esercitare a fondo la guardia pretoriana, negli ultimi due giorni. Tutti gli uomini disponibili. E non solo
nella marcia, ma anche nel combattimento, comprese delle azioni in strada. Catone stava per prendere
il primo boccone, ma si ferm. Pensi che Pallante abbia avuto notizia del piano? Non lo so. Al
quartier generale si dice che sia un tentativo di tenere i ragazzi occupati, cos che la smettano di pensare
al ritardo nel pagamento di Nerone. Le tensioni stanno diventando assurde, in merito, credimi.  come
se al momento ci fossero due guardie pretoriane che si guardano in cagnesco tutto il tempo. Hmm.
Be', questa divisione potrebbe giocare a nostro favore. In ogni caso, quando annuseranno il premio che
Narciso ha in serbo per loro, passeranno dalla nostra parte, miti come agnelli. Lo spero proprio,
ragazzo. Catone prese un boccone di torta salata, mastic e inghiott. Ho anch'io i miei dubbi in
merito, fratello. Ma se c' una possibilit di salvare Lucio. Gi. Sono con te, in tutta questa storia.
Lo troveremo, Catone. La sera dopo, i cospiratori si riunirono per parlare dei preparativi. Sempronio
lesse la bozza della sua mozione da proporre al Senato all'apertura delle discussioni, nello stesso
momento in cui Catone si sarebbe presentato all'accampamento dei pretoriani. Narciso e un gruppo di
servitori armati di Domizia avrebbero scortato il carro pieno di lingotti al campo, una volta che Catone
avesse convinto i soldati, o almeno ne avesse avuto dalla sua parte un numero sufficiente per
sottomettere il resto. Mentre Sulpicio e gli altri senatori avrebbero sostenuto la mozione di Sempronio,
Domizia sarebbe andata incontro al legato Pastino, che avrebbe guidato gli uomini della Sesta legione a
Roma, marciando sul palazzo imperiale. Sempronio fin di leggere il discorso e arrotol la pergamena.
Mi sembra un po' troppo lungo, per i miei gusti, comment Sulpicio. Deve esserlo. Abbiamo
bisogno di tempo, per fare in modo che i nostri avversari si mostrino e per assicurarci che la votazione
sia fatta dopo che la notizia della caduta di Nerone avr raggiunto il Senato. Quando il luogo sar
circondato da uomini armati, i senatori voteranno per salvarsi la vita, e il cambio di regime sar
sostenuto dal Senato in nome del popolo romano. Questo ci garantir la legittimit che ci servir
quando il nuovo regime prender il controllo. D'accordo, annu Sulpicio. Narciso si alz in piedi.
Questo chiude la discussione. Sappiamo tutti cosa dobbiamo fare, domani. Le nostre spie stanno
controllando l'imperatore e i suoi consiglieri; se dovesse esserci un cambiamento della loro posizione,
all'ultimo istante, ne sar informato e agiremo di conseguenza. Resta solo di pregare gli di perch il
fato ci sia favorevole. E non vedo perch non dovrebbero concedercelo. Dopotutto, abbiamo giurato di
riportare Roma ai gloriosi giorni della Repubblica, eliminando la piaga degli imperatori che ci hanno
tanto disonorato. Si guard intorno e sollev il pugno ossuto in aria. Per la libert!. Per la
libert!, gli fecero eco gli altri. Macrone si sporse verso Catone. Per la libert un cazzo, borbott.
Pi per salvarsi quel collo striminzito. Catone lanci uno sguardo al suo amico. Per Lucio, allora.
Macrone annu. Per Lucio. Il gruppo cominci a dividersi, salutandosi con solennit e ricordando a
Catone i soldati alla vigilia di una battaglia disperata. Perch era proprio cos. Se avessero fallito, i loro
nemici non sarebbero stati pi clementi delle trib barbare contro cui lui aveva combattuto. Narciso e
Domizia furono gli ultimi ad andarsene, l'uno poco dopo l'altra, e infine Sempronio si avvicin ai due
soldati, stringendoli all'altezza degli avambracci. Ho dato ordine che ci sveglino un'ora prima
dell'alba. Ma non mi aspetto che nessuno di noi dorma molto, stanotte. Sorrise stancamente. Sar nel
mio studio. Ci sono alcune lettere che devo scrivere ad amici e familiari distanti, in caso di necessit.
Buonanotte, dunque. Fece una pausa. Qualunque cosa sia accaduta, e qualunque sia il tuo pensiero in
merito, Catone, ti ho sempre considerato il figlio che non ho mai avuto. Spero che un giorno potrai
perdonarmi. Catone non rispose, all'inizio, ma poi sospir. Forse, col tempo. Allora vivr con
questa speranza. Il senatore usc dalla stanza e Macrone si fece schioccare le spalle. Non ti sembra di
essere un po' duro con il vecchio, considerate le circostanze? Non credo proprio. Per me la verit 
importante, fratello. Quando mi ha mentito riguardo a Giulia, ha attraversato una linea da cui non potr
mai tornare indietro. Una menzogna  una menzogna, e ormai non posso pi fidarmi di lui. Catone,
odio dovertelo dire, ma ormai viviamo in un mondo fatto di menzogne. Se sei sincero, a Roma, rischi di
farti ammazzare come se andassi in giro per la Suburra di notte nudo e con soltanto una sacca piena di
monete. Non possiamo fare altro che sfruttare al meglio tutti questi tradimenti, ritrovare Lucio e
andarcene da Roma una volta per tutte. L'amico lo fiss e ridacchi. Un saggio consiglio, in effetti.
Macrone si batt una mano sulla testa. Non c' solo farinata, qui dentro, ragazzo. Comunque, sar
meglio riposare pi che possiamo. Ci vediamo prima dell'alba. Catone inarc le sopracciglia,
all'improvvisa fretta di andarsene dell'amico, prima di capirne il motivo. Hai dei piani per
Petronella? S, ho trovato un posto sicuro per lei e gli altri sull'Aventino. Un paio di stanze sopra una
macelleria in un vicolo tranquillo. Resteranno l finch non li far andare a prendere. E se non
accadesse, dovranno attendere che tutto si plachi e poi tornare alla fattoria. Mario ha mandato un
messaggio a un vicino perch si occupi del luogo fino al loro ritorno. Sono gi andati? No.
Lasceranno la casa quando lo faremo anche noi. Allora va' da loro. Approfitta del tempo che puoi
ancora passare con lei, amico mio. Oh,  quello che intendo fare!. Macrone gli batt una pacca sulla
spalla e si gir per andarsene. Si ferm sulla porta e gli rivolse un ultimo cenno di saluto, poi spar.
Catone attese ancora un po', assaporando il silenzio, poi svuot la coppa di vino, prese una lanterna per
illuminare il tragitto e torn nella sua stanza, nell'ala vuota della casa destinata agli ospiti. Mentre
giaceva sul letto, con le braccia incrociate dietro la testa, non pot evitare di trovare opprimente il
silenzio che lo circondava. Il giorno dopo avrebbe potuto portare con s l'alba gioiosa di una nuova era
per Roma, e restituirgli Lucio. Ma per il momento, il buio che lo circondava gli sembrava quello di una
tomba, e si sent assalire da presagi infausti. Era tipico della sua natura, e desider che, almeno per una
volta, potesse credere che la fortuna fosse dalla sua parte. L'aveva sempre aiutato, fino a quel
momento, ma non riusciva a togliersi dalla testa il timore di aver esaurito ormai da tempo la sua
benevolenza verso di lui. Promettimi che farai attenzione, bisbigli Petronella, accarezzando la
guancia di Macrone. Erano distesi nudi nel letto del centurione, sotto una pesante coperta per tenere
lontano il freddo della notte. Avevano fatto l'amore, poco prima, e c'era un calore umido tra loro che
confortava in qualche modo Macrone. Avevano avuto un'intimit che lui non aveva mai provato prima,
e questo gli piaceva. Certo, aveva fatto sesso con molte donne, soprattutto prostitute. Ma in quel caso,
era tutto diverso. Migliore anche del sesso selvaggio che aveva provato durante la sua breve relazione
con Boudicca, quella donna della trib degli Iceni. A volte, il sesso con lei era sembrato pi una lotta
che altro, e aveva provato compassione per chiunque si trovasse ad affrontare quella donna feroce.
Perch stai sorridendo?. Petronella gli fece girare il viso verso il suo. Amor mio? Che succede?
Oh, niente. Stavo solo pensando a come mi fai sentire. E come ti faccio sentire? Macrone la baci
e le pass una mano lungo la schiena, stringendole una natica tra le dita, con dolcezza. Pensi che
questa sia una risposta sufficiente alla tua domanda?. Lei lo spinse via. Non sto scherzando. Potrei
non rivederti mai pi. Devo sapere quello che provi per me, prima che ci separiamo. Ho bisogno di
sapere cosa significa per te tutto questo. Macrone si sent in imbarazzo. Non era abituato al sentimento
cos poco da soldato che gli fremeva nel petto. Non gli era facile trovare parole che si sentisse in grado
di pronunciare, in quel momento. Tu sei tutto, per me. Sei la mia donna. E non voglio stare senza di
te. Inarc un sopracciglio. Era questo che volevi sapere?. Petronella si lasci sfuggire un profondo
sospiro. Ma come faccio, con te? Immagino che questo sia il massimo che potr aspettarmi. Per
stavo parlando sul serio, prima. Fa' attenzione, Macrone. Se dovessi capire che andr male, ti prego,
lascia perdere e scappa. Fuggi da Roma e vai alla fattoria, e aspettami l. Non  cos semplice. Ci
sono Catone e il bambino. Se le cose non vanno secondo i piani, voi due non potrete fare nulla per
Lucio. Odio doverlo dire, ma  cos. Adoro quel bambino, ma se voi due cercate di fare gli eroi per
salvarlo, finirete uccisi, e anche lui. Finch tu e Catone resterete vivi, ci sar speranza anche per
Lucio. D'accordo. Far attenzione, per quello che potr. Contenta? No. E ora baciami. Macrone
la attir a s, premendo le labbra contro le sue. Ancora una volta, le fece scivolare le mani lungo la
schiena, e questa volta lei spinse il bacino contro di lui, e Macrone la sent strusciarglisi contro una
coscia. Poi sentirono un tonfo violento, dall'interno della casa di Sempronio. Si bloccarono. Il rumore
si ripet. Questa volta, Macrone si scost da Petronella e port i piedi sul pavimento. Ci sono
problemi. Che succede? Non lo so. Rivestiti. Poi va' da tua sorella e da Mario e uscite subito dalla
porta sul retro. Macrone. Fai come ti dico, scatt lui, infilandosi la tunica, per poi prendere il
cinturone della spada e correre alla porta. Sent un altro rumore, lo schianto del legno, e le prime grida
d'allarme delle persone all'interno della casa. Petronella si alz in fretta e si infil la stola, seguendo
Macrone all'ingresso della stanza. Lui la spinse in direzione degli alloggi degli schiavi, dove dormiva
sua sorella. Corri!. Ci fu appena il tempo di stringerle la mano, poi il centurione corse verso la parte
anteriore della casa. Altre figure emersero dalle stanze vicine, e quando raggiunse l'atrio, vide
Sempronio che parlava con urgenza con un uomo incappucciato. Tre schiavi stavano premendo un
divano rivoltato contro la porta d'ingresso, mentre colpi d'ascia risuonavano dall'esterno. Catone arriv
di corsa dal corridoio opposto, illuminato dalle lampade dell'atrio. Era gi vestito, aveva indossato gli
stivali e la spada gli pendeva da una spalla. Quando Sempronio vide i due soldati, indic l'uomo
accanto a lui. Attalo  venuto qui direttamente dal palazzo.  arrivato un attimo prima dei pretoriani.
Che succede?, volle sapere Catone. L'agente di Domizia li guard, con gli occhi spalancati per
l'allarme e il respiro affannato per lo sforzo di raggiungere in tempo la casa del senatore. Siamo stati
traditi! Sapevano del piano e stanno venendo a prenderci!.
...
.
...
Capitolo 28.
...
.
...
Traditi?. Macrone afferr la spia per il mantello. Chi ci ha traditi? Non ha importanza,
intervenne Catone. Lo scopriremo pi tardi. Adesso abbiamo problemi pi urgenti. Abbatteranno la
porta da un momento all'altro. Che facciamo?, chiese Sempronio, con una smorfia, mentre un
nuovo colpo faceva volare un pezzo di legno sopra le teste degli schiavi, fin nell'atrio. Il pesante
chiavistello di ferro che teneva chiuse le porte iniziava gi a cedere sotto i colpi incessanti degli uomini
all'esterno. Catone si rivolse ad Attalo. Sanno anche degli altri? Non lo so. Stavo controllando
l'ingresso principale del palazzo quando li ho visti uscire dalla torre di guardia. Pallante era con un
ufficiale e ho sentito l'ordine di venire ad arrestare il senatore. E nessun altro? Solo il senatore.
D'accordo, allora dobbiamo avvertire Domizia e Narciso. Sempronio, manda uno dei tuoi uomini.
Uno di cui ti fidi e che sia veloce nella corsa. Non dovremmo uscire da qui? Dobbiamo far
guadagnare del tempo agli altri, o tutto sar perduto. Macrone, Attalo, con me!. Li guid all'entrata e
indic un grosso baule. Ecco, mettiamolo contro la porta. Voialtri, tenete il divano l dov'. Lo
schiavo pi vicino annu e si abbass, premendo la spalla contro il fondo del divano, mentre lui e i suoi
compagni lottavano per tenere chiusa la porta. Catone e gli altri due rinfoderarono le armi e
trascinarono il baule lontano dalla parete e verso la porta. Nel frattempo, i colpi d'ascia continuarono, e
altre schegge volarono sopra la testa degli schiavi che spingevano il divano contro la porta. Il baule era
quasi in posizione per spingerlo in avanti, quando una grossa sezione della porta danneggiata cedette, e
un'ascia pass oltre il legno spezzato, colpendo uno degli schiavi in testa. Il cranio si sfond con un
tonfo, e sangue e materia cerebrale schizzarono sugli uomini ai suoi lati. D'istinto, gli altri si ritrassero
e il divano fu spinto indietro. Toglietelo di l!, ordin Macrone, e non appena gli schiavi ebbero
trascinato il loro compagno nell'atrio, il baule fu spinto avanti contro il divano. C'era un ampio
squarcio nella porta, ora, e la luce ondeggiante delle torce all'esterno era del tutto visibile, come anche i
volti dei pretoriani e lo scintillio delle loro armi, mentre aspettavano che la porta cedesse. Il colpo
successivo fece saltare il chiavistello, che tintinn tra il baule e il divano. Restate dove siete!, ringhi
Catone, abbassandosi ancora di pi e premendo la spalla contro il baule. Un attimo dopo, la porta sbatt
contro il divano, e i tre uomini riuscirono a stento a non arretrare. Che aspettate, bastardi?, sbott una
voce dall'esterno. Spingete, forza!. La pressione aument, e Catone riusc a sentire i grugniti dei
pretoriani che spingevano contro le assi spezzate. Non possiamo reggere, ringhi Attalo, a denti
stretti. Catone annu. Ancora una spinta, poi li affrontiamo. Pronti? Al mio comando. I suoi
compagni si prepararono. Spingete!. Spinsero con tutta la forza, ottenendo di avanzare di pochi
centimetri, mentre il baule strusciava contro il pavimento. Poi Catone url: Indietro!. Salt via dalle
vicinanze del baule e sguain la spada, mentre i suoi compagni facevano lo stesso e si preparavano a
difendere il muro improvvisato che bloccava l'entrata. Catone lanci uno sguardo agli schiavi tremanti
accanto al compagno mortalmente ferito. Voi due, prendete quello che potete e aiutateci. C'erano un
paio di grossi bastoni, accanto alla porta, e i due li afferrarono e si posizionarono accanto agli altri
difensori. Sempronio avanz al fianco di Catone, con la spada in mano. Ho inviato un uomo ad
avvertire gli altri. Bene. Terremo a bada questi bastardi pi a lungo possibile. Il senatore deglut e
sollev l'arma.  passato parecchio tempo, da quando ero un soldato. Allora sai come funziona,
signore, ribatt Macrone. Tutte le battaglie sono uguali. Odio doverlo ammettere, ma questa  la
prima volta che uso davvero una spada. Sul serio? Merda. Macrone scosse la testa. Allora fa'
attenzione a come muovi quella lama, eh?. Il senatore non ebbe il tempo di rispondere, perch i
pretoriani si fecero di nuovo avanti, spingendo di lato le porte distrutte ed entrando nell'atrio, con il
fuoco delle torce che proiettava intorno le ombre danzanti degli elmi crestati e delle armi sollevate. Un
optio si fece avanti, con la spada pronta a colpire; Catone sollev la propria per parare il colpo, e il
primo schianto dell'acciaio contro l'acciaio riecheggi contro i muri dell'atrio. Altri soldati superarono
le porte abbattute per affrontare i difensori. Alla destra di Catone, il senatore attacc l'uomo accanto
all'optio, e la punta della sua spada gli rimbalz sull'elmo, costringendo il pretoriano ad arretrare.
Cos si fa!, esclam Catone. Alla sua sinistra, Attalo stava combattendo contro un grosso soldato,
muovendo con abilit la sua spada per parare un colpo, prima di raggiungere l'avambraccio del
pretoriano, aprendovi una profonda lacerazione. L'uomo ringhi di dolore, tentando di arretrare,
staccandosi dal divano, ma i suoi compagni si erano ammassati alle sue spalle e non pot fare nulla,
mentre Attalo si spingeva in avanti, piantandogli la spada nella spalla. Rigir la lama e la strapp via
dalla ferita, sollevandola in posa di guardia mentre attendeva l'arrivo del successivo avversario. Poco
oltre, Macrone si stava scambiando una serie di colpi con un nemico magro e asciutto. Gli schiavi non
stavano ancora combattendo, e rimasero indietro, incerti, finch Macrone non url loro: Muovetevi!.
Il pi vicino strinse il bastone e lo abbatt sul volto dell'uomo di fronte a Macrone. Il pretoriano scost
il colpo con un ringhio di disprezzo e colp con la lama le nocche dello schiavo, penetrando fino alle
ossa. Con un urlo acuto di dolore, l'uomo lasci cadere il bastone e si ritrasse, stringendo nella mano
sana quella ferita. Vai al suo posto!, ordin Macrone all'altro schiavo. Ma quello scosse la testa e
arretr di un passo, prima di gettare a terra il bastone e correre verso il lato opposto dell'atrio, seguto
dal compagno sopravvissuto. Macrone approfitt della distrazione del pretoriano per tentare un affondo
al suo petto. La punta della spada fin contro la sua cotta di maglia, togliendogli il respiro per l'impatto
ma senza superare gli anelli di metallo. L'uomo barcoll di lato, afferrandosi il petto, mentre uno dei
suoi compagni prendeva il suo posto, attaccando Macrone. Il divano e il baule continuavano a scivolare
verso l'interno, costringendo i difensori ad arretrare, e Catone vide subito che i pretoriani sarebbero
riusciti a sciamare intorno alla barriera da un momento all'altro. Spinse avanti la spada; la punta
affond nella guancia dell'optio, piantandosi oltre lo zigomo e costringendolo ad arretrare. Il baule
strisci di nuovo sul pavimento e Catone vide uno dei pretoriani scivolare in mezzo allo stretto spazio
tra il divano e il muro. Sempronio si gir ad affrontarlo, tentando un goffo fendente con la spada, e
riuscendo a colpire con la lama l'incavo tra la spalla e il collo dell'uomo. All'altro fianco di Catone, un
pretoriano affond la spada verso Attalo e lo colp sotto le costole, affondandogli l'arma nella carne e
negli organi vitali. Indietro!, url Catone. Sempronio! Occupati di Attalo. Andiamo verso la porta
sul retro. Presto!. Attalo arretr barcollando e il senatore corse ad aiutarlo, mentre entrambi si
affrettavano a oltrepassare l'atrio e una macchia di sangue si allargava sulla tunica della spia. Catone
us lo spazio in pi che aveva per far compiere alla spada un ampio arco a sinistra e a destra, colpendo
le armi dei pretoriani davanti a lui. Anche tu, Macrone. Neanche per idea, devi andare tu!.
Macrone mosse un passo di lato, spingendo via l'amico con una spallata e lanciando un ruggito, mentre
menava fendenti come un barbaro infuriato, sfidando i pretoriani ad avvicinarglisi. Catone barcoll, poi
si riprese e, dopo un attimo di esitazione, segu gli altri, che avevano raggiunto l'entrata del corridoio in
fondo all'atrio e correvano verso il giardino. Macrone colp ancora una volta, e not con la coda
dell'occhio una mensola con quattro lampade a olio ancora accese. Scatt in quella direzione e la colp
con la spada, facendo cadere le lampade sul baule. L'olio si rivers sul divano, dove diversi colpi di
spada avevano tagliato il tessuto di rivestimento, esponendo il crine di cavallo dell'imbottitura. Una
fiamma si propag sull'olio e sul divano, facendo divampare l'imbottitura. Le fiamme si alzarono
insieme al fumo acre che si lev verso la porta. Macrone arretr, con il braccio libero sollevato contro
la luce del fuoco. Rendendosi conto di aver guadagnato un po' di tempo, si gir e segu gli altri. Catone
aveva raggiunto il senatore e Attalo e stava sostenendo la spia, mentre Sempronio si fermava per
esortare gli altri uomini nel corridoio. Andate!. Un attimo dopo, Macrone era al suo fianco e si gir
verso i pretoriani bloccati dalle fiamme. Anche tu, ordin Sempronio. Dai una mano a Catone. Li
terr occupati io. Signore? Mi hai sentito. Vai, centurione!. Spinse Macrone dietro agli altri.
C'era troppo poco tempo per pensare, e Macrone si limit a rivolgergli un cenno di addio, prima di
seguire le figure poco visibili che si allontanavano davanti a lui. Il senatore usc dal corridoio, nella
vivida luce delle fiamme, e aggir l'atrio verso un altro corridoio che conduceva all'ala ovest della
casa. Si ferm davanti all'alcova che si apriva su un piccolo altare dedicato ai lari, gli antenati
protettori della famiglia, dove erano appoggiate le loro maschere funerarie e quella di sua moglie, oltre
a quella, proprio sopra l'altare, delicata e perlacea della figlia. Allungando una mano e accarezzando la
curva di cera della sua guancia, il senatore accenn un triste sorriso. Giulia Ti rivedr presto,
piccola mia. Poi guard le altre maschere. E anche voi. Avanz e si ferm all'entrata dell'ala degli
ospiti. Le fiamme della barriera ruggivano, mentre i pretoriani sfidavano il calore bruciante per cercare
di spingerla via. Sciamarono intorno al fuoco e iniziarono ad allargarsi nell'atrio. Sempronio fece un
passo avanti, per farsi vedere meglio. Laggi!. Uno dei pretoriani lo indicava con un braccio. Dietro
di lui c'era l'optio, con una mano premuta contro la guancia. Inspir a fondo e url: Tu! Getta via
l'arma. Sempronio si gir a gridare dietro di s: Correte, ragazzi! Li terr a bada io. Poi irrigid le
spalle, sollev la spada e pieg appena la testa di lato, affrontando i pretoriani con un'espressione
carica di disprezzo. Volete la mia spada? Venite a prenderla!. Come vuoi, vecchio sciocco!, sbott
l'optio. Prendetelo, ragazzi. I pretoriani avanzarono nell'atrio e Sempronio si abbass appena sulle
ginocchia, ritirandosi nel corridoio per proteggersi i fianchi. Il primo dei soldati avanz con cautela
verso di lui, sollevando la spada. Ultima possibilit, amico. Gettala via. Sempronio strinse i denti,
con un lieve sorriso che gli si formava sulle labbra, e scosse la testa. Il pretoriano fint e il senatore
mosse goffamente la spada per parare il colpo, con la lama che tagliava l'aria mentre il soldato si
scostava e tentava un affondo verso il suo corpo. Sempronio si ritrasse appena in tempo per evitare la
punta della spada e spingerla via. Le lame si incrociarono con un tintinnio violento, e delle scintille
volarono intorno, prima che entrambi ritraessero le armi. Il senatore si raccolse e scatt avanti. Morte
ai tiranni!. Tent un fendente alla testa del pretoriano. Il soldato riusc a sollevare la spada per deviare
il colpo, e mentre il senatore barcollava avanti, lo colp sul lato della testa con il pomo della spada.
Sempronio si ritrasse ondeggiando, stordito e sanguinante da un taglio su una tempia. Il pretoriano
scost con disprezzo la sua spada e pos la punta della propria contro l'incavo della gola del senatore.
Lascia la spada, sciocco. Sempronio annasp, fissando per un attimo l'uomo, prima di tentare di
attaccare ancora. Un basso ansito gli lasci le labbra, mentre il pretoriano affondava la lama, aprendogli
la trachea e piantando la punta contro la sua spina dorsale. La mascella di Sempronio si abbass,
mentre tentava di pronunciare le ultime parole di sfida, ma stava gi soffocando nel suo sangue, e riusc
soltanto a gorgogliare, prima di sentire un caldo fiotto esplodergli dalle labbra. Il pretoriano ritrasse la
spada e fece un passo indietro. Sempronio barcoll all'indietro, lasciando cadere l'arma e serrandosi la
gola con entrambe le mani, mentre il sangue pulsava a densi fiotti, bagnandogli la tunica. Sent le
gambe tremare e poi cedere sotto di lui, facendolo crollare in ginocchio. Gli sembrava gi di perdere i
sensi, ma non sentiva alcun dolore, soltanto la gola insensibile, come se l'avessero colpito con un
pugno, invece che infilzato con una spada. L'oscurit inizi a offuscargli la vista, e l'ultimo pensiero
che gli pass per la mente fu una breve preghiera agli di, perch risparmiassero i suoi compagni e
permettessero loro di vedere la caduta di Nerone. Poi cadde in avanti su una spalla e il suo corpo
sussult, fino a rilassarsi nella morte, mentre una pozza di sangue gli si allargava intorno alla testa.
...
.
...
Capitolo 29.
...
.
...
Si affrettarono a uscire dalla porta sul retro, ritrovandosi in strada e sostenendo Attalo, mentre
fuggivano dall'incursione. E non un attimo troppo presto, poich il rumore degli stivali lungo un vicolo
li avvert che un'altra squadra di pretoriani stava girando intorno alla casa per tagliare loro la strada. Si
affrettarono a raggiungere uno stretto passaggio tra due case pi avanti, prima che i soldati arrivassero.
Un lavoro fatto male, comment Macrone, mentre procedevano lungo il vicolo buio, umido e
puzzolente di verdure andate a male. Avrebbero dovuto coprire per prima cosa il retro della villa.
Immagino che non si aspettassero resistenza, rispose Catone, ma solo un rapido arresto.
Svoltarono in un vicolo che conduceva lontano dalla casa e lo seguirono fino a una distanza di
sicurezza, su per la collina, per poi fermarsi a riprendere fiato. Da che parte andiamo?, ansim
Catone, mentre si appoggiavano contro il muro, continuando a sorreggere Attalo. L'agente di Domizia
respirava in corti ansiti contratti, serrandosi le mani sul ventre. Erano a diverse strade di distanza dalla
casa di Sempronio, e una vaga luce arancione nel cielo sopra i tetti circostanti rivelava l'incendio che
ancora bruciava all'ingresso della villa. Si sentivano le urla in lontananza, mentre i pretoriani
continuavano le loro ricerche, e i rintocchi soffocati di una campana, mentre uno dei carri dei vigili del
fuoco privati si affrettava gi a raggiungere il luogo, sperando di vendere i propri servizi al proprietario
della villa in cambio di una lauta ricompensa. Non possiamo rimanere qui a lungo, continu Catone.
Abbiamo bisogno di un nascondiglio. La casa di Vespasiano?, sugger Macrone. No. Ci sono i
pretoriani, in mezzo. E poi, non sappiamo se  un luogo sicuro. Pallante potrebbe aver mandato degli
uomini ad arrestare anche loro. No, sussurr Attalo, a denti stretti. Li ho sentiti. Volevano solo
Sempronio. Comunque, non possiamo rischiare. Non con te in queste condizioni. Dobbiamo portarti
in un posto dove medicarti. Dobbiamo fermare l'emorragia. Attalo annu. Pensate che Sempronio sia
riuscito a scappare?, domand Catone. Macrone ricord l'espressione risoluta sul volto del senatore,
quando gli aveva ordinato di fuggire. Non credo. Voleva morire combattendo. Speriamo sia andata
cos. Se l'hanno preso vivo, Pallante non ci metter molto a strappargli le informazioni di cui ha
bisogno. Molto meglio se  morto. Hai proprio un gran cuore, ragazzo. Catone si stacc dal muro.
Dobbiamo andare. D'accordo, non siamo molto lontani dal luogo che ho trovato per Petronella.
Potremmo andare l. Ma non voglio che attiriamo attenzioni che potrebbero mettere in pericolo lei o gli
altri. Furono interrotti da altre urla pi vicine. Non possiamo farci niente, decise Catone.
Dobbiamo toglierci dalla strada prima possibile. Andiamo. Con Macrone a guidarli, procedettero in
salita verso il viale che andava dal crinale dell'Esquilino all'Aventino. Furono costretti a nascondersi
diverse volte, vedendo delle pattuglie delle coorti urbane in avvicinamento, con delle torce a rischiarare
il loro cammino. Una volta, si ritrovarono anche davanti una banda di criminali, che bloccarono loro la
strada finch Catone e Macrone non sguainarono le spade, sfidandoli a impedire loro di passare. Infine,
quando le prime luci dell'alba cominciarono a vedersi oltre le colline a est, raggiunsero gli
appartamenti dove Macrone aveva mandato Petronella. Il posto  questo, fece sapere, con il respiro
affannoso per lo sforzo. Adesso ci occuperemo di te, Attalo. L'agente annu, grato, e il piccolo
gruppo sal le scale che conducevano all'entrata dell'edificio. Era un quartiere povero, e la maggior
parte dei proprietari non si poteva permettere un portiere. Proprio quello che voleva Macrone. In quel
modo, nessuno avrebbe ficcanasato sui movimenti di Petronella o su eventuali visitatori. Salirono le
scale fino all'appartamento al secondo piano e bussarono alla porta. Non ci fu risposta, all'inizio, e
Macrone buss di nuovo e mormor: Sono, io. Macrone. Un attimo dopo, il chiavistello fu spostato e
la porta si apr. Petronella sbirci da uno spiraglio, illuminata dalla lampada accesa all'interno. Il
sollievo sul suo volto scem immediatamente, quando vide Catone e l'uomo ferito. La porta si apr del
tutto e i tre entrarono, prima che Petronella richiudesse il battente, serrandolo dietro di loro. L'interno
dell'appartamento era arredato con due pagliericci, un tavolo e due panche. Lucilla e Mario erano
seduti su uno dei letti, abbracciati, e osservarono con ansia i due soldati che sfilavano il mantello ad
Attalo, aiutandolo a sdraiarsi sull'altro. Chi ?, domand Petronella. Uno di noi, spieg Macrone.
Ed  stato ferito. Abbiamo bisogno di acqua e di tessuto per fare delle bende. Lei annu e spar nella
stanza adiacente, tornando con un cesto di vimini e un secchio. Bene. Porta qui la lampada. Lei la
sollev sopra il pagliericcio, mentre Macrone e Catone si abbassavano ai lati di Attalo. Il volto
dell'agente era teso, la mascella serrata. Aveva la tunica zuppa di sangue, e Catone la sollev con
attenzione sopra al perizoma che indossava. Alla luce fioca della lampada, prese uno straccio e lav via
il sangue, rivelando una lacerazione lunga una decina di centimetri. Macrone si pieg in avanti e
annus, poi alz lo sguardo su Catone. Lo senti? Catone abbass la testa e inal dal naso. Sent odore
di aglio e cipolla, oltre a quello metallico e dolciastro del sangue. Come una ferita da zuppa?.
Macrone annu. Petronella lo tocc con un ginocchio. Ferita da zuppa? Che significa?. Macrone si
scost da Attalo per sussurrarle la risposta. Alcuni ausiliari germanici bevono una zuppa d'aglio,
prima delle battaglie. Se ricevono una ferita al ventre e ha l'odore della zuppa, significa che lo stomaco
 perforato. E di solito, questo  fatale. Oh, affascinante. Catone vide che Attalo aveva chiuso gli
occhi, e lo scosse appena, finch non li riapr. Faremo quello che possiamo, per ora. Per prima cosa,
dobbiamo evitare che ti dissangui. Far male, quindi preparati. Sguain la spada e tagli via il
cappuccio dal mantello di Attalo, premendolo leggermente nella ferita e ripiegandolo, mentre il corpo
dell'agente si tendeva, e lui si lasciava sfuggire un gemito di dolore. Tienilo l, disse a Macrone,
mentre tagliava una striscia di tessuto dal mantello per tenere fermo il bendaggio improvvisato,
legandolo stretto dalla parte opposta. Quando ebbe finito, Attalo si lasci ricadere indietro, con un
profondo respiro. Cazzo faceva male davvero. Te l'avevo detto. Abbiamo stagnato il sangue, per
ora, ma dovremo portarti da un chirurgo, perch si occupi in modo adeguato della ferita. Attalo annu,
leccandosi le labbra. Avrei bisogno di bere. Catone si guard intorno e not una mensola sotto la
finestra chiusa. C'erano due tazze di cuoio, sopra, e qualche piatto di legno. Attravers la stanza e
recuper una delle tazze, tuffandola nel secchio prima di offrirla all'agente. Attalo si gir in modo da
sostenersi con la schiena contro la parete e prese la tazza. Mentre sollevava il braccio, Catone not un
marchio vicino alla sua spalla. Prese la lampada a olio dalle mani di Petronella, spostandola appena per
illuminare il fianco dell'agente e si blocc, mentre un brivido improvviso di riconoscimento gli tendeva
i muscoli del collo. Alla luce della lampada poteva vedere il tatuaggio di uno scorpione, lo stesso che
aveva visto la notte della morte di Granico. Sent i muscoli gonfiarsi, come quando stava per iniziare
una battaglia, e con lentezza pos la lampada sul pavimento, accanto al pagliericcio. Attalo svuot la
tazza e riabbass il braccio, con un lieve sorriso. Ne avevo bisogno. Hai bisogno anche di riposo,
dichiar Catone, in tono neutro. Resta qui e cerca di non muoverti. Ti aiuter anche a non
sanguinare. Si alz e fiss l'agente, scosso dalle implicazioni di ci che aveva visto. Attalo si rilass
contro il muro e chiuse gli occhi. Catone inspir a fondo e si rivolse a Macrone, senza staccare gli
occhi dalla spia. Macrone, devo parlarti. Dobbiamo decidere cosa fare. Vieni qui, cos eviteremo di
disturbare Attalo. Petronella, tu tienilo d'occhio, d'accordo?. Lei annu, mentre Catone accennava
verso la stanza accanto, guidando Macrone oltre la soglia. Si chinarono sotto lo stipite basso e si
fermarono in piedi tra le ombre, in un punto in cui Catone riusciva ancora a vedere l'agente. Abbass la
voce in un sussurro e si rivolse all'amico. Siamo nei guai. Tu credi?, rispose Macrone, sarcastico.
La casa di Sempronio  stata attaccata, il senatore  morto e chiss cos'altro  successo contro i nostri
piani. S, direi che siamo nei guai.  peggio di cos. Molto peggio. Catone stava ancora lottando
con i pensieri che gli correvano per la testa. Il nome del nostro amico, l dentro, non  Attalo.
Immagino di no. Insomma, con tutti questi segreti e queste cospirazioni. No,  Prisco.
Prisco?, ripet Macrone, spalancando la bocca e gli occhi. Lui?. Catone annu. Il tatuaggio dello
scorpione. Ce l'ha sulla spalla. L'ho appena visto. Merda. Macrone aggrott la fronte. Ma se 
Prisco cosa ci fa con Domizia e Narciso, in nome di Ade? Non dovrebbe essere una spia di
Pallante?. Catone scosse la testa. Se lo fosse, perch ci avrebbe avvertito, prima? Perch avrebbe
combattuto al nostro fianco? Non si sarebbe mai messo cos nei guai, se lavorasse davvero per Pallante.
No, lui  uno degli uomini di Narciso, ne sono sicuro. Lo  sempre stato. Ma perch uccidere
Granico? Perch incastrarti?. Catone prov un senso di nausea che gli afferrava lo stomaco. Per
Giove ora ho capito tutto. Capito cosa? Il loro piano. Macrone, ci hanno ingannato per tutto il
tempo. Chi? Narciso e gli altri. Volevano che ci unissimo alla loro causa, e quando ci siamo
rifiutati di farlo, hanno temuto che Pallante ci costringesse a lavorare per lui.  per questo che mi hanno
incastrato per l'omicidio di Granico. Per assicurarsi che non potessi servire Pallante. E quando sono
diventato un ricercato, sapevano bene che avrei apprezzato il loro aiuto. Attalo non mi ha salvato
dall'incendio perch Domizia gli aveva ordinato di tenermi d'occhio;  stato quel bastardo a
provocarlo, con tutta probabilit Avevano bisogno di farmi finire nelle loro mani, e convincermi a
unirmi alla loro causa. E sono loro ad aver rapito Lucio. Questo  l'ultimo pezzo del mosaico. Quei
bastardi hanno preso Lucio, Macrone. Hanno mio figlio. Per assicurarsi che io faccia la mia parte,
quando loro tenteranno di assicurarsi il potere. Macrone lanci uno sguardo ad Attalo, che aveva
riaperto gli occhi e si stava massaggiando piano la testa. Petronella gli stava battendo una pacca su una
mano, mormorandogli qualcosa di rassicurante. Si sent bruciare il cuore di rabbia, al pensiero degli
amici di Prisco andati alla fattoria per rapire il bambino e minacciare la donna che amava. S, lo cap
con certezza, in quel momento: l'amava. E quel viscido bastardo di Narciso era dietro tutta quella
faccenda, come sempre. Port una mano alla spada e mosse un mezzo passo verso l'altra stanza,
ringhiando: Vado a strappare il cuore a quel subdolo figlio di puttana. Catone lo ferm, prendendolo
con forza per un braccio. No, aspetta. Lasciami pensare un momento. Che c' da pensare?
Macrone, abbiamo una scelta, qui. Potremmo comunque aspettare che il complotto si compia, e, una
volta concluso, Narciso trover un modo per restituirmi Lucio, fingendo che sia stato Pallante a rapirlo.
Ma inizio a chiedermi se siamo dalla parte sbagliata. Dopo quello che abbiamo scoperto? Direi
proprio di s, siamo dalla parte sbagliata. Certo, ma c' una domanda pi pragmatica da porsi: chi ha
pi probabilit di sopravvivere, nei prossimi giorni? Nerone o Britannico?  chiaro che Pallante ha gi
scoperto che sta succedendo qualcosa. Se si muover in fretta, potr fermare i cospiratori. Altrimenti,
saranno loro a schiacciare lui. La domanda, per noi, : da che parte dobbiamo stare, se vogliamo
sopravvivere. Quale fazione ha pi possibilit di vincere, e di permetterci di salvare Lucio?. Macrone
ci pens su per un attimo. Immagino che Narciso non si sentir molto al sicuro con noi intorno, se
dovesse scoprire che sappiamo del senatore Granico. No, infatti, concord Catone. Questo non ci
lascia molta scelta, ti pare? Non direi proprio. E allora dobbiamo agire in fretta, finch ancora
siamo in tempo. Catone torn nell'altra stanza, e tocc Prisco con un piede. Avanti, alzati. Non
possiamo restare qui, dobbiamo andarcene. L'agente di Domizia sussult, risvegliandosi, e fece una
smorfia, raddrizzandosi. Andarcene? E andare dove? Lo scoprirai presto. In piedi!.
...
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Capitolo 30.
...
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...
Il sole si era appena levato sopra i tetti delle basiliche e dei templi pi alti della citt, e solo qualche
negozio e bancarella avevano aperto. La solita fila di mercanti attendeva alle porte di servizio del
palazzo imperiale, con i carri pieni di verdure per le cucine, tagli di carne e otri di vino, garum e olio,
sistemati con attenzione nella paglia per evitare che si rompessero cozzando tra loro mentre i carri
sobbalzavano sulle strade lastricate. Sarebbero stati ammessi solo quando il domestico della casa
sarebbe uscito a controllare i carichi, facendo entrare solo quelli approvati, o pronti a corromperlo a
dovere. Le porte si aprirono, e una squadra di pretoriani si ferm all'entrata, attendendo l'arrivo del
domestico. Di colpo, ci fu una breve agitazione, e un attimo pi tardi, tre uomini uscirono dalla folla,
avvicinandosi all'entrata. Quello in mezzo era sostenuto dagli altri, ed era chiaro, dal suo volto terreo e
dalla tunica macchiata di sangue, che fosse gravemente ferito. Fermi!, esclam la sentinella pi
vicina, puntando la lancia. Cosa ci fate qui?. I tre si fermarono, e il pi giovane replic: Dobbiamo
vedere Marco Antonio Pallante, subito. Portaci da lui. Il pretoriano rest dov'era. E chi credi di
essere, amico, in nome di Ade?  il prefetto Catone, comandante della Seconda coorte!, latr
Macrone. E io sono il suo centurione anziano. E tu dovresti metterti sull'attenti, quando un ufficiale ti
si rivolge, dannazione!. La forza dell'abitudine e l'addestramento ebbero la meglio sulla sentinella,
che scatt sull'attenti e sollev la lancia. Alcuni dei suoi compagni fecero lo stesso, ma altri, pi attenti,
esitarono, e uno corse a chiamare il loro optio. Un attimo dopo, un uomo alto e robusto usc e si piant i
pugni sui fianchi. Che succede? Il palazzo imperiale  diventato un ospedale senza che nessuno mi
avvertisse? Voi tre, allontanatevi subito. La sentinella accenn a Macrone. Ha detto di essere un
centurione dei pretoriani, optio. E l'altro  il prefetto Catone. Vogliono vedere il segretario imperiale.
Stronzate. L'ufficiale di grado inferiore avanz con un'espressione altezzosa, ma poi si ferm di
colpo e fiss Catone, prima di esclamare: Per la miseria,  davvero il prefetto. Perdonami, signore
un momento, per. Tu sei ricercato. Per omicidio. Sono innocente, e ci sar tutto il tempo di
spiegarlo pi tardi. Ma dobbiamo vedere subito Pallante. Facci entrare. L'optio aggrott per un attimo
la fronte, poi annu. Fateli passare, ragazzi. La squadra si scost per far entrare Catone, Prisco e
Macrone, poi l'optio url un ordine e fece richiudere la porta. Urla di protesta si sollevarono dai
mercanti in fila, e lui si gir verso di loro, puntando un dito. Non voglio sentire pi un fiato, o potete
tutti andarvene in malora. Silenzio, e aspettate il dannato domestico. Non appena le porte furono
chiuse e sbarrate, si rivolse a Catone e indic delle panche accanto alla torretta di guardia. Aspetta qui,
signore. Mander a chiamare il centurione di guardia. No!, scatt Catone. Devo parlare subito con
Pallante.  una questione della massima urgenza. Signore, con tutto il dovuto rispetto, sei ricercato
per omicidio. Sono certo che il centurione sapr cosa fare. Catone digrign i denti. Non poteva sapere
con certezza chi fosse coinvolto nella congiura e chi invece no. Il centurione sarebbe potuto essere leale
a Narciso. E anche quell'optio. Non poteva rischiare di parlare con nessuno che non fosse Pallante.
Ascolta, se non fai venire subito Pallante, potrebbe essere troppo tardi. E se  cos, cadranno delle
teste, e la tua sar tra le prime. Non te lo ripeter, optio. Fai chiamare Pallante. L'optio ci pens su per
un attimo. Non vedo che male ci sia. Si gir verso una delle sentinelle. Tu, vai subito nell'ufficio
del liberto imperiale e digli che c' il prefetto Catone, qui. Il pretoriano gli rivolse il saluto e si
allontan. Non abbastanza in fretta, secondo l'optio. Muoviti, dannazione!. Mentre l'uomo si
metteva a correre, l'optio si rivolse a Catone. Siediti su quella panca, signore, per favore. Sedetevi
tutti. E non muovetevi. Consegnatemi le spade e i pugnali, prego. Catone e Macrone consegnarono le
armi e fecero sedere Prisco, per poi sistemarsi ai due lati dell'uomo. Il respiro dell'agente era affannato,
e Catone gli pos le dita sul collo per sentirne il battito. Era debole e irregolare. Scosse la spalla
dell'uomo, con gentilezza. Resta con noi. Tieni gli occhi aperti. L'agente annu, sbatt le palpebre e
si guard intorno. Dove siamo? Questo  il palazzo. S, esatto. Prisco si agit, preoccupato.
Pensavo che voleste portarmi da qualcuno per la ferita. Certo. E non esistono medici migliori di
quelli che ci sono qui. Ti rimetteranno in sesto. Ma prima dobbiamo fare due chiacchiere con Pallante.
L'espressione dell'agente si fece allarmata e cerc di risollevarsi, ma gemette di dolore e ricadde
indietro, con il volto teso nello sforzo di tenere sotto controllo la sofferenza. Fottuto traditore.
Catone lo guard. Io non sono un traditore. Non mi sono mai unito alla vostra causa; mi hanno
ingannato per costringermi a farlo. So chi sei, Prisco. So che ti  stato ordinato di uccidere il senatore
Granico, cos che io fossi incastrato per il suo omicidio. So che lavori per Narciso. E confesserai tutto a
Pallante, quando lui arriver. Prisco accenn un sorriso scaltro. Non credo proprio. Oh, s che lo
farai, invece, perch altrimenti morirai tra i tormenti. Morir comunque. Ma non dir niente a te, o a
nessun altro. Men che meno a quel viscido bastardo di Pallante. Macrone gli diede una spinta. Se
conosco Pallante e i suoi metodi, potrebbe trovare diversi modi poco piacevoli per farti parlare. Non
mi fai paura. Non sto cercando di farti paura, grand'uomo. Ti sto solo informando di quello che sta
per succederti, rispose Macrone, stringendosi nelle spalle. Non devi nulla a Narciso, continu
Catone. Oserei dire che ti abbia pagato abbastanza per i tuoi servizi. E ora che sei qui, se ne laver le
mani, di te. Bel tentativo, prefetto. Comunque, io credo nella Repubblica.  una causa per cui sono
disposto a morire, proprio come tutti gli altri. E non tradir n loro, n lei. Parole coraggiose.
Vedremo. Al momento, voglio solo che tu risponda a una domanda. Dov' mio figlio? Non lo so.
Bugiardo. Catone allung una mano e la premette con forza contro il bendaggio che copriva la ferita,
e Prisco annasp per il dolore finch il prefetto non scost la mano. Riprova. Dov'? Lo giuro su
Giove Ottimo Massimo, non so dove lo tengano. Quindi sono loro ad averlo fatto rapire. S. Ero
con gli uomini che l'hanno rapito. Non gli abbiamo fatto del male. L'abbiamo soltanto portato alla
signora, come ci era stato chiesto di fare. A Domizia? Prisco annu.  stata l'ultima volta che l'ho
visto. Catone lo fiss negli occhi, cercando di capire se gli stesse mentendo, e poi guard Macrone.
Che ne pensi? Sta dicendo la verit? Sar meglio per lui. O gli tirer fuori le budella a mani nude e
le user per strangolarlo. Prisco deglut e tent di restare calmo, mentre riprendeva a parlare. 
troppo tardi per fermarli, adesso. Verranno a prendere Nerone, Pallante e voi due. E uccideranno anche
tuo figlio. Catone prov un lampo di rabbia incontrollabile e d'istinto port la mano alla spada, prima
di ricordare che gli era stata tolta. Tu avresti ucciso mio figlio, non  cos? Che importanza avrebbe
avuto? Un cadavere in pi nelle fondamenta della nuova Repubblica. Un piccolo prezzo da pagare.
Catone lo afferr per il bavero della tunica e lo attir a s, fin quando i loro volti furono quasi attaccati.
Lui  mio figlio. E non c' prezzo che non sarei disposto a pagare per ritrovarlo. Hai capito? Se il
prezzo della tua Repubblica  la vita del mio bambino, non significa niente, per me. Tu non significhi
niente, per me. Spinse di lato l'uomo, per poi alzarsi e muovere un paio di passi lontano dalla
panchina, per non rischiare di perdere il controllo e fargli del male. L'agente sorrise cupamente. Se
non significo niente per te, uccidimi subito, allora. Non succeder. L'optio si avvicin. Signore,
devo chiederti di tornare sulla panca. Catone lo fiss con un'espressione pericolosa, e l'optio sollev
una mano. D'accordo, d'accordo. Ma non causare problemi. Non dovettero attendere molto, prima
che il pretoriano tornasse con Pallante. Il liberto imperiale non riusc a nascondere la sorpresa nel
trovarsi davanti l'uomo che era riuscito a sfuggire a tutti quelli che lo avevano cercato in citt, pronto a
consegnarglisi di sua spontanea volont. Dunque, Catone, eccoti qui. E ora potremo consegnarti alla
giustizia e assicurarci che tu paghi per l'omicidio del senatore Granico. Hai qualcosa da dire, prima che
ti faccia portare via e gettare in una cella? Immagino di s, visto che non c' altra spiegazione a cui
possa pensare, per la tua presenza qui. Quindi?. Catone riordin in fretta i pensieri. C'era troppo poco
tempo per fornire pi dettagli del necessario. Si pieg verso Pallante e gli sussurr all'orecchio, in
modo che nessun altro sentisse. C' una congiura in atto per deporre l'imperatore e far arrestare lui,
sua madre, te e il resto della fazione, per poi uccidervi tutti. C' sempre una congiura, comment
Pallante. Ed  per questo che ho spie ovunque. Non penso che tu abbia qualcosa da dirmi che io gi
non sappia. Davvero? Allora di certo saprai che c' una cospirazione per far rivoltare la guardia
pretoriana contro Nerone, e che i tuoi nemici hanno ammassato una fortuna per assicurarsi la lealt dei
pretoriani. E saprai anche che il legato Pastino e la Sesta legione entreranno a Roma per sostenere i
cospiratori immagino che tu sappia tutto questo, oltre a qualsiasi informazione tu sia riuscito a
scoprire su Sempronio che ti ha portato a far assaltare la sua casa, stanotte. Dimmi, sei riuscito gi ad
arrestare tutti gli altri cospiratori?. L'espressione di Pallante si rabbui. Non ho ancora i loro nomi.
Ma presto li sapr. Non abbastanza in fretta da salvarti il collo. A meno che tu non agisca subito.
Pallante strinse gli occhi e fiss Catone, per poi osservare i due seduti sulla panca. Vedo che c' il
centurione Macrone, con te. Non  mai troppo lontano dal tuo fianco. Mi domando se non sia stato un
complice nell'omicidio di Granico Non riconosco l'altro uomo, ma non mi sembra che rester ancora
a lungo in questo mondo.  cos. Ed  per questo che devi parlare con lui. Si chiama Prisco. , o
meglio,  stato fino a poco tempo fa, un pretoriano. Adesso  una spia di Narciso. Pallante sbott in
una risata sarcastica e sprezzante. Quel rettile sarebbe quindi determinato a rovinarmi dalla tomba?
Non lo rivedremo mai pi. Attento a quello che dici. Narciso  ancora vivo. Ancora vivo?
Impossibile. Ho visto io stesso la sua testa. Tu hai visto una testa, non la sua. Narciso ti ha
ingannato. Sapeva di avere i giorni contati nel momento in cui Claudio ha scelto Nerone come suo
successore. Quindi, ha deciso di mettere in scena la sua morte e coordinare una congiura per deporre il
nuovo imperatore senza doversi preoccupare della tua volont di accoltellarlo alle spalle.  vivo e
vegeto, te lo posso assicurare. L'ho visto con i miei occhi. Dove?, volle sapere Pallante. Non ti
credo. Non devi credermi. Catone accenn con il pollice a Prisco. Credi a lui.  un uomo di
Narciso. Gli  stato ordinato di uccidere il senatore Granico in modo che io fossi incastrato per il suo
omicidio. Pallante ci pens su. Tu hai arrestato Granico e l'hai portato da me. E ti aspetti che creda
che i congiurati sapessero in anticipo in quale stanza sarebbe stato rinchiuso, una volta raggiunto il
palazzo?  una sciocchezza. Niente affatto, ribatt Catone. Non se avessero avuto uno dei loro
uomini a lavorare qui al palazzo, qualcuno che sapeva che Granico sarebbe stato arrestato. Qualcuno
che forse ti ha perfino informato del fatto che fosse un traditore, in modo che tu ordinassi il suo arresto.
Non sarebbe stato difficile da organizzare. Forse, concesse Pallante. E parler presto con l'uomo
in questione. Ma c' un'altra domanda pi urgente: perch? Perch cercare di incastrarti? Perch ero
gi stato avvicinato dai cospiratori, e mi ero rifiutato di aiutarli. Non volevano correre il rischio che io
rimanessi fedele all'imperatore, quindi mi hanno incastrato per assicurarsi che non mi opponessi a loro,
quando fosse venuto il momento di compiere la loro mossa contro Nerone. Mi hanno fatto restare un
fuggitivo per un po', in modo che fossi abbastanza disperato da accettare il loro aiuto, quando me
l'avessero offerto. Pallante intrecci le mani dietro la schiena. Se eri al corrente di questa congiura
prima che ti incastrassero, avresti dovuto avvertirmi. Perch non l'hai fatto? Perch sono un soldato,
non un politico, e non volevo avere niente a che fare con loro, e neanche con te. Il mio dovere  quello
di difendere Roma dai suoi nemici, non dalla sua stessa gente. Il tuo dovere  difendere Roma e
l'imperatore.  questo il giuramento che hai fatto. Se qualcuno a Roma complotta contro l'imperatore,
diventa, per definizione, tuo nemico. Non puoi scegliere, prefetto Catone, proprio perch sei un soldato.
Il tuo profondo senso di integrit potrebbe non salvarti, quando questa congiura sar schiacciata. Se
sar schiacciata, ribatt Catone. Per quanto mi piacerebbe stare a discutere con te per tutto il giorno,
devi agire subito. Fai interrogare Prisco prima che si dissangui. I tuoi nemici devono essere gi al
corrente dell'assalto alla casa di Sempronio. Forse si stanno gi muovendo per prevenire le tue
reazioni. Il segretario imperiale annu. Devo sentire tutto questo dalla tua spia, sempre che lo sia
davvero. Per quel che ne so, potrebbe essere un uomo incastrato per allontanare le attenzioni da te. Ma
lo scoprir presto. Optio!. Signore? Fai portare quest'uomo nella torre di guardia. Un momento
qualcuno dei tuoi uomini  anche esperto di interrogatori? Lo ero io, signore. Quando ero nella
Decima legione. E oserei aggiungere che ero anche piuttosto bravo. Allora sei l'uomo adatto a
questo compito. Portalo dentro. Voi, invece, tenete d'occhio il prefetto e il centurione. L'optio
appoggi il bastone contro la parete della torretta di guardia e stratton bruscamente Prisco per
rimetterlo in piedi. L'agente gemette di dolore, mentre l'optio gli piegava un braccio dietro la schiena e
lo conduceva all'interno della torre. Pallante lo segu e chiuse la porta. Catone si sedette accanto a
Macrone, con un profondo sospiro. Ora la situazione  fuori dal nostro controllo, comment
Macrone. Speriamo che l'optio sia bravo come dice. Catone si pieg in avanti e pos i gomiti sulle
ginocchia. Sar meglio che si sbrighi a far confessare Prisco. Non c' tempo da perdere. Narciso star
gi cambiando i piani, ci possiamo scommettere. E ci serve che Pallante fermi la congiura prima
possibile, se vogliamo salvare Lucio. Perch non l'hai detto a Pallante? Perch  gi abbastanza
grave che Narciso sia a conoscenza del mio punto debole. Sar meglio trovare Lucio e portarlo via una
volta per tutte da Roma. Non ho intenzione di permettere a Pallante di prenderlo in ostaggio per
costringermi a lavorare per lui, quando se Narciso e i suoi compagni saranno arrestati. Il dialogo fu
interrotto da un grido di dolore proveniente dall'interno della torretta. Divenne pi forte, per un attimo,
prima che Prisco cominciasse a perdere fiato. Si perse in un rantolo e poi ricominci, ancora e ancora.
N Catone, n Macrone o i pretoriani che dovevano tenerli d'occhio sembrarono colpiti dal tormento
dell'uomo, e attesero tutti in silenzio. Un silenzio rotto soltanto da Macrone che di tanto in tanto faceva
schioccare le nocche. Alla fine, la porta della torretta si apr e Pallante ne emerse, cercando di pulirsi
alcune macchie di sangue dall'orlo della tunica. Catone si alz e lo fronteggi. Oltre il segretario
imperiale, riusc a vedere Prisco che si contorceva debolmente sul pavimento, in una pozza di sangue.
L'agente era stato spogliato della tunica, le bende erano state rimosse e la ferita riaperta, oltre a
mostrare nuovi tagli sulla pelle. Catone si costrinse a guardare Pallante. Ebbene? Ha confermato
quello che dici. Non ne sa molto di pi di quello che mi hai gi detto. Ben poco, in effetti. Ma ci ha
dato nomi e luoghi su cui lavorare. Scriver subito i mandati di arresto per i capi della congiura, e far
firmare all'imperatore le condanne a morte. Il modo migliore di potare questo ramo marcio  quello di
estirparlo completamente. Pallante fece una pausa e fiss Catone negli occhi. Hai reso a me e al tuo
imperatore un grande servizio, prefetto Catone. Roma ha bisogno di uomini come te. Servir sempre
Roma con tutte le mie forze. Ma non te. Mai. Vedremo. Nel frattempo, non considerarti pi
ricercato. Dopotutto, sei innocente. Ovvio che lo sia, dannazione, intervenne Macrone, affiancando
l'amico. Pensavi davvero che fosse capace di uccidere un vecchio a sangue freddo? Centurione,
tutti noi siamo capaci di simili azioni. Basta solo il giusto incentivo per metterle in atto. E ora, il tempo
 della massima importanza, quindi. Signore! Signore!. Tutti e tre si girarono, notando un
funzionario che correva gi per le scale del retro del palazzo imperiale. Grazie agli di ti ho trovato,
signore!, ansim l'uomo, raggiungendo il segretario imperiale. Burro ti sta cercando. Vuole che tu
vada subito nella sala delle udienze. Che succede? Le sentinelle della porta Flaminia hanno
visto dei soldati che marciano verso la citt, signore. Sono a migliaia. Pallante guard a nord-est,
verso la porta in questione, come se potesse scorgere con i suoi occhi la minaccia in avvicinamento. Si
accigli. Soldati? Quali soldati?  la Sesta legione, dichiar Catone. Sono arrivati presto. E ora
hanno avuto l'ordine di entrare a Roma. A quanto pare, Narciso ha deciso di fare la sua mossa.
...
.
...
Capitolo 31.
...
.
...
Il comandante della guardia pretoriana era gi circondato dagli ufficiali e dai servitori del palazzo,
mentre tentava di capire cosa stesse accadendo di preciso. Stava ascoltando un rapporto da un
messaggero affannato di una delle coorti cittadine, quando Pallante, Catone e Macrone entrarono nella
sala delle udienze. l'intera legione, signore. Ne sono certo. Si  visto il legato Pastino? O si sa
qualcosa di lui? No, signore. Allora forse i suoi uomini lo hanno catturato, oppure potrebbe essere
stato ucciso insieme agli altri ufficiali superiori. Quanto distano dalla porta?, volle sapere Burro. Non
pi di tre miglia, quando sono stato inviato a fare rapporto, signore. Potrebbero raggiungere la citt
entro un'ora. Molto bene, voglio che tu vada subito all'accampamento dei pretoriani. Trova l'ufficiale
di grado superiore e digli di chiamare un'adunata generale. Gli uomini devono essere armati. E devono
aspettare che li raggiunga, o di ricevere ulteriori istruzioni. Ma non devono rispondere a nessun altro
che non sia io. Non faranno nulla se non sar io a ordinarlo.  chiaro? S, signore. Allora vai. Non
fermarti per nessun motivo. Il soldato gli rivolse il saluto e si gir, correndo fuori dalla stanza. Burro
lo fiss per un attimo, con un'espressione tesa, poi not Pallante e i suoi due compagni che si
avvicinavano. Dunque, hai catturato Catone. Almeno  qualcosa. Sar meglio farlo rinchiudere da
qualche parte, finch non avremo modo di occuparci di lui. Non  il momento Ma  sangue, quello
sulla tua tunica?. Pallante abbass lo sguardo e annu, prima di rispondere. A quanto pare, Catone
non ha ucciso il senatore Granico. Ma c' altro che devi sapere. Molto altro. Avrei bisogno di parlare
subito con te. Non ora, lo interruppe Burro. Potremmo avere un ammutinamento di cui
occuparci. Oh, la faccenda  molto pi seria di cos. C' in atto un tradimento, Burro. Pallante
abbass la voce. Non sappiamo di chi possiamo fidarci. Quindi, dobbiamo parlare da soli. Subito.
Burro sembr sul punto di obiettare, ma poi si guard intorno e not un certo numero di ufficiali e di
funzionari del palazzo che li osservavano con curiosit. D'accordo. Si gir e avanz verso un angolo
della stanza, dove un ampio arco conduceva a un balcone che si affacciava sul cuore della citt. Non
appena fu certo che nessuno potesse sentirli, punt l'indice contro il petto di Pallante. Parla. Il
segretario imperiale spieg in fretta quello che gli aveva rivelato Catone e che Prisco aveva
confermato. Burro ascolt tutto con un'espressione intensa, e quando Pallante ebbe finito, fece un
cenno verso Catone e Macrone. E perch mai dovrei credere a questi due?. Catone non riusc pi a
trattenersi. Perch la Sesta legione sta marciando su Roma e vuole entrare in citt e conquistare il
palazzo. Agiscono su ordine del loro legato, e Pastino obbedisce alle istruzioni degli altri congiurati.
Probabilmente stanno gi puntando sull'accampamento dei pretoriani, per convincere con il denaro i
tuoi uomini ad abbandonare Nerone e proclamare Britannico imperatore al suo posto. Non c' tempo
per mettere in dubbio i fatti che hai davanti agli occhi. Devi agire, signore. Subito. Prima che sia troppo
tardi. Ha ragione, soggiunse Pallante. Sono gi in vantaggio su di noi. E se perdiamo l'appoggio
dei pretoriani, sar tutto finito. Ma prima, dobbiamo tentare di arrestare i capi della congiura. A partire
dalla casa del senatore Vespasiano. Si ud una certa agitazione, dalla sala delle udienze, e Catone
guard oltre l'arco e vide che una squadra di guardie del corpo germaniche si stava radunando intorno
alla pedana del trono. Una volta in posizione, il domestico batt il bastone contro il pavimento di
marmo. Sua maest imperiale, l'imperatore!. Altre quattro guardie dall'aspetto feroce entrarono da
una porta laterale, e con loro arriv anche Nerone, con una tunica color porpora decorata con elaborati
ricami dorati. Di colpo, chi era gi nella sala rivolse all'imperatore un profondo inchino, e Burro e gli
altri si affrettarono a fare lo stesso. Nerone super i pochi gradini della pedana e si sedette sul trono,
posando le mani sui leoni dorati che ne formavano i braccioli. Non appena si fu sistemato, i soldati e i
servitori del palazzo si raddrizzarono e lo fissarono in silenzio, in attesa di ordini. Dov' il prefetto
Burro?. Il comandante dei pretoriani torn nella sala e si ferm di fronte alla pedana. Pallante fece
cenno a Catone e Macrone e loro lo seguirono, restando a una certa distanza da Burro. Nerone si pieg
in avanti, con la fronte aggrottata. Mi  stato detto che dei legionari si stanno avvicinando alla citt.
S, maest, replic Burro. Posso sapere perch lo stanno facendo?. Burro esit. Temevo che
potesse trattarsi di un ammutinamento, maest. Ma, a quanto pare, la faccenda  pi grave. Pi
grave? E cosa potrebbe essere pi grave di un ammutinamento?. Pallante si avvicin e si ferm mezzo
passo pi avanti di Burro. Un tradimento, maest. Da quel che ho capito, i legionari e il loro
comandante fanno parte di una congiura atta a deporti e a mettere Britannico sul trono. Nerone lo
fiss, schiudendo appena le labbra, per poi scoppiare a ridere e scuotere la testa. Esagerato! Nessuno
si sognerebbe mai di fare una cosa simile. Devi essere ubriaco, Pallante. E anche tu, Burro. No,
maest, rispose con decisione Pallante. La congiura contro di te  vera, e sta gi accadendo. I
legionari sono solo una parte della cospirazione. Ci sono molti senatori, e altre persone, qui a Roma,
contro di te. E tra loro, sebbene mi dispiaccia molto dirlo, c' anche tuo fratello. Nerone scosse il
capo. No, non Britannico. Ha le ambizioni di un verme. La sola idea che quel piccolo topo da
biblioteca prenda le armi contro di me  inconcepibile. Allora, immaginiamo che sia manipolato dai
congiurati, maest. In ogni caso, hanno giurato di metterlo sul trono al tuo posto. E stanno per farlo,
proprio adesso. Apprezzo la tua sorpresa per questo fatto improvviso. E comprendo lo sgomento per il
tradimento di coloro che hanno finto di acclamare la tua successione, mentre in realt complottavano
per rovesciarti. Ma questi sono i fatti. E chi lo dice?. Pallante si gir a indicare Catone. Il prefetto
Catone, maest. Nerone si agit sul trono, a disagio. L'assassino del povero vecchio Granico? Perch
non  stato incarcerato? Perch  venuto qui a rivelarmi questa congiura. E come ne  venuto a
conoscenza, se posso chiederlo? Catone  stato incastrato nella cospirazione, maest. I congiurati
hanno fatto uccidere Granico per costringerlo a fuggire, e poi l'hanno manovrato affinch si unisse alla
loro causa. Ma quando ha scoperto la verit,  venuto subito ad avvertirmi qui al palazzo. Appena in
tempo per fermare la cospirazione, spero. Ma dobbiamo sbrigarci a schiacciare subito il nemico,
maest. Mentre parliamo, stanno cercando di portare dalla loro parte la guardia pretoriana. Ed 
probabile che si rivolgano anche al Senato per avere ulteriore supporto. Probabilmente, a quel punto
sperano che il legato Pastino e i suoi uomini abbiano preso il controllo di Roma, con l'aiuto dei
pretoriani. Catone osserv il giovane imperatore mentre considerava quelle informazioni, prima di
appoggiarsi allo schienale del trono, sfregandosi con ansia le mani. Allora dobbiamo dobbiamo fare
qualcosa. Cosa consigli, Pallante?. Il liberto imperiale rispose subito, e Catone non pot fare a meno
di restare colpito dalla sua istantanea valutazione della situazione. Per prima cosa, dobbiamo mandare
ordini agli uomini di guardia alle porte della citt. Dobbiamo farle chiudere subito. Potrebbe essere gi
troppo tardi per evitare che Pastino riesca a entrare dalla porta Flaminia, ma almeno sapremo dove
concentrare gli uomini che ci resteranno leali. In secondo luogo, dobbiamo arrestare subito i congiurati
di cui conosciamo l'identit. Terzo, dobbiamo far mettere Britannico in custodia per tenerlo lontano dai
congiurati finch non sapremo con precisione quanto fosse coinvolto nel tradimento o se non lo sia
stato affatto. Quarto, il prefetto Burro deve tornare all'accampamento dei pretoriani per prendere il
controllo degli uomini ed evitare che passino dalla parte del nemico. Quinto, tu e l'imperatrice
Agrippina dovete restare qui nel palazzo. Tieni vicine le guardie del corpo. Sono fidate. Ma sta' pronto
a lasciare la citt in fretta, se fosse necessario. In tal caso, dovrai andare a Ostia e prendere una nave
per Miseno. Infine, dovrai dare ai cittadini l'ordine di lasciare le strade e barricarsi in casa finch la
congiura non sar fermata. Nerone ascolt con attenzione, e alla fine annu. Fallo. Dai gli ordini. Ma
io non fuggir. Mi rifiuto di lasciare Roma. Sono l'imperatore, e non mi far spaventare da un gruppo
di traditori che si annidano nell'ombra. Il ragazzo ha pi palle di quanto pensassi, sussurr
Macrone, accanto a Catone. Non gli serviranno a molto, se i congiurati conquistano Roma, replic
Catone, a labbra strette. Pallante intrecci le dita davanti a s. C' un'altra cosa che devi sapere,
maest. Narciso. Narciso?  lui la mente di questa cospirazione. Impossibile! Narciso  morto.
Secondo il prefetto Catone, invece,  vivo e vegeto. Ha inscenato la sua morte. Ma ho visto la sua
testa. La testa era quella di uno schiavo, scelto da Narciso proprio per questo scopo. Quell'uomo gli
somigliava molto, e diversi giorni di decomposizione hanno fatto il resto. Siamo stati ingannati,
maest. Ingannati. Nerone serr un pugno. Mi assicurer che quella maledetta canaglia muoia in
mille modi diversi, la prossima volta. S, maest. Ce ne occuperemo pi tardi. Ma ora devi sferrare i
primi colpi. S. Certo. Procedi con ci che hai detto. Pallante stava per dare gli ordini, quando
Nerone riprese: Burro rester qui, con me. Maest? Ho bisogno di un buon soldato al mio fianco.
Qualcuno di cui mi possa fidare. Ma, maest, Burro deve prendere il controllo dei pretoriani. Deve
farlo subito. Se il nemico sta gi facendo rivoltare i pretoriani contro di me,  troppo tardi. Potremmo
mandare Burro incontro alla morte.  meglio che resti qui, dove pu fare ancora qualcosa di buono.
Burro  un soldato.  suo dovere correre dei rischi. Il comandante dei pretoriani gonfi il petto. Se
l'imperatore lo ordina, il mio posto  al suo fianco, con la spada in mano, pronto a dare la vita per
difenderlo. Pallante lott per nascondere la rabbia. Il tuo posto  a capo dei pretoriani. Abbiamo
bisogno di qualcuno che vada a prendere il controllo degli uomini, finch ne abbiamo ancora la
possibilit. S,  vero, concord Burro, per poi girarsi e indicare Catone. Manda lui. Sappiamo gi
che il prefetto Catone sa ottenere il rispetto degli uomini molto meglio di me. Se c' qualcuno che pu
convincerli a stare dalla parte dell'imperatore,  lui. Sei pazzo?, obiett Pallante. Pensano ancora
che sia ricercato per l'omicidio del senatore Granico. E allora manda con lui il centurione Macrone.
Gli uomini lo rispettano quasi altrettanto, e se garantir per Catone, lo ascolteranno. Se l'imperatore
mandasse anche il suo stendardo personale, chi potrebbe dubitare che Catone stia parlando in nome di
Nerone? Molto bene, intervenne Nerone. Prefetto Catone? Catone si fece avanti, sconcertato dal
ritmo con cui si stavano susseguendo gli eventi. S, maest. Tu e il centurione andrete subito
all'accampamento. Mander dieci guardie germaniche con voi per proteggere lo stendardo.
Convincerai i pretoriani e ordinerai loro di schiacciare i traditori della Sesta legione, e chiunque altro
decida di mettersi contro di me. Sono stato chiaro? S, maest. Ma. L'imperatore si accigli e si
pieg in avanti. Subito, prefetto. S, maest. Burro osserv i due ufficiali. Sar meglio che vi
armiate e andiate subito alle porte del palazzo. Troverete l lo stendardo e la scorta. Che Fortuna marci
con te, Catone. Il destino di Roma  nelle tue mani.
...
.
...
Capitolo 32.
...
.
...
Macrone alz il braccio destro, e Catone sistem le fibbie e spost la placca pettorale e quella dorsale
finch non fu certo che fossero al loro posto. Lui stesso indossava simili protezioni, con i gambali, gli
stivali militari e l'elmo piumato degli ufficiali sotto un braccio, mentre la spada era stata restituita a
entrambi. Per essere un individuo incaricato di comandare la migliore unit dell'esercito romano, il
nostro amico Burro manca fin troppo di spina dorsale, comment Macrone. Ho visto avvocati pi
coraggiosi di lui, e sappiamo tutti che razza di individui viscidi e bugiardi siano. Gi. Catone si
scost e batt una pacca sulla schiena di Macrone. Sei pronto a combattere, fratello. S, ma quando
mi sono arruolato, mi aspettavo di combattere contro i barbari, non contro i Romani. Siamo soldati.
Non possiamo sceglierci i nemici. Sembra piuttosto che i nemici possano scegliersi tra loro. Catone
scoppi a ridere. Una prospettiva interessante. In realt, sono lieto di non avere Burro tra i piedi. L'hai
visto com'. Questa faccenda necessita spina dorsale, e il nostro amico prefetto, in questo senso,  poco
pi che un lombrico, se intendi la metafora. La cosa? Non importa. Catone guard oltre le
colonne dell'entrata del palazzo. Non c'era ancora traccia dello stendardo imperiale e della scorta.
Dove sono, in nome di Ade? Staranno seguendo i tempi del palazzo, immagino. Un mucchio di
perdigiorno. Ecco cosa fa a un uomo la vita a Roma: gli toglie via il soldato che  in lui, lasciando
soltanto una bella uniforme e un'armatura lucente. Questa gente non durerebbe un'ora, in battaglia
contro una legione decente. Molto presto potremmo scoprire se questa tua affermazione  vera. Il
rumore di stivali sull'impiantito annunci l'arrivo degli uomini che stavano aspettando. Erano venti
guardie del corpo germaniche, grossi uomini armati di spade lunghe e asce, secondo gli usi della loro
gente. Anche se vivevano a Roma da molti anni e parlavano latino in modo piuttosto fluente,
sembravano ancora dei barbari, con i capelli lunghi e le folte barbe, e le loro tuniche piene di simboli e
i calzoni. Il loro aspetto intendeva intimidire gli abitanti della citt, e non essendo legati ad alcuna
fazione politica, se venivano pagati bene la loro lealt diventava assoluta. Erano ottimi uomini da avere
al proprio fianco in simili circostanze, consider Catone. Con loro avanzava un pretoriano con lo
stendardo personale di Nerone. Oh, che vergogna, borbott Macrone. Dieci anni a combattere
Germani sul Reno, e ora mi ritrovo a marciare al fianco di questi cani. Tuttavia, non ho altra scelta.
L'optio a capo delle guardie rivolse il saluto militare a Catone e gli parl con un latino dal forte accento
straniero. Prefetto Catone? Lui annu. Ho l'ordine di agire sotto il tuo comando, signore. Molto
bene, allora ascoltatemi. Alz la voce. Restate vicini e non sguainate le spade, n attaccate, se non ve
lo ordino io. Se Fortuna ci sorride, non ci saranno spargimenti di sangue. Ma se ci attaccheranno, non
fermatevi davanti a nessuno. Falciateli tutti. Sono stato chiaro?. I Germani fecero udire un basso e
violento ruggito e scossero gli scudi. Chi aveva un'ascia ne batt l'estremit contro l'orlo dello scudo, e
il tintinnio riecheggi sulle pareti dell'entrata del palazzo. Catone serr un'ultima volta la cinghia
dell'elmo sotto il mento, per assicurarsi che gli restasse ben fermo in testa, per poi dare l'ordine agli
uomini di guardia alla porta. Aprite!. Gli uomini sollevarono la pesante asse di legno che bloccava le
porte e le aprirono verso l'interno, rivelando il Clivo Palatino che scendeva verso il tempio di Venere e
Roma e l'estremit orientale del Foro. Macrone si affianc a Catone, e quest'ultimo sollev un braccio
e lo punt in avanti. La piccola colonna part a passo di marcia veloce e super la porta, scendendo
lungo la strada per raggiungere il cuore della citt. I civili davanti a loro si voltarono, al suono ritmico
degli stivali e al tintinnio delle armature, e si affrettarono a spostarsi per farli passare. Catone si rese
conto di qualche espressione curiosa, ma non ci furono grida di supporto, alla vista dello stendardo
dell'imperatore, n insulti, neppure da una distanza di sicurezza. Sembrava che il popolo romano
avesse intuito la precariet del breve regno di Nerone e stesse aspettando di scoprire se sarebbe
sopravvissuto o avrebbe fatto la fine dell'altrettanto giovane Caligola. Raggiunsero la base della
discesa e proseguirono sullo spiazzo tra i colonnati del tempio di Venere e Roma e il tempio della Pace.
Catone trattenne a stento un piccolo sorriso cinico, considerando quanto poco avesse visto la pace, da
quando si era arruolato nell'esercito, come anche Roma, che adesso doveva affrontare di nuovo il
pericolo di una guerra civile. Lo spirito della pace doveva essere una creatura fragile, che raramente si
degnava di farsi vedere. Quando lui e i suoi uomini ebbero raggiunto la strada che conduceva al
Viminale, verso l'accampamento dei pretoriani, il freddo del mattino era stato ormai allontanato dallo
sforzo della corsa in armatura completa. Il respiro di Catone si fece pi affannoso, e inizi a sentire i
muscoli delle cosce bruciare, ma si costrinse a non rallentare il passo, concentrandosi su quello che
avrebbe dovuto fare una volta raggiunto il campo. Sarebbe stato lui a rivolgersi ai pretoriani per
convincerli a restare fedeli al loro imperatore. E non sarebbe stato un compito facile. Non era un
politico cresciuto con costosi tutori e maestri di retorica capaci di insegnare tutti i trucchi adatti a
conquistare il cuore, e talvolta anche la mente, degli ascoltatori. Avrebbe parlato loro con il linguaggio
diretto dei compagni d'arme, pregando che lo rispettassero per la sua carriera e il suo grado, e per
questo lo ascoltassero. Altrimenti, l'annullamento dell'inevitabile condanna a morte per l'omicidio di
Granico non sarebbe durato molto a lungo. Il palazzo distava poco pi di un miglio
dall'accampamento, e ben presto Catone riusc a vedere le torrette del muro a sud, pi avanti sulla
strada. Ormai stava sudando e il cuore gli martellava nel petto, mentre si costringeva ad avanzare. A
venti passi di distanza si trovava un crocicchio con una fontana pubblica al centro, dove un gruppo di
civili si era radunato a sedere e scambiare due parole. Una lettiga sbuc da una strada laterale e gir
verso il campo. Una piccola scorta la segu, e fu facile individuare le armi che quegli uomini
nascondevano sotto i mantelli. Poi arriv anche un carro coperto. Un simile mezzo non era cos
inusuale, sebbene il traffico su ruote fosse illegale, durante il giorno, in citt. Tuttavia, la regola non
veniva quasi mai osservata, se il gruppo colpevole aveva la forza di mettere a tacere chiunque
obiettasse. Altri uomini armati avanzarono a seguito del carro, e Catone rallent il passo, osservando la
processione e comprendendo di colpo quello che stava succedendo. Che c'?, domand Macrone,
affannato, accanto a lui. Quelli sono loro. I cospiratori. Macrone strinse gli occhi, osservando meglio
la lettiga, il carro e gli uomini di scorta. Ne sei certo? Assolutamente. Cosa facciamo?. Catone
non sembr esitare. Dobbiamo fermarli subito. I lingotti sono nel carro. E non possiamo permettere
che arrivino ai pretoriani. Catone sguain la spada e Macrone lo imit all'istante, mentre iniziavano a
correre per raggiungere la coda del gruppo oltre l'incrocio. Le strade erano piene della solita cacofonia
di mercanti, ambulanti, donne che rimproveravano i figli e uomini che urlavano alle donne di smetterla
di strillare, insieme al rumore di chi lavorava i metalli e dei vari artigiani. Tutto questo copr
l'avvicinamento di Catone e dei suoi uomini ai cospiratori. In fondo al gruppo, un uomo si ferm
presso la fontana per sciacquarsi il viso. Scosse la testa, spruzzando in giro delle gocce d'acqua, per poi
bloccarsi quando vide lo stendardo imperiale che ondeggiava sopra i soldati in avvicinamento. Si gir
per urlare un avvertimento ai compagni, prima di scostare il mantello e sguainare una spada. Davanti a
lui, gli altri uomini di scorta si girarono e si radunarono sulla via. Si muovevano rapidi e avevano le
movenze di soldati esperti, not Catone. Veterani dell'esercito, senza dubbio. Dietro di loro, la lettiga si
ferm e fu appoggiata a terra, e un uomo ne usc, salendo qualche gradino al lato della strada per
vedere meglio.  Narciso, ringhi Macrone. Catone, l'hai visto? S, lo vedo. Catone si gir a
gridare un ordine. Uomini, a me!. Rallent il passo, permettendo ai Germani di raggiungere lui e
Macrone, formando un fronte da un lato all'altro della strada, mentre chiudevano rapidi la distanza tra
loro e la scorta di Narciso. Tutti avevano ormai sguainato le spade. Alcuni brandivano mazze ferrate
nella mano libera, pronti al combattimento. Macrone era alla destra di Catone, e due Germani dall'altra
parte, con gli scudi davanti a s, le spade sollevate e i denti scoperti. In nome dell'imperatore,
esclam Catone, lasciate le armi e scostatevi. Vieni a vedere se lo facciamo, stronzo!, sbott uno
dei veterani. Le persone nella piazza compresero il pericolo e cominciarono a cercare riparo, prendendo
in braccio i bambini e lasciando indietro i cesti della spesa. I venditori ambulanti presero quello che
potevano e si affrettarono a fare strada alle guardie del corpo germaniche, che avanzarono con passi
pesanti nello spiazzo. All'ultimo, l'optio rugg il suo grido di battaglia e i suoi uomini gli risposero
all'unisono, con le bocche spalancate e le barbe al vento, mentre caricavano. L'impeto dei Germani
arriv con l'impatto dei loro scudi contro gli avversari, colpendoli con violenza e costringendoli ad
arretrare. Catone e Macrone non avevano scudi, e fecero appena in tempo a parare i colpi delle lame
che li attendevano, prima di piombare sugli uomini raggruppati, spinti avanti dai Germani alle loro
spalle. Catone inciamp e fin in avanti. Sarebbe caduto, se il gruppo in lotta non fosse stato cos
compatto. Riusc a piantare gli stivali al suolo e si spinse avanti, schiacciato da ogni parte. A pochi
centimetri dalla sua faccia, un uomo della scorta di Narciso liber il braccio sinistro e inizi a sollevare
la mazza. Catone riconobbe il pericolo e tent di arretrare, poi cap che avrebbe dato all'avversario pi
spazio per caricare il colpo. Mantenne la calma, e nel momento in cui la mazza cominci a scendere, si
lanci in avanti, schiantando la sommit dell'elmo contro la fronte dell'uomo. Quasi nello stesso
momento, sent l'asta della mazza cozzare contro l'armatura che gli proteggeva la spalla, senza
causargli danni. Bastardo, grugn l'uomo, mentre il sangue scorreva da una lacerazione nella pelle
sotto l'attaccatura dei capelli. Catone spinse indietro la testa e lo colp ancora, questa volta in modo da
rompergli il naso. Al suo fianco, Macrone era riuscito a piantare la punta della spada nel ventre del suo
avversario e la stava affondando, rigirando nel frattempo la lama con estrema ferocia. La sua vittima
non pot fare altro che annaspare e gemere, piegando in avanti la testa. I Germani premevano sugli
scudi e continuavano a guadagnare terreno, mentre l'aria si riempiva dell'affanno degli uomini da
entrambe le parti. Catone spinse forte, poi allung il collo e vide che la parte posteriore del carro era a
poca distanza dallo scontro. Narciso stava ancora osservando la scena dal gradino rialzato, con
espressione ansiosa. A quel punto, si gir verso gli uomini accanto alla lettiga vuota. Spostatela! Fate
passare il carro. Presto!. Gli schiavi si piegarono, afferrarono la lettiga e si raddrizzarono, spostandola
fino all'ingresso di un cortile. L'uomo che guidava il carro tocc la schiena dei muli con la frusta e il
veicolo si mosse, prendendo via via pi velocit. Narciso si gir a guardare la strada e incroci lo
sguardo di Catone; subito punt il braccio contro di lui e url: Uccidete gli ufficiali! Non devono
raggiungere l'accampamento! Uccideteli!. Poi corse avanti e si affrett a raggiungere il carro. C'era
una svolta a destra, poco pi avanti, e il liberto la stava indicando con enfasi al carrettiere, che si
affrett a tirare le redini del mulo in testa per fargli girare l'angolo. Il carro spar alla vista. Nel
frattempo, il capo dei veterani spinse avanti gli uomini, prima di avanzare a spallate in mezzo ai
compagni ammassati per raggiungere gli elmi crestati dei due ufficiali davanti ai mercenari germani.
Catone lo vide arrivare, con la spada sollevata, pronto a colpire, ma c'era ben poco che potesse fare per
evitare il pericolo imminente. Davanti a lui, il volto dell'uomo che aveva colpito con l'elmo era coperto
di sangue, che gli gocciolava dalla fronte su una guancia, mentre tentava di sollevare di nuovo la
mazza. Questa volta, colp l'elmo di Catone con un violento rintocco, e lui sent i denti sbattere per
l'impatto. Non c'era tempo per agire, ma riusc a sollevare la mano sinistra e a premerla tra loro.
Gonfiando i muscoli, allarg le dita e spinse via l'uomo quel tanto che bastava per rivolgere la spada
contro di lui e sollevarla di scatto in un angolo acuto, sentendo la resistenza del tessuto e della carne,
prima che la punta avanzasse, infilzandolo al ventre. Non era una ferita profonda, e neanche grave, ma
l'uomo sgran gli occhi, colto dal panico, e tent di arretrare con tutte le forze. Mentre Catone
avanzava, spingendo con forza la lama nelle viscere dell'avversario, not un lampo d'acciaio
scintillante, e alz lo sguardo appena in tempo per vedere la spada del capo dei veterani che gli
piombava verso la testa. Gi, ragazzo!, url Macrone, afferrando Catone per una spalla e
strattonandolo di lato. La lama fischi oltre la cresta dell'elmo e si piant nella testa del Germano che
combatteva accanto a lui. Il cranio dell'uomo cedette con uno schiocco umido, e sangue, frammenti
d'osso e materia cerebrale schizzarono la spalla e il braccio di Catone, mentre il mercenario si
afflosciava scivolando gi tra gli uomini che lo circondavano. Uno dei suoi compagni lo tir via,
lontano dalla mischia, mentre un altro Germano si infilava nello spazio vuoto e schiantava lo scudo
contro il veterano pi vicino. Catone rivolse un cenno di ringraziamento a Macrone, per poi rialzarsi
con cautela in piedi. Vide con chiarezza il capo dei nemici, a pochi passi di distanza, mentre risollevava
la spada per attaccare ancora. Catone strapp via la punta della sua arma dal ventre dell'uomo davanti a
lui, spingendolo via con la mano sinistra, mentre sollevava la spada all'altezza della testa, con la lama
parallela al terreno, spingendola oltre la spalla del ferito contro il volto del capo. La punta gli entr in
bocca, superando i denti e uscendo dalla nuca. Gli occhi del veterano si abbassarono, cercando di
mettere a fuoco sul piatto dell'arma poco sotto il suo naso. Poi sussult e le gambe gli cedettero,
facendolo crollare e portando con s la spada di Catone. Porcino  caduto!, url qualcuno, dalle
retrovie. Scappate, ragazzi!. Scappate!, grid Macrone, ripetendo l'avvertimento. Una nuova serie
di urla di battaglia da parte dei Germani si aggiunse al clamore, e i veterani arretrarono spaventati,
mentre quelli delle ultime file si giravano per fuggire, seguendo il carro. Senza quelli a difendere i
compagni ancora impegnati a combattere contro i Germani, non c'era modo di fermare la loro
avanzata. L'ultimo di loro cadde sotto un feroce colpo d'ascia, e la disfatta fu completa. Catone super
un cadavere per recuperare la spada dalla bocca del capo nemico, puntando la suola dello stivale sulla
fronte dell'uomo, prima di liberare la lama. Macrone gli si affianc, affannato, mentre i Germani
correvano gi lungo la strada per inseguire gli scagnozzi di Narciso. L'uomo che portava lo stendardo
si avvicin, e Catone gli fece cenno di restare dietro di loro, mentre lui e Macrone si affrettavano a
svoltare l'angolo, ritrovandosi davanti un viale in leggera discesa. Il carro era a circa un centinaio di
passi di distanza e sobbalzava sul lastricato, mentre il guidatore cercava di controllare i muli e le
persone correvano via dalla strada, gridando spaventate. Narciso era accanto all'uomo e si reggeva con
tutte le forze al carro. Si gir a guardare per un attimo i due ufficiali, prima di voltarsi di nuovo. I
veterani correvano dietro al carro per salvarsi la vita, mentre i Germani li inseguivano con urla assetate
di sangue e trionfo. Il carro!, url Macrone, indicandolo. Dobbiamo prenderlo. Insieme a quel
bastardo di Narciso. Fece per correre gi per la collina, ma Catone allung un braccio per fermarlo.
No. Siamo quasi all'accampamento. Dobbiamo prima gestire i pretoriani. L'argento pu attendere.
Stava ansimando, e fu costretto a prendere un respiro profondo, prima di gridare: Optio! Optio,
richiama i tuoi uomini!. L'ufficiale germano era davanti ai suoi, roteando la spada sopra la testa e
urlando incoraggiamenti ai compagni, mentre correvano lungo la strada, massacrando i veterani troppo
lenti per sfuggire alla loro furia. Catone si port una mano alla bocca e lo chiam di nuovo, ma l'optio
era troppo lontano ed esaltato dal combattimento per sentirlo. E questo, ansim Macrone,  il
motivo per cui quei bastardi dal culo peloso non entrano nelle legioni. Sono utili in una mischia. Ma in
battaglia, diventano un problema. Catone si rese conto che non aveva senso inseguirli e cercare di
riportare un minimo di disciplina nel gruppo. Era troppo tardi. Una volta sedata la sete di sangue, i
Germani sarebbero gi arrivati dall'altra parte della citt. Era un peccato che Narciso fosse scappato
con il tesoro. Ma Catone trov conforto nell'idea che i cospiratori non fossero riusciti a farlo arrivare ai
pretoriani. Con un sibilo di impazienza, rinfoder la spada insanguinata, per poi raddrizzarsi con le
spalle e indicare la strada verso il campo. Lanci uno sguardo a Macrone e al vessillifero. Siamo solo
noi tre, adesso. Macrone rinfoder a sua volta la spada. E allora speriamo che i pretoriani siano
ancora pronti a rispettare lo stendardo imperiale, altrimenti ti ritroverai in catene per l'omicidio di
Granico, nel migliore dei casi. Altrimenti, la tua testa finir per decorare la torretta di guardia del
campo entro un'ora. Catone guard l'amico e si accigli. Grazie tante per il discorso di
incoraggiamento. D'accordo, andiamo.
...
.
...
Capitolo 33.
...
.
...
Abbassa lo stendardo e coprilo, ordin a mezza voce Catone, mentre si avvicinavano al grande
spazio aperto della piazza d'armi davanti all'accampamento. Il vessillifero esit, e Catone ripet
l'ordine con forza. Questa volta, l'uomo abbass lo stendardo in orizzontale, cambiando la presa, e lo
copr con il mantello. Con la pelliccia di lupo sull'elmo e l'asta in mano, tutti l'avrebbero riconosciuto
per ci che era, ma c'erano moltissimi vessilliferi nella guardia pretoriana, e uno in pi non avrebbe
attirato l'attenzione. Tre coorti si erano gi radunate sulla piazza d'armi, e altri uomini stavano uscendo
dall'arco della porta principale per prendere posizione nello schieramento. Per la maggior parte, erano
gi armati, ma alcuni stavano ancora sistemando fibbie e stringhe, mentre i compagni trasportavano le
armi per loro. Una scena piuttosto comune in ogni angolo dell'Impero, consider Catone, mentre lui,
Macrone e il vessillifero procedevano lungo la piazza d'armi. Perch nascondere il vessillo?,
domand Macrone. Pensavo che fossimo qui per farci notare. Non finch non avremo un'idea pi
chiara del campo di battaglia, replic Catone. Per adesso, siamo solo ufficiali che portano avanti i
loro compiti quotidiani. Avanzarono attraverso i gruppi di uomini sparsi sulla piazza d'armi,
scambiandosi il saluto militare con i soldati e cenni con gli altri ufficiali. Una volta alla porta, Macrone
alz la voce. Fate spazio! Ufficiali in arrivo!. I pretoriani si affrettarono a scostarsi, e un attimo dopo
i tre si trovarono all'interno dell'accampamento. Catone fece cenno ai compagni di spostarsi di lato, per
poter dare loro le necessarie istruzioni. Not l'espressione nervosa sul volto del vessillifero e si rivolse
a lui per primo. Come ti chiami? Erio Rutilio, signore. Bene. Ora ascoltami, Rutilio. Sei il
vessillifero dell'imperatore. Sei stato scelto per questo onore perch ti sei saputo distinguere. Ora il tuo
imperatore ha bisogno che tu lo faccia di nuovo. Fa' quello che ti dico senza esitare, e ce la caveremo.
Se qualcuno dovesse notare un minimo dubbio nella tua espressione,  probabile che finiremo male.
Sono stato chiaro? S, signore. E allora su quelle spalle, petto in fuori e in alto il mento. E quando
dar l'ordine, assicurati che il vessillo imperiale sia in alto, dove tutti possano vederlo. S, signore.
Bene. Macrone, voglio che tu torni alla nostra caserma. Raduna la centuria e raggiungimi al quartier
generale. Fai allontanare le sentinelle e sostituiscile con i tuoi uomini. Devi entrare nell'edificio
principale a tutti i costi. Voglio che tu e il resto della centuria siate pronti a sostenerci, se le cose non
vanno come speriamo. Macrone schiocc la lingua. Le cose non vanno come speriamo da quando
siamo entrati nella guardia pretoriana. Perch dovrebbero cambiare proprio adesso? Comunque, sar l,
ragazzo. Non temere. Batt una pacca sulla spalla di Catone e si gir per correre via verso le caserme
della Seconda coorte. Catone accenn in direzione del quartier generale. Andiamo. Lui e Rutilio
avanzarono lungo il viale principale, da un lato rispetto alla fila di uomini che uscivano dalle caserme,
dirigendosi verso la porta principale. Catone tenne la testa un po' china in avanti, per cercare di
nascondere i lineamenti e non farsi riconoscere dai passanti. Ma, pungolati dai loro ufficiali, gli uomini
ebbero appena il tempo di lanciare uno sguardo vago verso i due, e Catone e il vessillifero raggiunsero
l'arco che conduceva al complesso del quartier generale senza incidenti. C'erano due uomini di
sentinella ai lati della porta, e scattarono sull'attenti al passaggio di Catone. Dall'altra parte dell'arco
c'era un ampio cortile racchiuso tra file di colonne, in fondo al quale si trovava un lungo edificio a tre
piani. Altri quattro pretoriani erano davanti all'entrata, e Catone mantenne un passo sicuro mentre
superava il cortile e saliva la breve rampa di scale. All'interno dell'edificio, un ampio spazio con il
soffitto a volta era illuminato dai raggi di sole che scendevano da alte finestre. Da un tavolo poco
distante dall'entrata, un optio si affrett ad alzarsi, notando l'ufficiale in arrivo. Catone prese la piccola
tavoletta di cera infilata alla cintura e la mostr all'optio. Ordini dal palazzo. Per gli ufficiali anziani.
Sono nella sala riunioni? S, signore. Secondo gli ordini del prefetto Burro. Catone annu e si gir
verso il corridoio che conduceva alla mensa degli ufficiali. Un momento, signore! Ma tu non sei forse
il prefetto Catone? Catone si sent serrare lo stomaco, ma si costrinse a restare calmo, guardando
l'optio. S, esatto. Immagino che tu non abbia saputo che l'assassino del senatore Granico  stato
catturato, e quindi sono stato dichiarato innocente. Ah no, signore. Bene, ora lo sai. Sono qui
per ordine diretto del prefetto Burro e dell'imperatore. Rutilio,  tempo di mostrare il vessillo. Il
vessillifero sfil via il mantello dall'asta e la sollev, in modo che il disco dorato con il volto di Nerone
sopra a un sole giallo in campo azzurro fosse ben visibile. Mentre lo stendardo veniva sollevato, un
raggio di sole colp il disco, facendolo brillare in mezzo al pulviscolo scintillante. Riconosci il vessillo
imperiale? S, signore. E allora hai le prove che ti servono per riconoscere la mia autorit. Resta
qui al tavolo e assicurati che io non venga interrotto. S, signore. L'optio gli rivolse il saluto
militare e chin il capo davanti allo stendardo, mentre Catone faceva cenno a Rutilio di seguirlo. I due
passarono oltre le porte aperte della mensa e si avvicinarono alla porta della sala riunioni. Catone
rallent e inspir a fondo, prima di afferrare la maniglia e spingere. In fondo alla lunga stanza si ergeva
una pedana, e diverse panche erano sistemate in fila di fronte a essa. L'aria era piena del brusio delle
conversazioni dei centurioni e dei tribuni in attesa di Burro, perch spiegasse loro i motivi di
quell'assemblea generale mattutina. Quando Catone entr, quelli sul fondo della stanza si voltarono
verso di lui. Si ferm a sciogliere la cinghia dell'elmo e se lo tolse. Per Giove. Un centurione si
alz quasi dalla panca.  lui, il prefetto Catone. Altre teste si voltarono e la conversazione cess.
Catone avanz tra le panche fino alla pedana e ne risal i due gradini prima di voltarsi verso gli ufficiali
riuniti. Fece cenno a Rutilio di fermarsi alla sua destra, a due passi di distanza. Mentre guardava gli
uomini nella sala, not i loro volti attoniti e sorpresi. Non c'erano allarme o ostilit, ancora. A quel
punto, not un tribuno giovane che riconobbe, in prima fila. Cecilio, vieni qui. Il tribuno si alz,
incerto, ma non si avvicin, lanciando un'occhiata al suo superiore per capire cosa fare. Muoviti,
soldato!, scatt Catone. Il tribuno si affrett a raggiungerlo e prese la tavoletta di cera che Catone gli
tendeva. Leggila a voce alta, in modo che tutti sentano. Cecilio si schiar la gola e prese un respiro.
Sua maest imperiale ordina che tutti gli ufficiali e gli uomini della guardia pretoriana obbediscano al
possessore di questo messaggio, che agisce in nome dell'imperatore e compie la sua volont. Chi si
rifiuter di obbedire sar considerato un traditore e condannato di conseguenza. Io, Nerone Claudio
Cesare Augusto Germanico, confermo tutto questo con il mio sigillo. Il tribuno abbass la tavoletta.
 controfirmato dal prefetto Burro. Catone recuper la tavoletta e si posizion con i piedi ben
piantati sulla pedana e le gambe leggermente aperte, mentre si rivolgeva agli ufficiali. Queste sono le
mie credenziali, signori, confermate dalla presenza dello stendardo imperiale. Sono stato
temporaneamente nominato comandante della guardia pretoriana. E voi siete tutti sotto i miei ordini.
Dov' Burro?, domand una voce dal centro della stanza. S!, le fece eco un'altra. Dov' il
prefetto? Silenzio!, sbott Catone, con un'occhiata di fuoco. Burro sta proteggendo l'imperatore
nel corso di questa emergenza. Quale emergenza?. Il tribuno Terzillio, comandante della Terza
coorte, si alz e indic Catone. Che sta succedendo qui? L'ultima volta che ho sentito parlare di te, eri
ricercato per omicidio. Ci fu un coro di domande a voce alta da altri ufficiali, e Catone si riemp i
polmoni d'aria. silenzio! Silenzio, dannazione a voi!. Le voci si zittirono, e lui continu: Non c'
tempo per mettere in discussione gli ordini dell'imperatore. E non avete il diritto di farlo. Vi basti
sapere che ho la sua completa fiducia, perci farete ci che vi ordino, finch sar richiesto. Mentre vi
sto parlando, dei traditori stanno cercando di conquistare la citt, deporre l'imperatore e sostituirlo con
Britannico, che diventerebbe il fantoccio di chi guida la cospirazione. I pretoriani proteggeranno il
palazzo imperiale e prenderanno il controllo del Senato, delle porte della citt e del fiume. Arresteranno
inoltre i traditori e li terranno in custodia finch l'imperatore non decider il loro destino. Fece una
pausa. Dovete anche sapere che un certo numero di pretoriani, sia ufficiali che soldati,  tra i traditori.
Saranno giudicati insieme agli altri. Ma dovete fare attenzione a loro. Nel frattempo, obbedirete ai miei
ordini, e a me soltanto, senza esitazione. Sono stato chiaro?. Terzillio alz la mano. Catone, sono
certo di parlare a nome di molti di noi, quando ti chiedo come mai quell'ordine non ti nomina
specificamente. Potresti aver intercettato la persona che aveva con s la tavoletta e potresti avergliela
sottratta. Per quel che ne so, potresti essere dalla parte di chi complotta contro l'imperatore. Catone
indic lo stendardo imperiale.  per questo che Rutilio  qui con il vessillo. Alcuni di voi lo
riconosceranno di certo, e io so che si  guadagnato la fiducia di Burro e di Nerone. Per rispondere alla
tua domanda, non sono l'unico ufficiale inviato qui per dare l'allarme. Si indic il sangue secco che
gli macchiava il volto e l'armatura. Se non ce l'avessi fatta, il mio compagno avrebbe preso il
comando al mio posto. Terzillio scosse la testa. Non mi basta. Non sono pronto a fidarmi della tua
parola, riguardo a questa faccenda. Voglio una conferma dal palazzo imperiale, prima di sollevare un
dito per obbedire ai tuoi ordini. Alcuni degli altri annuirono, concordi, e Catone serr la mascella e
rispose: Come ho gi dichiarato, questa scelta sar considerata un tradimento. E poi. Il rumore di
stivali nella sala principale arriv alle orecchie di chi era nella stanza delle riunioni, e Catone accenn
un sorriso, mentre Macrone e i suoi uomini comparivano sulla soglia, subito dopo. Il centurione ordin
loro di schierarsi lungo le pareti e rivolgersi verso gli ufficiali, prima di posizionare le lance dritte
accanto a loro. Credo che questo risponda a qualsiasi vostra domanda sulla legittimit della mia
autorit, dichiar Catone. Se Terzillio o altri di voi vogliono metterla in discussione, fatelo sapere
ora. Il tribuno fece per rispondere, ma alla fine scosse la testa. Nessun altro parl, e Catone annu.
Molto bene, immagino che non ci siano altre domande. Adesso andr a parlare agli uomini, e voi
avrete i vostri ordini subito dopo. Prima che qualcuno potesse ancora interromperlo, url: Siete
congedati!. Non ci furono gesti da cerimoniale, mentre Catone saliva in fretta i gradini del podio e si
avvicinava alla ringhiera. Gli altri ufficiali superiori si schierarono dietro di lui, e gli ultimi centurioni
fecero disporre i loro uomini e si posizionarono alla destra delle unit. Macrone e i suoi si fermarono
dietro al podio, per controllare che gli ufficiali non cambiassero idea all'ultimo momento tentando di
creare problemi. Sulla vasta piazza d'armi tutto era fermo, a parte il movimento lieve dei vessilli e lo
scintillio del sole sugli elmi lucidi. Quasi seimila uomini, e Catone sent sulle spalle tutto il peso del
suo compito, come Atlante con il mondo sulla schiena. Un passo falso, e tutto sarebbe crollato. Da
bambino, spesso aveva letto dei grandi discorsi degli uomini politici davanti al Senato e al popolo
romano, o dei generali che si rivolgevano ai loro soldati prima di una battaglia, e non aveva mai
immaginato che un giorno sarebbe successo anche a lui. C'era un terrore, in un momento del genere,
che non aveva mai considerato, e lo sent afferrarlo come un pugno di ghiaccio, mentre fissava
quell'oceano di volti davanti a lui. Prese un respiro profondo e si stacc dalla ringhiera, sollevando la
mano destra e iniziando a parlare con tutta la voce che aveva nei polmoni: Compagni della guardia
pretoriana! Sono Quinto Licinio Catone, tribuno della Seconda coorte e prefetto degli ausiliari.
Quando annunci il proprio nome, ci fu una certa agitazione, tra i ranghi, e un brusio il cui tono gli
sembr pericoloso. Continu in fretta: Alcuni di voi hanno servito con me da legionari. Molti di voi
hanno combattuto al mio fianco nella recente campagna di Spagna, quando la Seconda coorte ha
sconfitto la potenza dei ribelli ad Argentium, ed  stata premiata per il suo coraggio dall'imperatore
Nerone. Gli altri di voi sapranno che l'imperatore Claudio mi ha donato una lancia d'argento per i miei
meriti in Britannia. Non ho bisogno di nessuno che confermi la mia lealt verso Roma, verso il popolo
romano e il suo imperatore. L'ho dimostrata stando spalla a spalla con i miei compagni e versando il
mio sangue insieme a loro. Roma  la mia signora, e a Roma offro la mia fedelt e la mia vita come
ogni soldato dovrebbe fare. Ogni Romano. Fino all'ultimo respiro. Eppure, ci sono dei traditori, nella
nostra capitale. Persone che vorrebbero tradire la nostra sacra Roma e l'imperatore che gli di hanno
scelto per noi. Strinse la ringhiera tra le mani e si pieg in avanti, continuando: Fratelli, vi dico che
questi traditori sono tra noi, proprio adesso! In questo stesso momento, stanno cospirando per toglierci
il nostro imperatore. Vogliono sostituirlo con un usurpatore che controlleranno come un fantoccio.
Vogliono consegnare il potere a un gruppo di politici!. Sollev il pugno e lo scosse. Glielo
permetteremo, fratelli? No!, url una voce. Lunga vita a Nerone!. Qualcun altro ripet il grido,
ma Catone cap che non era abbastanza. La maggior parte dei soldati rest immobile e non parl.
Alcuni sbuffarono, prima di essere zittiti dai rispettivi ufficiali. D'accordo, borbott Catone, tra s e
s. L'appello al patriottismo, a quanto sembrava, non era abbastanza. Avrebbe dovuto toccare in un
altro modo il cuore di quegli uomini. Sollev le mani e le abbass per chiedere il silenzio, poi continu
in un tono pi calmo e controllato. Fratelli, lasciatemelo dire: questi cospiratori non stanno tradendo
soltanto il loro imperatore, ma vogliono tradire anche noi: vogliono smantellare la guardia pretoriana e
trasferirci nelle legioni!. Questa volta, la reazione fu generale, un misto di ansiti di sorpresa e urla di
indignazione. Catone lasci che si sfogassero, prima di richiedere il silenzio. S, fratelli. E, quel che 
peggio, non onoreranno il premio che Nerone ha giurato di pagare a tutti i pretoriani proprio qui e oggi.
Il nostro imperatore ha saputo della congiura. Condivide la vostra rabbia e mi ha inviato a dirvi che ha
giurato di pagare a tutti il premio promesso, e anche di pi. Questo vi giura, con la fermezza della
roccia su cui  costruito il tempio di Giove. Ogni uomo che si considerer fratello di Nerone sar
riccamente ricompensato, proprio come un fratello. Questo  il suo giuramento. Siete con lui, fratelli?.
Questa volta ci fu un urlo assordante, mentre centinaia di uomini sollevavano le lance e le scuotevano,
tanto da far sembrare la piazza d'armi un lago in tempesta. Catone sollev le braccia verso il cielo.
Siete con lui, fratelli? E allora chiamate il suo nome! Lasciate che i nostri nemici lo sentano, e
sappiano che siamo leali al nostro imperatore Nerone!. Migliaia di bocche si aprirono per ruggire quel
nome, che riecheggi lungo le mura del campo e degli edifici circostanti, amplificando il rumore delle
grida in un costante crescendo. Catone si un al coro, spingendo il pugno in aria per enfatizzare il ritmo.
Continu ancora per un attimo, prima di riabbassare il braccio e arretrare lentamente, girandosi verso i
tribuni. La sua espressione si fece fredda e determinata. Non ci sono cospirazioni, qui. Quegli uomini
faranno a pezzi qualsiasi ufficiale che non mostrer la sua completa lealt all'imperatore, e in questo
momento, io faccio le sue veci. C' qualcuno, qui, che vuole mettere in discussione la mia autorit nel
comando della guardia pretoriana?. Nessuno apr bocca. Bene, allora ecco i vostri ordini.
Assicuratevi che vengano eseguiti alla lettera. Fece una pausa e li fiss di nuovo. Dov' il tribuno
Cristo? Non  all'accampamento, rispose Terzillio. E allora dove? Ha avuto ordine di portare
met della sua coorte alla porta Flaminia, questa mattina molto presto. Catone si fece avanti. E
perch doveva farlo? Per offrire una guardia d'onore al legato Pastino, accompagnandolo in citt. O
almeno,  quello che ho sentito dire. Catone serr la mascella. Era gi troppo tardi. Ormai Narciso e i
suoi compagni dovevano aver aperto le porte della citt a Pastino e alla sua legione, per entrare a Roma
e conquistare il potere.
...
.
...
Capitolo 34.
...
.
...
C'era solo un'unit di cui Catone si poteva fidare del tutto, per riconquistare la porta Flaminia: i suoi
uomini della Seconda coorte. Decise di portare con s anche la Terza, comandata da Terzillio, per avere
supporto, mentre la maggior parte delle altre unit fu mandata a tenere al sicuro le altre porte, in caso vi
fossero altri tentativi di entrare. La coorte rimanente, la Decima, fu inviata a proteggere il palazzo
imperiale. Perch hai deciso di portare Terzillio con noi?, domand Macrone, mentre marciavano
rapidi lungo la strada che si snodava sulla cresta del Viminale. Davanti a loro, i civili alzarono lo
sguardo, al rumore degli stivali militari sul selciato, e si affrettarono a chiudersi in casa. Sai come si
dice: tieniti stretti gli amici, e ancora pi stretti i nemici. Non mi fido di lui. E ti sembra un buon
motivo per permettergli di coprirci le spalle? Se prova a tradirci, lo abbatter con a mia stessa spada
e trover qualcun altro che comandi la Terza. E ora, risparmia il fiato per affrontare il nemico. Era un
modo brusco di mettere fine a una conversazione, ma la mente di Catone stava gi pensando alle forze
in gioco. Le difese di Roma erano soltanto nominali. La citt si era estesa oltre le Mura Serviane gi
due secoli prima, eppure c'erano ancora, seppur assimilate da altre strutture. Restavano le torrette,
gestite da uomini delle coorti urbane, addestrati e armati per affrontare disordini civili, ma del tutto
incapaci di difendere Roma da professionisti della guerra come i legionari. Oltre la linea delle antiche
mura, la citt si estendeva sul Pincio e fino al Tevere, e l'unica barriera sulla strada della Sesta legione
era una porta per il pagamento del pedaggio, vicino al fiume. Quella, e un fossato con delle torrette
costruiti per controllare chi entrava e usciva dalla citt, assicurandosi che pagassero il pedaggio. Se
Catone non fosse intervenuto, Pastino e i suoi legionari avrebbero eliminato gli uomini delle coorti
urbane senza fatica e avrebbero marciato dritti lungo la via Flaminia, fino al cuore di Roma. Niente
avrebbe potuto fermarli fino ad arrivare alle mura e alla porta Flaminia. Era l che si sarebbe deciso il
successo o il fallimento della cospirazione, cap Catone. Quello, e la vita o la morte di Lucio. Quel
pensiero lo spron, e fu tentato di ordinare ai suoi uomini di affrettare il passo e mettersi a correre. Ma,
al contrario degli uomini che aveva affrontato con le guardie del corpo germaniche, le truppe di Pastino
erano pesantemente armate, ed era fondamentale che i pretoriani non fossero stanchi, quando fosse
stato il momento di combattere. Mentre lui marciava per affrontare la Sesta legione, si rese conto che
nel frattempo l'imperatore e i suoi consiglieri stavano gestendo altri elementi della congiura, e si sent
frustrato all'idea di non sapere come stesse andando il resto della partita. Per quel che ne sapeva,
Nerone poteva essere gi morto, insieme a Pallante, Burro e gli altri, e lui e i suoi uomini potevano
essere sul punto di gettarsi in una battaglia inutile contro i legionari. Nonostante il suo discorso di poco
prima sulla lealt e l'onore, Catone sarebbe stato pronto a cambiare di nuovo fazione, se avesse capito
che i cospiratori avevano vinto. Era stato ormai contaminato dal cinismo di coloro che facevano
politica per i loro interessi personali, pens. Ma sapeva anche che una battaglia inutile non avrebbe
condotto ad altro che alla morte di centinaia dei suoi compagni, e nessun ufficiale aveva il diritto di
condurre i propri uomini a una fine inutile, se poteva essere evitata. Vide davanti a s il vasto tetto
coperto di tegole del Foro di Augusto, vicino alla porta Flaminia. Due uomini in tunica erano in attesa
all'incrocio in fondo alla strada; Catone li riconobbe come i pretoriani che aveva spedito davanti alla
colonna. Alz una mano per fermare le due coorti alle sue spalle e fece cenno a Macrone di avvicinarsi,
per andare insieme a parlare con l'avanguardia. Quando gli uomini si fermarono, riusc a sentire i passi
soffocati di altri soldati nelle vicinanze. L'optio in attesa mand avanti il soldato che era con lui per
tenere d'occhio la situazione mentre andava a fare rapporto a Catone.  troppo tardi, signore. Il
prefetto Cristo e i suoi uomini hanno gi conquistato la porta, e i primi della Sesta legione sono gi
oltre le mura. Quanti ne sono entrati in citt, finora? Stavano gi marciando oltre la porta, quando
abbiamo preso posizione, signore. Non saprei dire quanti. Catone fece una smorfia e si massaggi il
mento ispido di barba. Non possiamo farci niente. Dobbiamo attaccare subito. La porta deve essere
chiusa. Due coorti contro dieci?. Macrone pieg la testa di lato. Non credo che abbiamo molte
possibilit, signore. Ma non combattiamo in campo aperto, quindi non sono terribili. Utilizzeremo le
strade, per aiutarci. Li sconfiggeremo uno a uno, se necessario. Catone si rivolse all'optio. Torna alla
colonna e trova il tribuno Terzillio. Digli di portare la sua coorte tre strade pi in alto e di tenersi pronto
ad attraversare la Flaminia. Deve aspettare di sentirci attaccare gli uomini alla porta. Digli che dovr
combattere su due fronti. Dovr tenere a bada gli uomini gi in citt e fare in modo che met dei suoi
uomini avanzi verso le porte, per unirsi a me. Sono stato chiaro? S, signore. Vai. Mentre l'optio
correva su per la salita, oltre i ranghi serrati dei pretoriani, Catone sbirci con cautela oltre l'angolo
dell'incrocio. L'altro uomo mandato in avanscoperta era poco pi avanti, acquattato dietro a un carro
pieno di balle di fieno. Macrone, porta avanti gli altri centurioni. Torno tra un attimo. Catone corse
verso la sentinella, si slacci l'elmo e se lo mise sotto un braccio per evitare che la cresta fosse notata
da lontano. Quando raggiunse il carro, guard oltre il bordo di ferro della ruota e vide che la strada
continuava per altri cinquanta passi, prima di incrociare la pi ampia via Flaminia. Dei legionari, a file
di quattro, stavano marciando in fondo alla strada. Alla destra di Catone c'era un'altra via, che sbucava
su un piccolo cortile sul retro delle mura. Si raccolse e scatt nel vicolo. Poco prima dell'ingresso del
cortile c'era uno stretto vicolo che puntava verso la porta; in fondo, not alcuni degli uomini della
coorte di Cristo intenti a tenere d'occhio l'entrata. Non c'era tempo per valutare meglio la situazione, e
torn di corsa alla colonna per dare gli ordini. Macrone e gli altri centurioni erano in attesa, e Catone
spieg in fretta il piano, descrivendo le strade nei dintorni e assegnando i ruoli a ciascuna centuria.
Petilio, Porcino, portate i vostri uomini nel vicolo e attaccate la porta. Non fermatevi per nessun
motivo e combattete con tutte le vostre forze. So che quegli uomini sono vostri compagni d'armi, ma
non possiamo esitare nel fare ci che dobbiamo.  fondamentale che la porta venga chiusa.
Attaccheremo nell'intervallo tra le coorti, mentre entrano in citt. Questo ci garantir la migliore
possibilit di successo.  chiaro? S, signore. Il resto della coorte attaccher nella strada pi
vicina. Macrone e Placino, voi andrete a sinistra e colpirete alle spalle i legionari gi entrati. Fateli
arretrare pi che potete. Io guider gli altri contro la porta. Ignazio e Nicolis, voi seguirete con i vostri
uomini Placino e andrete a destra. Colpiremo Cristo e i suoi da due lati. Con un po' di fortuna, saranno
colti abbastanza di sorpresa da permetterci di riconquistare la porta, chiuderla e tagliare fuori le coorti
che non sono ancora entrate. Ci sono domande? No? E allora buona fortuna, signori. Non appena
sentirete lo squillo della tromba, dovrete entrare in azione. Gli altri centurioni si girarono e corsero
via, lasciando Macrone al fianco di Catone. Sarei un bugiardo se dicessi che mi fa piacere combattere
contro i nostri, comment il centurione. Non possiamo fare altrimenti, replic Catone, secco, per
poi lanciare un'occhiata all'amico. Ma hai ragione. Fa schifo. Speriamo che Narciso e i suoi compagni
la paghino per ogni goccia di sangue che sar versata oggi. Ne dubito. Quell'uomo  sfuggente come
un maiale unto e ha pi vite di un dannato gatto. Deve essere inchiodato. A una croce, se possibile.
Se succeder, sar io stesso a inchiodarcelo personalmente. Ma ci penseremo pi tardi. Abbiamo del
lavoro da fare, adesso. Fai avanzare i tuoi uomini fino a quel carro. Tieni il trombettiere al tuo fianco.
Catone lasci Macrone a organizzare gli uomini e torn al carro, abbassandosi accanto all'uomo di
vedetta. Sempre la stessa coorte? S, signore. Anche se non possono esserci pi di due centurie
prima della prossima. Catone annu e appoggi la spalla contro il giogo del carro, sollevato in alto
quando il veicolo era stato parcheggiato sul lato della strada, fuori dal perimetro della bottega di un
maniscalco. Abbassando lo sguardo, not un paio di cunei che bloccavano le ruote pi grosse sul retro
del carro. Il rumore di stivali in avvicinamento annunci l'arrivo degli uomini di Macrone, e il
centurione ordin loro in silenzio di spostarsi al lato della strada, facendo sapere di stare pronti alla
carica, prima di riunirsi con Catone. I ragazzi sono pronti. Bene. Aspetta qui. Catone si sistem tra
il carro e il muro, sperando che nessuno dei legionari portasse lo sguardo nella sua direzione. C'era un
arco, nel cortile della bottega, e si affrett all'interno. Una parete era coperta degli strumenti del
mestiere, appesi a chiodi di legno e ganci di ferro. Un forno a carbone era al centro del cortile, con un
sottile filo di fumo che si sollevava dal focolare. In un angolo c'era una scopa. La prese e ne spinse
l'estremit nel forno, osservando lo spostamento d'aria che sollevava scintille e faceva riaccendere
alcuni dei carboni morenti. Una fiamma si risvegli, e un attimo dopo l'estremit della scopa era
accesa. Ehi! Che cazzo stai facendo?. Catone alz lo sguardo e vide un grosso uomo barbuto uscire
dal capanno dal lato opposto del cortile, mentre si tirava gi la tunica all'altezza della vita. Sta' zitto,
sibil Catone, e torna dentro. Neanche per idea. L'uomo avanz verso di lui, con degli avambracci
che sembravano prosciutti. Ora te ne andrai dal mio cortile, se ci tieni a restare intero. Catone tir
fuori la scopa dal forno e sguain la spada. E tu tornerai dentro a quel cazzo di capanno, se non vuoi
guai. L'uomo arretr, sollevando le mani. Calma, amico. Catone si allontan da lui, tenendo la
scopa in fiamme a una certa distanza. All'ingresso del cortile, aggir il carro. Macrone gli lanci
un'espressione curiosa, mentre Catone spingeva l'estremit della scopa in mezzo alle balle di fieno. Il
fumo si sollev intorno all'asta della scopa, e poi delle fiamme arancioni cominciarono a diffondersi in
mezzo al fieno. Catone lasci andare la scopa e fece cenno all'uomo di sentinella. Stai pronto a
rimuovere i cunei. Macrone, qui. Aiutami con il giogo. Insieme, si allungarono e abbassarono il
grosso palo di legno, poi Catone torn pi vicino al carro. Tu lo guiderai, Macrone. Le fiamme si
stavano estendendo rapide, e il fumo cominciava a invadere la strada. Catone si prepar. Rimuovi i
cunei. La sentinella scatt avanti, afferr il primo blocco di legno e poi corse dall'altra parte del carro
e lo us per spostare il secondo, liberando le ruote. Il carro si spost subito, muovendosi gi per la
leggera discesa verso i legionari che marciavano oltre a porta. Macrone strinse forte il giogo,
mantenendo dritte le ruote anteriori pi piccole, mentre Catone lo spingeva da dietro per fargli prendere
velocit. Le fiamme crepitarono e il fumo si alz sopra i due ufficiali, mentre il carro accelerava.
Continua cos!, ordin Catone, determinato a non far girare il veicolo e a non perderne il controllo
prima che uscisse dal vicolo laterale. L'aria della corsa aliment le fiamme, trasformandole in un rogo
che gli scott la pelle nuda, e lui si costrinse a serrare la presa e a concentrarsi sulla corsa, mentre il
carro accelerava ancora. Attraverso il fumo, vide la fine della strada a una decina di passi di distanza.
Macrone, lascialo andare!. Moll la presa e si stacc per osservare l'impatto. Dalla strada si levarono
grida di allarme, e il carro piomb sul fianco dei legionari, schiacciando degli uomini sotto le ruote e
facendone cadere altri, prima che l'asse anteriore ruotasse e il carro si rovesciasse, facendo rotolare
balle di fieno in fiamme lungo la strada. Catone afferr Macrone e lo spinse su per la via, richiamando
la sentinella. Dai il segnale!. Ci fu un attimo di pausa, poi la tromba suon e, con un ruggito, la
centuria di Macrone caric i nemici da dietro l'angolo, in un gruppo serrato. I due ufficiali sguainarono
le spade e si unirono ai pretoriani che correvano gi per la discesa, raggiungendo la via Flaminia.
Davanti a loro, il lastricato consumato e irregolare era coperto di fieno in fiamme e legionari feriti.
Altri erano in piedi, confusi dall'impatto del carro e dall'improvviso arrivo dei pretoriani, e prima che
potessero reagire, la carica si concluse, con le punte delle lance che affondavano nel fianco della
disorientata colonna di legionari. Macrone piomb alle spalle di un uomo che si era girato per scappare,
e che fin faccia avanti sulla strada prima ancora di poter sguainare la spada. Il centurione lo lasci l e
si volt verso il successivo avversario: un optio che stava portando la mano alla bocca per radunare gli
uomini sparpagliati della sua centuria. Un rapido fendente sul lato dell'elmo lo mand a terra prima che
potesse pronunciare una sola parola, e a quel punto Macrone si ferm per guardarsi intorno, con la
spada sollevata, pronto a colpire al minimo cenno di minaccia. Vide che i suoi uomini si erano fatti
strada nel mezzo delle retrovie della coorte che marciava attraverso la porta. A sinistra, i ranghi
cominciavano a disfarsi, mentre gli uomini si fermavano a guardarsi indietro. Con me!, url
Macrone. Prima centuria, con me! Radunatevi!. Si spinse verso la mischia selvaggia finch non si
allontan dai resti in fiamme del carro, poi sollev la spada e la fece roteare sopra la testa. Il
vessillifero della centuria si affrett a raggiungerlo, insieme ad altri uomini, finch riempirono la strada
da una parte all'altra. Non appena ebbe formato quattro file, Macrone diede l'ordine di avanzare in
direzione del palazzo. Avanti le lance!. La prima fila dei pretoriani sollev le aste sopra la testa, in
modo da colpire davanti a loro e non rischiare di ferire gli uomini alle spalle. Davanti a loro, alcuni
legionari si girarono per combattere, ma la maggior parte arretr di fronte agli scudi ovali e alle punte
delle lance. Macrone vide gli ufficiali che tentavano disperatamente di far voltare gli uomini e far
formare loro una linea di difesa. Non era facile, nel mezzo di uno scontro, e con la formazione che era
stata appena spezzata. E l'attacco non era ancora finito, consider lui, con un sorriso amaro. La tromba
continuava a suonare dalla strada accanto, e pochi secondi pi tardi si ud un altro urlo di battaglia,
mentre Terzillio e la sua coorte attaccarono duecento passi pi avanti, sulla via Flaminia. Li abbiamo
in pugno, ragazzi!, url Macrone ai suoi. Continuate a spingere indietro questi bastardi. Non
permettete loro di riprendersi. La Prima centuria avanz di altri venti passi, attaccando senza piet
coloro che osavano affrontarla. Non pass molto prima che arrivassero alla prima resistenza
organizzata, mentre una fila di pesanti scudi legionari bloccavano loro la strada. Le lame delle spade
corte si affacciarono tra gli scudi e sopra i bordi, e Macrone vide le espressioni determinate degli
uomini che si preparavano a contrattaccare. Cap che la parte facile dell'operazione era finita. Ora si
trovavano nella fase di combattimento ravvicinato, in cui le legioni di Roma eccellevano. Quella
sarebbe stata la vera prova delle capacit dei pretoriani. Fermi, ragazzi! Tenete la linea!. Macrone si
ferm e allarg le braccia, aspettando che i suoi uomini formassero file ordinate. Si rivolse agli uomini
alle sue spalle e prese lo scudo, per poi sollevarlo, allineandolo con quelli dei pretoriani ai suoi fianchi.
Per l'imperatore! Avanzate!. La Prima centuria avanz con Macrone che sceglieva il passo, e la
distanza tra le due fazioni si serr e infine svan del tutto, mentre le file di scudi cozzavano tra loro.
Mentre le aste delle lance scattavano avanti e indietro sopra di loro e le lame delle spade colpivano
all'altezza della vita. Macrone, in mezzo al caos della mischia, piant i piedi a terra, serr i denti e
premette contro lo scudo, cercando di avanzare. Ma nessuna delle due parti cedette e l'aria si riemp del
suono degli uomini che ringhiavano per lo sforzo, dell'ansito dei respiri affannosi e del cozzare degli
scudi, superato dal tintinnio delle lance e delle spade, mentre i due schieramenti si affrontavano. Uno
scintillio metallico sfior il volto di Macrone mentre il legionario davanti a lui e sulla destra tentava un
arco d'affondo per raggiungerlo. Solo il casuale movimento di un compagno lo spinse di lato e gli evit
una grave ferita. In cambio, spinse la spada in diagonale verso l'alto, piantandogliela nel muscolo del
braccio. L'uomo fece una smorfia e tent di liberare il braccio, ma riusc solo ad aprire la ferita ancora
di pi. Allent d'istinto la presa e la spada gli cadde di mano, rimbalzando sul fianco di Macrone prima
di finire sul lastricato con un tintinnio metallico. Pi a destra, Macrone vide la punta di una lancia
piantarsi nell'occhio di un legionario, mentre l'elmo scattava indietro per l'impatto, prima che il
soldato scivolasse via e sparisse alla vista. Quasi subito dopo, il pretoriano alla sinistra di Macrone si
lasci sfuggire un ansito violento e si pieg in avanti, infilzato all'altezza dell'inguine. Fu spinto via
dall'uomo dietro di lui e trascinato indietro nei ranghi finch non spar alla vista e pot accasciarsi per
occuparsi della ferita. Altri pretoriani caddero, e Macrone cap che gli scudi oblunghi delle legioni
erano troppo superiori a quelli leggeri e ovali delle guardie. Solo la capacit delle lance di colpire pi
lontano permetteva di pareggiare minimamente lo svantaggio. L'avanzata dei pretoriani stava gi
rallentando, e adesso, Macrone lo sapeva bene, sarebbe stata soprattutto una prova di forza, mentre le
due fazioni tentavano di respingersi a vicenda. Catone si allontan dalla mischia e si arrampic sul
piedistallo di una piccola statua eretta in onore di una qualche autorit locale, per avere una visuale pi
chiara della situazione. Le due centurie di Macrone stavano mantenendo la linea. In lontananza, not
che la coorte di Terzillio era riuscita a spezzare la linea della legione, intrappolando diverse centinaia di
uomini tra le due formazioni di pretoriani. Oltre quel punto, avanzavano verso la testa della colonna di
Pastino. Nell'altra direzione, gli uomini delle centurie di Ignazio e Nicolis stavano eliminando gli
avversari della retroguardia della coorte da loro assaltata, mentre il resto dell'unit di Catone aveva
schiacciato il tribuno Cristo e i suoi uomini contro la porta. Poco oltre, la strada era libera per cinquanta
passi, prima della testa della successiva coorte. Mentre stava guardando, l'ufficiale in carica ferm i
legionari e corse avanti per comprendere cosa stesse accadendo oltre la porta. Cap che aveva solo poco
tempo per approfittare della cautela dell'uomo. Saltando gi dal piedistallo, fece cenno al vessillifero
imperiale di stargli vicino e si spinse tra le file di uomini fino al punto in cui in suoi stavano
combattendo contro la massa disorganizzata di legionari. Avanz ancora e url: Seconda coorte!
Disimpegnarsi! Disimpegnarsi!. Ignazio e Nicolis ripeterono l'ordine, e i loro uomini si staccarono dal
combattimento, arretrando fuori dalla portata delle spade dei legionari. Soldati della Sesta legione,
state commettendo un tradimento! Qualunque cosa vi abbia detto il vostro comandante, la verit  che 
un traditore che mira a deporre il nostro imperatore! L'imperatore che avete giurato di servire.
Salvatevi. Mettete gi le spade e arrendetevi, o verrete abbattuti l dove siete. Catone fece una pausa
per far capire a tutti le sue parole. Fatelo! Ora!. Ci fu un attimo di immobilit, e Catone concentr la
sua attenzione su un giovane soldato davanti a lui. La mano con cui reggeva la spada stava tremando.
Catone mosse un passo verso di lui e parl con pi gentilezza: Perch dovresti morire per una banda
di traditori? Avanti, ragazzo, non  questa la fine che dovrebbe fare un valoroso legionario. Dovresti
combattere per Roma, non contro di lei. Metti gi la spada e ti giuro che non ti verr fatto alcun male.
Il legionario esit, per poi abbassare la spada, piegandosi e posandola sulla strada insieme allo scudo.
Bravo ragazzo. Hai fatto la cosa giusta. Catone si rivolse a un altro legionario. E ora tu. Sostenne
lo sguardo dell'uomo senza esitare, e anche quel soldato abbass spada e scudo. Altri lo imitarono, e
Catone parl con calma, rivolgendosi a chi era dietro di lui. Non dovete fare del male a nessuno dei
nostri compagni della Sesta legione. Disarmateli e portateli via dalla strada. C' il cortile di un
maniscalco, pi su lungo il vicolo. Teneteli l fino a mio ordine. Ma ricordate, non dovete fare loro
nulla di male, o ne risponderete personalmente a me. Il centurione Ignazio guid avanti i suoi uomini,
radunando i prigionieri e aiutando i feriti a rialzarsi. Nicolis diede ordine di raccogliere le armi,
spostare i cadaveri dalla strada e spegnere le fiamme sul carro e sulle balle di fieno che ancora
bruciavano intorno al veicolo rovesciato. Ma un piccolo gruppo di ufficiali, vessilliferi e veterani
sbarravano la strada verso lo scontro in atto davanti alla porta. Catone li avvicin con cautela. Non ha
senso continuare a combattere. Le vostre truppe si sono arrese. Fate lo stesso, oppure ordiner ai miei
uomini di massacrarvi. Il centurione a capo della coorte sbuff con disprezzo. Sai bene come
funziona, signore. Quelli che si arrendono facilmente non diventano centurioni. Obbedisco solo agli
ordini del legato, signore.  cos e basta. Catone lanci uno sguardo agli uomini intorno a lui, in tutto
una dozzina. E il resto di voi? Anche voi volete morire?. Non ci fu risposta, soltanto cupa
determinazione, sui loro volti. Catone sent la disperazione nel cuore, al pensiero di dover sacrificare
uomini cos valorosi. Ma non c'era tempo per cercare di convincerli. La porta doveva essere chiusa
prima che altri uomini della Sesta legione entrassero a Roma. Sospir e fece un cenno al centurione
Nicolis. Cercate di catturarli vivi, ma uccideteli, se necessario. Nicolis fece avanzare i suoi uomini, e
i pretoriani si chiusero intorno a coloro che avevano scelto la morte al posto del disonore. Quando il
primo violento tintinnio delle spade risuon oltre il fumo del fieno in fiamme, Catone si affrett verso
la porta. Le restanti centurie della sua coorte avevano gi eliminato la maggior parte degli uomini di
Cristo al primo assalto. I sopravvissuti si erano ritirati in uno stretto cuneo davanti all'arco che
incombeva sulla via Flaminia. Catone riusc a vedere la cresta del loro comandante, accanto al vessillo,
intento a urlare parole di incoraggiamento ai suoi uomini. Ma era in netta minoranza numerica, e i suoi
uomini venivano respinti sempre pi indietro. Spingeteli pi forte, ragazzi!, url Petilio al di sopra
della cacofonia della battaglia. Il centurione salut con un cenno Catone, quando corse al suo fianco.
Non reggeranno ancora a lungo, signore. Ma forse abbastanza, comment Catone, notando la
successiva coorte della Sesta legione che correva verso la porta. Recuper uno scudo da un caduto e
richiam due delle sezioni ancora in riga dietro il fronte di combattimento. Voi. A me!. A poca
distanza dalla coda della battaglia c'era un pesante abbeveratoio di legno usato per i cavalli e i muli
quando entravano dalla porta. Catone ordin alla prima sezione di rovesciarlo, e l'acqua si rivers sulla
strada, portando via la sporcizia e scorrendo per un po' in vortici scuri sulle pietre del lastricato. Poi,
lasciando le lance e mettendosi sulle spalle gli scudi, gli otto uomini sollevarono l'abbeveratoio e
Catone li condusse verso il margine della mischia, lungo la strada. Spingendo via i suoi uomini, cre
uno spazio vuoto verso il fronte dello scontro, e a quel punto si ferm per dare un ordine. Gli uomini
con in mano l'abbeveratoio presero una rincorsa di una ventina di passi e attesero, mentre Catone si
faceva strada a forza fino al fronte, spingendo lo scudo contro quello di un avversario e poi
muovendolo con violenza verso l'esterno per fargli perdere l'equilibrio. Era una mossa rischiosa,
perch lasciava il busto scoperto a eventuali attacchi imprevisti, ma lui mosse la spada in un ampio arco
verso destra, per tenere lontani gli uomini di Cristo. Una volta riportati a s scudo e spada, url
l'ordine. Colpiteli, ragazzi!. La sezione di uomini con l'abbeveratoio scatt a correre, prendendo
velocit. All'ultimo momento, Catone si spost e l'improvvisato ariete si schiant contro lo scudo del
pretoriano davanti a lui, abbattendolo. Quelli dietro di lui si spostarono a destra e a sinistra, e la sezione
con l'abbeveratoio piomb attraverso la linea nemica, seguita da Catone e dalla seconda squadra.
Subito, Catone si gir verso il fianco degli uomini di Cristo. Fateli a pezzi!. Con un urlo a pieni
polmoni, caric il fondo della linea nemica, abbattendo un uomo con un colpo brutale dello scudo.
Mentre l'avversario cadeva sulla schiena, Catone abbass lo scudo contro il suo petto, togliendogli
l'aria e lasciandolo boccheggiante. Le due sezioni con lui si gettarono sui nemici, colpendoli e
falciandoli con rapidi e feroci colpi di spada. Pretoriani contro pretoriani. Quella vista fece stringere lo
stomaco a Catone, sebbene sapesse che non c'era alternativa. Quando si resero conto del brutale assalto
sul loro fianco, gli uomini di Cristo cominciarono a ripiegare, allontanandosi dalla mischia. Alcuni
restarono dov'erano e continuarono a combattere. Altri si voltarono e fuggirono dalla porta, lungo la
Flaminia, verso la sicurezza dei legionari in avvicinamento. Fermi!, url loro Cristo. Combattete,
codardi!. Ma ormai la battaglia era finita. Chi poteva stava fuggendo. Gli altri cominciarono ad
arrendersi, gettando le armi mentre si allontanavano dagli uomini di Catone. Lui punt la spada contro
il tribuno. Prendetelo. Non lasciate che fugga!. Cristo ud l'ordine. Rest immobile per un attimo, poi
si gir e corse verso la porta, strappandosi via l'elmo e gettandolo via, prima di infilarsi in un vicolo e
sparire alla vista. Lo avrebbero catturato pi tardi, decise Catone. C'era un compito molto pi urgente
da portare a termine. Correndo oltre i pretoriani che si erano arresi, rinfoder la spada e gett da parte
lo scudo, raggiungendo le porte e premendo le spalle contro le solide assi. Con me! Datemi una
mano!. Diversi uomini corsero avanti, lasciando gli scudi e le lance, e spinsero le pesanti porte,
bloccate sui cardini di ferro. Poi, con un profondo stridio, cominciarono a muoversi sul lastricato.
Catone alz lo sguardo e vide i soldati pi vicini della legione di Pastino a una trentina di passi di
distanza, intenti a correre con tutte le forze per riconquistare la porta e tenere aperta la via per il resto
della legione, cos da poter entrare nel centro di Roma. La distanza si ridusse, ma la porta si chiuse, e
mentre la sbarra veniva sollevata e posizionata sui fermi dei battenti, e poi nell'apertura dall'altra parte
dell'arco, alcuni colpi inutili risuonarono dall'esterno. Ma era troppo tardi. Gli uomini della Sesta
legione oltre la Porta Flaminia non avrebbero preso parte alla battaglia in corso nel Foro, sotto
l'imponente edificio del palazzo imperiale.
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Capitolo 35.
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La strada era disseminata dei corpi dei morti e dei feriti, mentre Catone correva verso Macrone e i suoi
uomini. Aveva lasciato Ignazio e Nicolis a guardia dei prigionieri e a controllare la porta, mentre lui
conduceva le centurie di Petilio e Porcino verso lo scontro che ancora si combatteva intorno al Foro.
Mentre si avvicinavano agli ultimi ranghi dei loro compagni, Catone fece arrestare la colonna e avanz
fino al vessillo della Prima centuria, pi vicino alla linea della battaglia. Macrone rest nelle vicinanze,
ordinando agli uomini di avanzare. Catone gli si avvicin, affannato, e si salutarono con un cenno.
Com' la situazione, qui?. Macrone sanguinava da un taglio al labbro superiore, e sput un grumo di
sangue, prima di rispondere. Li stiamo tenendo a bada, ma con difficolt. C' almeno una coorte delle
loro tra noi e Terzillio e il suo gruppo. Ma stanno gi usando i vicoli per cercare di accerchiarci. Ho
dovuto mandare Placino e i suoi uomini a proteggerci i fianchi. Catone guard di lato, come se potesse
vedere gli scontri combattuti intorno agli edifici circostanti. Accenn un sorriso, a quel gesto sciocco, e
si concentr sullo sconto. Con due centurie in pi, Macrone sarebbe riuscito senza dubbio a mantenere
il controllo sulla via Flaminia e sui vicoli circostanti. Terzillio, d'altro canto, era bloccato tra due
gruppi di avversari e in netta minoranza numerica. Ma Catone non poteva sapere, dal punto in cui si
trovava, come se la stesse cavando il tribuno. Lanci uno sguardo agli edifici ai lati della strada e batt
una pacca sulla spalla di Macrone. Prendi il comando, qui. Torno subito. Prima che Macrone potesse
rispondere, si gir e si spinse sul lato della strada, trovando l'ingresso dell'edificio pi vicino. La porta
era sbarrata, e Catone gonfi i muscoli e ne colp i cardini con un violento calcio. Ci vollero diversi
tentativi, prima che il legno vecchio cedesse e la porta si aprisse verso l'interno. Spinse via le assi
spezzate ed entr nel buio dell'androne. C'era un piccolo ingresso, con alcune porte da un lato di una
stretta scalinata. Corse su per i gradini fino al primo piano, appena in tempo per notare un volto ansioso
che si sporgeva da una porta prima che fosse chiusa di scatto. Arriv dall'altra parte del pianerottolo e
sal la successiva rampa di scale, bussando alla porta di un appartamento che si affacciava sulla via
Flaminia. Aprite! In nome dell'imperatore!. Non ci fu risposta, e Catone fece un passo indietro e
scalci contro la porta. Questa volta, il battente cedette al primo colpo, e lui corse all'interno. Ci fu uno
strillo di terrore, e lui si volt, notando una donna dai capelli scompigliati e tre bambini nascosti in un
angolo. Risparmiaci, singhiozz lei. Abbi piet. Catone distolse lo sguardo, puntandolo verso la
luce che entrava da una bassa apertura verso un piccolo balcone. Attraversando di corsa la stanza, usc
e vide che affacciava sulla strada, abbassando lo sguardo sullo scintillio frenetico delle armature e delle
armi in movimento. Gli uomini combattevano fin gi al Foro. Si sporse dalla ringhiera, cercando di
vedere meglio, e l'intero balcone si spost pericolosamente sotto di lui. Con una mano aggrappata allo
stipite della porta, Catone continu a guardare. Come aveva detto Macrone, c'erano forse quattro o
cinquecento legionari bloccati tra la Seconda coorte e Terzillio e i suoi uomini. Erano stretti, con il
vessillo in mezzo, e non sembravano voler cedere. Pi avanti, Terzillio e i suoi pretoriani erano a loro
volta bloccati tra due gruppi di nemici, ma erano schiacciati in una massa densa, e Catone cap subito
che rischiavano di essere falciati e abbattuti, a meno che non avessero avuto un minimo di respiro. Ma
per farglielo avere, avrebbero dovuto affrontare i legionari davanti a Macrone e ai suoi. C'era un altro
piano, sopra Catone, e poi il tetto dell'edificio. Il cuore e la mente correvano, mentre tornava dentro e
scattava verso la porta, ignorando le nuove preghiere della donna. Corse gi per le scale e usc,
chiamando a s Petilio e Porcino. Centurione Petilio, porta i tuoi uomini in quel vicolo e poi gira al
primo incrocio verso la via Flaminia. Andate avanti e cercate di raggiungere i ragazzi della Terza
coorte. Se vi trovate davanti i legionari, affrontateli e abbatteteli. Porcino, voglio che i tuoi seguano gli
uomini di Petilio ed entrino negli edifici lungo la strada. Raggiungete i tetti e lanciate le tegole sui
nemici. Fate in modo di ferirne il pi possibile, seppelliteli sotto una valanga di detriti! Andate!. I due
centurioni gli rivolsero il saluto militare e tornarono ai loro gruppi, guidandoli di corsa fuori dal viale
pi ampio. Catone vide che la centuria di Macrone era stata costretta ad arretrare di qualche passo,
quando torn al fianco dell'amico, proprio mentre lui si scostava dal fronte e riprendeva fiato, con
l'armatura macchiata di sangue. Cominciano ad avere la meglio su di noi, ringhi. Dovete tenere
duro solo per un altro po', lo rassicur Catone, accennando ai tetti sopra la strada. Stanno per avere
una gran brutta sorpresa. Eh? Vedrai. Dobbiamo soltanto resistere. Catone port le mani alla
bocca, si riemp i polmoni d'aria e rugg: Mantenete la posizione, Seconda coorte! Non cedete terreno
a quei bastardi! Roma  dei pretoriani!. Spingete!, aggiunse Macrone. Respingeteli, ragazzi!. Per
un breve attimo, i pretoriani rinnovarono gli sforzi, con gli stivali che stridevano sulla strada per fare
leva contro il lastricato, mentre spingevano con tutto il peso contro gli scudi. I legionari non arretrarono
che di un passo, prima di spingersi di nuovo avanti. Non c'era molto spazio per usare le armi, in quella
prova di forza, e solo poche possibilit di spingerle nei piccoli spazi che si aprivano tra gli scudi
premuti gli uni contro gli altri. Passo dopo faticoso passo, i legionari cominciarono a spingere indietro i
pretoriani, e Catone cap che se i suoi uomini avessero ceduto, la porta sarebbe stata riconquistata e la
via riaperta per il resto della Sesta legione. Si guard intorno e raccolse uno scudo da uno dei caduti,
poi guard Macrone e il vessillifero imperiale. A me!. Li guid avanti, spingendosi pi vicino alla
prima linea della coorte che pot. Tenendo alta la spada, affond un colpo oltre la spalla dell'uomo
davanti a lui, e la punta rimbalz contro l'elmo di un legionario oltre il bordo squadrato del suo largo
scudo. Catone si alz sulle punte, cambi angolazione e colp la parte scoperta sopra l'orecchio
dell'uomo. Sent la punta penetrare nella carne e nell'osso per un po', e il legionario tent di ritrarsi,
ma non c'era spazio dietro di lui. Il sangue erutt dalla ferita, mentre Catone ritirava il braccio prima
che diventasse un bersaglio, spingendo il peso contro il pretoriano e ottenendo mezzo passo in pi. Da
tutti i lati, riusciva a sentire gli ansiti e i grugniti degli uomini che premevano gli uni contro gli altri, e
cerc di riprendere fiato prima di urlare: Tenete la linea! Ancora un po'!. Macrone pieg le spalle in
avanti e lott per avanzare. Fatemi spazio! Lasciate che li affronti, ragazzi. Mentre si lanciava contro
il legionario pi vicino, per poi abbassarsi abbastanza da riuscire a pugnalare l'uomo al piede, uno dei
pretoriani scoppi a ridere. Dannati centurioni. Sono tutti cacciatori di gloria!. Altri dei suoi
compagni gli fecero eco nella risata, e Catone si domand se avessero bevuto prima di presentarsi sulla
piazza d'armi. O forse erano inebriati dalla frenesia della battaglia? Un movimento attir la sua
attenzione, e alz lo sguardo appena in tempo per vedere una tegola volare nell'aria a una decina di
passi di distanza. Spar alla vista con un tonfo, schiantandosi sull'elmo di un legionario. Un attimo
dopo, si ud un crepitio secco dalla fila di tetti a sinistra, e una salva di tegole vol gi, piombando tra i
ranghi nemici, seguita da una pioggia di calcinacci e da pezzi di legno consumato dal tempo. Grida
d'allarme risuonarono mentre altre tegole scivolarono gi dai tetti pi avanti lungo la Flaminia,
cadendo sui legionari ammassati, abbattendone diversi e seminando terrore e panico tra gli altri, che
cercarono di sollevare gli scudi per proteggersi. Ah!, url Macrone, con gioia. Cos si fa! Ora s che
non avranno pi voglia di combattere. Schiacciateli, ragazzi! Seconda, avanti!. I pretoriani gli fecero
eco e rinnovarono gli sforzi. Iniziarono a respingere i legionari, dapprima di un passo, poi di due, e
infine presero ad avanzare con sicurezza, mentre gli avversari perdevano terreno. Allungando il collo,
Catone riusc a vedere degli uomini che si staccavano dalle retrovie del gruppo di legionari che
continuavano a tenere la linea, per sfuggire alla pioggia di tegole e detriti che cadeva dagli edifici ai lati
della strada. Uno dei centurioni si fece vedere e cerc di radunare gli uomini intorno allo stendardo
della coorte, sollevato dal vessillifero. Un gruppo di soldati, vergognandosi per il suo esempio,
cominci a raggiungerlo. Poi una nuova valanga di tegole piomb sull'ufficiale e sul vessillifero, e
mentre la polvere si sollevava intorno ai corpi, i legionari si girarono e fuggirono in un vicolo laterale.
Altri seguirono il loro esempio, e ben presto non rimase che una quarantina di loro a sbarrare la strada.
Fermi!, grid di colpo Catone. Seconda coorte, fermatevi!. La maggior parte degli uomini obbed
all'ordine, ma un gruppo, trascinato dalla furia della battaglia, approfitt dello spazio aperto per usare
le spade, con affondi e fendenti contro gli avversari. Macrone avanz di qualche passo verso il nemico,
a denti scoperti e con gli occhi in fiamme, prima di fermarsi e arretrare per tornare al fianco di Catone.
Perch ci fermiamo, signore? Li abbiamo messi in rotta. Un mucchio di tegole si abbatt sulla strada
a pochi passi dal punto in cui Macrone era poco prima, esplodendo in frammenti. Fortunatamente,
nessuna colp i pretoriani che non avevano ascoltato l'ordine del comandante. A quel punto, qualcuno
si ferm e si guard intorno, esitante. Cosa aspettate?, url Macrone. Di farvi spaccare quelle teste
dure che avete? Tornate in formazione, prima che vi faccia passare dei guai per insubordinazione!. La
centuria di Macrone torn nei ranghi, e Catone continu a tenerli fermi, mentre le ultime tegole
cadevano sulla strada. Attese finch non fu certo che la situazione fosse sicura, poi ordin agli uomini
di procedere fino al successivo edificio, per poi farli fermare di nuovo. Il lastricato era punteggiato dei
corpi dei legionari, perlopi feriti e storditi, in mezzo alle tegole spezzate. Una nuvola di polvere
galleggiava nell'aria, e gli uomini di entrambe le fazioni tossivano e sputacchiavano. Attraverso la
polvere, Catone riusc a scorgere i legionari rimasti che arretravano davanti alla coorte di Terzillio,
gettando via scudi e spade e arrendendosi. Girandosi verso uno degli uomini, Catone gli ordin di
trovare Porcino e far scendere i soldati dai tetti, facendoli tornare con il resto della coorte. Le tegole
avevano fatto il loro dovere, sebbene Catone gi immaginasse che qualche proprietario degli stabili
coinvolti avrebbe protestato con l'imperatore non appena fosse stato riportato l'ordine in strada.
Macrone, ordina ad alcuni uomini di radunare i prigionieri e tornare all'accampamento. I feriti
dovranno attendere, per ora. S, signore. Macrone gli rivolse il saluto e Catone attravers la strada
fino agli edifici occupati dai pretoriani. Qualche tegola allentata continuava a cadere, mentre procedeva
oltre i legionari che si erano arresi, fino a raggiungere gli uomini di Terzillio, alcuni dei quali erano gi
coperti di una patina di polvere. Il tribuno era sulle retrovie del distaccamento di uomini che
combattevano ancora contro l'avanguardia della Sesta legione. Davanti a loro, la strada scendeva verso
il centro della capitale, sebbene templi e basiliche lo nascondessero alla vista. Come sta andando?
Meglio, ora che non siamo bloccati in una morsa. Terzillio indic la strada. Li stiamo respingendo.
Ho mandato degli uomini nei vicoli laterali a bloccarli. Con la Decima coorte al palazzo, Pastino e i
suoi sono quasi bloccati. Catone annu. Bene. Chiamer rinforzi dalle altre coorti lungo le mura della
citt. I ponti sono protetti. Poi dovremmo avere uomini a sufficienza per chiudere la trappola e spingere
il nemico nel settore dei magazzini. Quando saranno con le spalle al fiume, dovranno arrendersi o
annegare. E se scegliessero di combattere? Speriamo che prevalga il buonsenso, rispose Catone.
 gi stato versato troppo sangue a Roma, quest'oggi. Terzillio schiocc la lingua. La giornata 
appena cominciata, signore. Motivo in pi per fermarli prima possibile, dichiar Catone con
freddezza. Non appena arriveranno i rinforzi, avanzeremo nel Foro e spingeremo via Pastino. E non ci
fermeremo davanti a nulla, finch l'ultimo dei traditori non sar stato arrestato, o sar morto.
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Capitolo 36.
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Doveva essere circa mezzogiorno, per quello che Catone riusciva a vedere, e il silenzio avvolgeva il
centro di Roma, dopo la battaglia. Le due fazioni, per mutuo consenso, si erano staccate e riposavano a
vista. Le strade erano piene di corpi, quasi tutti legionari e pretoriani. I civili erano rimasti lontani dalle
strade, chiudendosi in casa e aspettando l'esito dello scontro. Qualche piccolo incendio era scoppiato
nella confusione, e gli uomini delle coorti urbane avevano avuto il compito di spegnerli, mentre i
soldati meglio addestrati e armati continuavano a combattere. L'edificio del Senato era stato
conquistato, e la maggior parte dei suoi membri era stata accompagnata nel palazzo imperiale. Era stato
detto loro che era una misura di protezione nei loro confronti, ma nessuno dubitava che chi faceva parte
della fazione di Britannico, o che aveva anche solo espresso il suo sostegno per lui non ne sarebbe
uscito vivo. La maggior parte degli ufficiali superiori della guardia pretoriana si trovava lungo il
muretto che circondava il tempio di Giove sul Campidoglio. Sotto di loro si estendeva l'ampia distesa
dei magazzini e dei mercati del Foro Boario, dove Pastino e i rimanenti uomini della legione
resistevano ancora. Il ponte verso l'Isola Tiberina era stato sbarrato ed era sorvegliato dai pretoriani.
Pi a valle, altri uomini di Catone erano a guardia del tempio di Minerva, evitando l'accesso alle
chiatte e agli altri piccoli vascelli della zona dei moli. I legionari non avevano scampo, concluse
Catone. Non restava altro da fare che convincerli ad arrendersi o spazzarli via, se si fossero rifiutati. La
loro unica, labile speranza era quella di trovare un altro modo per raggiungere il centro di Roma,
raggiungendo cos i loro compagni. Ma Catone era piuttosto certo che i pretoriani sarebbero riusciti a
tenere lontano il resto della legione. In ogni caso, secondo gli ultimi rapporti gli uomini della
retroguardia della Sesta legione erano riusciti ad aggirare le Mura Serviane e si erano fermati sulla
strada per Ostia, senza tentare di attaccare la citt. Catone riusciva a vedere lo scintillio delle armature
in lontananza, a sud, a forse due miglia di distanza. Aveva aggiunto quell'informazione al suo rapporto,
appena inviato al palazzo imperiale, dove Burro, Pallante e il resto del circolo interno di Nerone
attendeva con ansia che il pericolo passasse. Catone indic i limiti del perimetro mantenuto in piedi da
Pastino e i suoi uomini. Direi che non ne siano rimasti pi di millecinquecento. Forse addirittura solo
mille. Non abbastanza per farsi strada combattendo. Sono intrappolati e lo sanno. E allora perch non
si arrendono?, domand Terzillio. Perch sono ottimi soldati, ribatt Macrone. Sono legionari.
Combatteranno finch Pastino dir loro di farlo. Ed  ancora pi un peccato. Il tribuno sbuff con
disprezzo. Non mi  sembrato cos, sulla Flaminia. Sono finiti in un agguato, colti di sorpresa. Non
succeder ancora. E se la Sesta  come tutte le legioni in cui ho servito, quegli uomini saranno furiosi
per quello che  accaduto, e decisi a riscattarsi. Terzillio scosse la testa. Voi uomini delle legioni
avete un'alta opinione di voi stessi. Macrone si guard intorno, fissando gli altri ufficiali, alcuni dei
quali erano stati trasferiti anche loro alla guardia pretoriana, e cap dalle loro espressioni cupe che
condividevano la sua comprensione dello spirito indomabile delle legioni incaricate di difendere le
frontiere dai barbari feroci che vivevano fuori dal controllo di Roma. Si strinse nelle spalle. Sto
soltanto dicendo le cose come stanno, signore. Vedremo. Io scommetto che metteranno gi le spade
non appena saremo pronti ad assaltarli di nuovo. Macrone accenn un sorriso di scherno. Accetto la
scommessa, signore. Che somma avevi in mente? Con un po' di fortuna, non ci sar bisogno di alcun
assalto, intervenne Catone, in tono stanco. Mentre radunate gli uomini, cercher di parlare con
Pastino. Le sue truppe meritano una possibilit di sopravvivere. Stanno soltanto obbedendo a degli
ordini. La maggior parte di loro non conosce la verit riguardo al loro ruolo in questa cospirazione. Da
quello che hanno detto i prigionieri, credono che i pretoriani abbiano rovesciato l'imperatore e che
siano stati inviati a sedare una rivolta. Peggio per loro, comment Terzillio. Dubito che
l'imperatore sar clemente e comprensivo come te, prefetto Catone. Forse. Ma per il momento, sono
io al comando, e far tutto quello che posso per mettere fine a questo inutile bagno di sangue. Quindi,
porta i tuoi uomini in posizione e attendi il mio ritorno. Se dovesse accadermi qualcosa, sarai tu a
prendere il comando, Terzillio, e dovrai portare a termine la missione. S, signore. Macrone lanci
uno sguardo ansioso all'amico. Cosa impedir a Pastino di prenderti prigioniero o di ucciderti,
signore? Questo. Catone indic lo stendardo imperiale. Da quel poco che so di quest'uomo,  un
bravo soldato, e onorer un incontro sotto un simbolo benedetto dai sacerdoti di Giove. Vuoi portarlo
per me, Macrone? Sarebbe un onore, signore. Grazie. E, se dovessi sbagliarmi sul conto del
legato, attirer il disonore su di s e su tutta la sua famiglia finch il nome di Pastino sar ricordato.
Catone sorrise. Gli aristocratici romani ci tengono a queste cose. A quanto pare, i legionari non sono
gli unici ad avere un'alta opinione di s. La differenza sta nel fatto che loro hanno fatto qualcosa di pi
per permettersela. Avanti, andiamo. Si gir verso la strada che conduceva gi dal colle e ordin a uno
dei trombettieri di seguirlo. Macrone ridacchi e scosse la testa, prima di recuperare il vessillo
imperiale e procedere dietro al suo comandante. Mentre superavano la discesa del Campidoglio e si
avvicinavano al Foro Boario, i pretoriani in strada si alzarono e osservarono con curiosit il gruppetto.
Superarono anche le loro linee e attraversarono una piccola piazza verso il primo dei posti di guardia
dei ribelli, e Catone fece cenno al trombettiere. Suona due note, conta fino a cinque e ripetile. Sono
stato chiaro? S, signore. Il soldato sollev alle labbra la buccina e soffi forte. Il suono attravers
l'aria, annunciando il loro arrivo. La sentinella pi vicina avvert qualcuno lungo la strada, per poi farsi
avanti a sbarrare il passo a Catone. Fermi! Cosa volete?. Catone si concesse di esaminare l'uomo.
Sembrava sui trentacinque anni, con i lineamenti segnati dal tempo e dalle cicatrici, e c'era sul suo
volto un'espressione di sdegno che sottolineava quanto Catone aveva affermato riguardo al coraggio
dei legionari, solo pochi attimi prima. Sono Quinto Licinio Catone, comandante provvisorio della
guardia pretoriana e prefetto degli ausiliari. Prima ancora, sono stato centurione della Seconda legione.
Lui  il centurione Macrone, e viene dalle legioni, prima di essere diventato un pretoriano. Not la
sentinella sporgere le labbra in un malcelato cenno di rispetto, a quelle parole, proprio come aveva
sperato. Vorrei conferire con Pastino. Il legato  laggi, signore. Il legionario si volt e indic.
Nel cortile del tribunale, all'entrata del Foro Boario. Port una mano alla bocca e grid verso una
squadra di legionari a met strada. Questa gente vuole conferire con il legato!. Un optio fece cenno
di avanzare, e la sentinella torn al suo posto, mentre Catone e gli altri avanzavano oltre. Il trombettiere
fece per sollevare di nuovo lo strumento, ma Catone lo ferm e gli ordin di tornare alla sua unit.
Non ha senso rischiare pi vite del necessario. Vai. Lui e Macrone continuarono a procedere verso
l'optio in attesa, che li osserv da capo a piedi e sembr soddisfatto che non ci fosse nulla di sospetto.
Seguimi, signore. Li condusse oltre gli uomini e svolt l'angolo in fondo alla strada. Ai due lati di
essa, gli edifici residenziali lasciavano il posto a magazzini e uffici di mercanti, oltre al primo dei
mercati specializzati dove i lussi e le necessit dell'Impero venivano comprati e venduti. L, gli uomini
della Sesta legione si stavano impegnando a barricare le strade e a bloccare i vicoli. Un grosso gruppo
di uomini stava usando delle corde per tirare gi una fila di edifici decrepiti dei tempi della Repubblica.
Le rovine di quelli gi demoliti avrebbero impedito gli attacchi dei pretoriani, oltre a dare ai difensori
detriti da lanciare dalle loro barricate improvvisate e dai muri che circondavano i magazzini. Spero
che il nostro amico legato accetti il fatto che il gioco  finito, borbott Macrone. Altrimenti, finiremo
per perdere molti altri uomini. Catone annu. Concordo. L'optio li guid avanti, attraverso le
bancarelle del mercato dei vestiti, alcune delle quali erano ancora piene di mercanzie, per la fretta con
cui i proprietari erano fuggiti per evitare gli scontri sulle strade. Nel cortile del tribunale della capitale,
circondato da colonne, gruppi di feriti erano seduti o sdraiati a terra, mentre i medici della legione si
occupavano di loro, o cercavano di dare conforto ai morenti prima del loro passaggio nel regno delle
ombre. L'ufficio pi lussuoso nel cortile aveva un'insegna appesa all'ingresso: Antonio Cefodo,
l'avvocato pi abile che possiate trovare! Si considerano tutti i casi, a prescindere dalla colpevolezza!.
L'optio si ferm sulla soglia. Degli ufficiali pretoriani vogliono conferire con te, signore!.
Davvero? Falli entrare. L'optio si scost e fece cenno a Catone e Macrone di procedere. L'ufficio
dell'avvocato era grande e ben arredato, con una serie di pergamene sistemate sulle mensole e sgabelli
imbottiti per i clienti posizionati intorno a una scrivania in legno scuro dalle lussuose incisioni. Il legato
era seduto a un angolo della scrivania, mentre un medico si occupava di fasciargli la testa. Pastino era
un uomo magro, sulla quarantina, con un volto affilato e occhi infossati. La sua corazza, un tempo
lucida, era ormai sporca e striata di sangue secco. Rest immobile, per permettere al medico di
procedere nel suo compito. C'era soltanto un'altra persona, nella stanza: un uomo basso e sovrappeso
con una semplice tunica a strisce. Aveva una grossa testa con capelli grigi unti e pettinati all'indietro.
Era seduto in un angolo, con le mani serrate nervosamente in grembo, mentre fissava il confronto tra il
legato e gli ufficiali pretoriani. Chi sareste voi due?, domand Pastino. Sono il prefetto Catone,
signore. E questo  il mio secondo in comando, il centurione Macrone. Catone si raddrizz in tutta la
sua altezza. Sono venuto a chiedere la tua resa. Davvero? Non credi che sia un po' presuntuoso, per
come stanno le cose al momento? Non penso proprio, signore. Vi abbiamo circondato. Avete il
fiume alle spalle. La vostra posizione non potr essere mantenuta a lungo, e se le ostilit dovessero
continuare, si avrebbero soltanto migliaia di morti tra i tuoi uomini e i miei. Sarebbe del tutto inutile,
signore. Sono certo che tu possa capirlo. Certamente. E allora perch tu e i tuoi uomini non fate la
cosa giusta? Smettete di combattere contro di noi e cominciate a lottare contro quel tiranno di Nerone e
gli sciacalli di cui si  circondato. Fallo, e sono certo che potr persuadere i miei amici a dimenticare il
tuo improvviso e spiacevole voltafaccia. Gli occhi del legato scintillarono. Oh, s, prefetto Catone.
Sono al corrente del ruolo che tu avresti dovuto giocare in questa sfortunata faccenda. Se avessi fatto
quello che dovevi, sarebbe gi tutto finito. Nerone sarebbe morto e il Senato starebbe proclamando
Britannico imperatore, proprio in questo momento. Chiunque con un minimo senso dell'onore si
sarebbe unito alla nostra causa senza esitare. Non  troppo tardi per tornare dalla nostra parte. Catone
scosse la testa.  fin troppo tardi, invece, signore. Come ben sai. E poi, non ho mai fatto parte di
questa cospirazione per mia volont. I tuoi complici mi hanno costretto a partecipare. Le stesse persone
che hanno rapito mio figlio e hanno cercato di incastrarmi per l'omicidio del senatore Granico,
fingendo che fosse opera di Pallante. Non credo che questi siano atti di persone con un minimo senso
dell'onore. Il legato fece una lieve smorfia. D'accordo. Non parliamo di onore, allora. Dici di avere
un vantaggio su di me, ma mezza legione  ancora fuori dalla citt.  solo questione di tempo, prima
che trovi un modo per entrare e unirsi ai miei uomini, qui. Il resto della tua legione  sulla strada per
Ostia, signore. A meno che io non sbagli di grosso, quegli uomini intendono aspettare l fino a sapere
l'esito di questo scontro. Non ti salveranno. Pastino ci pens su, riflettendo per un attimo prima di
rispondere. Potrei non vivere abbastanza da vedere la caduta di Nerone, ma lui cadr. Ci sono altre
forze in gioco. Altre forze? Non avrai pensato che le dimensioni della congiura fossero limitate ai
dettagli che ti sono stati rivelati, vero? Avevo sentito dire che fossi pi astuto di cos, prefetto Catone.
In ogni caso, non ha importanza, per me. Se il resto della mia legione non potr arrivare fin qui,  come
se fossi gi morto. Ma questo non mi porta a considerare l'idea della resa. Non sono uno sciocco,
Catone. So come finiscono quelli che combattono ai livelli pi alti dell'Impero e perdono. Conoscendo
Pallante come io lo conosco,  certo che se mi arrender, la mia morte sar estremamente dolorosa e
lunga. La tua non  l'unica morte da considerare, lo interruppe Macrone. Che mi dici dei tuoi
uomini? Che devo dirti di loro? La gran parte di loro va e viene senza lasciare traccia.  come se non
esistessero. Uomini come te, centurione. O perfino come il tuo prefetto. Chi ricorder Catone, nelle
generazioni future? Solo i nomi delle famiglie pi importanti rimangono. Voi aristocratici mi fate
vomitare, cazzo. Davvero. Macrone, questo non ci aiuta. Catone si interpose tra loro. Signore, se ti
arrenderai, ti do la mia parola che ti sar concesso un processo. Il tuo tradimento non  in questione, ma
avrai la possibilit di spiegarti. Con onore. Se invece scegli di costringere i tuoi uomini a morire con te
inutilmente, il tuo nome sar ricordato con infamia. Un processo?. Pastino rise con freddezza e si
rivolse all'uomo seduto in un angolo. Chiediamo al mio ospite laggi cosa ne pensa del processo.
L'ho trovato in questo ufficio, pronto a fuggire con tutti i suoi guadagni ottenuti con inganni e raggiri.
Che ne dici, Cefodo? Di certo un parassita professionista come te, che sa molto poco della verit, e
meno ancora della giustizia, non si farebbe sfuggire la possibilit di appropriarsi del mio denaro e
mentire in mio favore. Allora, mi difenderesti?. L'avvocato fece una smorfia, a quella domanda. Poi si
lecc le labbra, nervoso, e replic nel tono modulato, educato ma moralmente dubbio del suo mestiere.
Non sono certo di essere la persona giusta per questo caso, signore. Potrei raccomandarti Longino?
Lasciami indovinare, meno capace ma pi sacrificabile di te?. Pastino scosse la testa con disgusto.
 un peccato sapere che non sar presente, quando Roma cadr. La prima cosa che avrei voluto fare
sarebbe stata eliminare tutti gli avvocati. Non saresti l'unico a desiderarlo, signore, comment
Macrone, sincero. E neanche l'ultimo, oserei dire. Il legato e il centurione si scambiarono un breve
sorriso di comprensione, prima che il medico finisse di legare la fasciatura e Pastino lo congedasse.
Non mi arrender a te, prefetto Catone. Ti ringrazio per la tua offerta, tuttavia. Immagino tu sia un
uomo pi clemente di quelli che ti danno gli ordini. Signore, ti prego di ripensarci. Ho gi preso la
mia decisione. E ora vi chiederei di andarvene. Catone fece per rispondere, ma cap che non sarebbe
servito a nulla. Annu con tristezza. Come preferisci, signore. Andiamo, Macrone. Aspettate!.
Cefodo scatt in piedi. Portatemi con voi. Siediti!, latr Pastino, puntandogli contro l'indice. Se
ti muovi ancora una volta da quell'angolo giuro che ti taglier io stesso la gola. L'avvocato arretr,
atterrito, e torn nella posizione di prima come un cane bastonato, e Pastino sorrise a Macrone e
Catone. Se c' una buona azione che posso fare, prima della fine,  portare questo viscido verme con
me. Catone salut il legato e Macrone lo imit, e poi i due si voltarono e uscirono dall'ufficio,
superando il cortile e tornando sulla strada che riconduceva al Campidoglio. I legionari li osservarono
in silenzio mentre passavano, e Catone si sent il cuore pesante all'idea di quanti altri buoni soldati
sarebbero morti, a causa del legato e dei suoi amici cospiratori. Quando tornarono al tempio, scoprirono
che l'imperatore e i suoi pi stretti consiglieri avevano raggiunto gli ufficiali di guardia sopra al Foro
Boario. Nerone aveva deciso di indossare l'armatura sopra la tunica porpora e oro, ma
quell'abbigliamento militare non faceva che sottolineare il suo fisico magro e il mento sfuggente. Una
fila di guardie del corpo germaniche proteggeva il gruppo imperiale, e sbarr la strada a Catone. Fateli
passare!, ordin Burro, e i mercenari si fecero da parte. Il prefetto della guardia pretoriana indossava
una corazza argentata che scintillava come uno specchio sopra a una tunica di un bianco immacolato.
Catone non pot che sentirsi in imbarazzo al contrasto tra l'aspetto di Burro e quello di lui e Macrone,
con la sporcizia che copriva i loro volti e le armature, insieme agli schizzi di sangue del violento
scontro per la conquista della Porta Flaminia. Ho saputo che hai chiesto al traditore Pastino di
arrendersi. S, signore. Ebbene? Ha rifiutato di accettare i termini che gli avevo offerto. E
allora morir. Insieme alla maggior parte dei suoi uomini, concluse Burro. Un vero peccato. Ma se 
questa la decisione che ha preso, non posso farci niente. Venite, l'imperatore vuole parlarvi. Condusse
entrambi davanti a Nerone, che era staccato dagli altri, con le mani dietro la schiena mentre osservava,
sotto di s, il terreno occupato dai sopravvissuti della Sesta legione. L'imperatore si volt e appoggi
un fianco contro il parapetto. Sei stato molto bravo, Catone. Hai salvato la situazione, a dire il vero.
Se non fosse stato per te, questi traditori avrebbero potuto portare dalla loro parte i miei pretoriani.
Ho soltanto fatto il mio dovere, maest. Parole da vero soldato leale. Ora il tuo imperatore ti
ringrazia, e puoi restituire il comando dei pretoriani al prefetto Burro. Con tutto il rispetto, maest, il
pericolo non  ancora scongiurato. Dobbiamo sconfiggere Pastino e i suoi uomini. Pallante, che era a
portata d'orecchio, avanz verso di loro. Ce ne stiamo occupando. Mentre tu parlavi con Pastino, sono
stati gi dati gli ordini. Catone lanci uno sguardo a Burro. Ordini? Li finiremo con il fuoco,
continu Pallante. Si lecc un dito e lo sollev in aria. I venti sono a nostro favore; c' una forte
brezza che spira verso il fiume, quindi potremo minimizzare i danni. Catone si scambi uno sguardo
con Macrone, prima di rispondere. Ma ci sono oltre mille uomini, nel Foro Boario, e senza dubbio
molti civili che ancora si nascondono nella zona. Nerone schiocc la lingua. Un vero peccato. Ma
non si pu fare una frittata senza rompere qualche uovo. Molte di quelle uova sono innocenti,
maest. Catone deglut e si costrinse a restare calmo. Ed  possibile che mio figlio sia l, tra i
cospiratori. L'imperatore lo fiss senza un briciolo di emozione. Non  un mio problema, prefetto
Catone. N  colpa mia. Se tuo figlio  l, al momento opportuno ne pianger con te la scomparsa.
Prima che Catone potesse trovare il modo di rispondere a quel cinico commento sulla vita di Lucio, il
segretario imperiale intervenne: Dubito che il bambino sia l.  pi che probabile che sia con
Britannico e gli altri traditori che sono gi fuggiti dalla citt. Catone si gir verso Pallante. Che
intendi dire? Mentre tu ti occupavi dei pretoriani, altri elementi leali all'imperatore si sono occupati
dei cospiratori. Molti senatori sono stati arrestati e le loro case perquisite. Una delle prime  stata la
casa di Vespasiano. Abbiamo trovato il corpo di sua moglie Domizia in uno dei bagni. Si era tagliata le
vene. C'era una lettera rivolta all'imperatore in cui diceva che suo marito non sapeva nulla della
congiura. Questo andr verificato, naturalmente. Vespasiano dovr essere interrogato, per scoprire la
verit. E Lucio? Non era nella casa di Vespasiano, n nelle altre che finora abbiamo perquisito.
Ma Narciso  fuggito dalla citt.  stato visto uscire dalla Porta Ostiense, con una scorta e un carro.
C'era un bambino seduto con lui sul carro. Temo che potrebbe essere tuo figlio. Catone si sent diviso
tra l'angoscia dell'impotenza e il desiderio di fare a pezzi Narciso. Un'immagine di Lucio, con gli
occhi spalancati e colmi di terrore, gli si form nella mente, paralizzandolo per un attimo dall'ansia.
Ne sei sicuro?. Pallante si strinse nelle spalle. Ti sto solo dicendo quello che mi  stato riferito. Ci
che  certo  che Narciso e alcuni altri hanno evitato la cattura e stanno fuggendo verso Ostia con le
coorti della Sesta legione che non sono riuscite a entrare a Roma. Catone corse al parapetto e si sporse
a guardare oltre Nerone. Di certo, lo scintillio di armature degli uomini sulla via Ostiense era svanito. E
con loro Narciso, Lucio e il carro con i lingotti d'argento. Era troppo tardi per corrompere i pretoriani,
ma di certo adesso avrebbero potuto ottenere la lealt dei sopravvissuti della Sesta legione. E di altri
ancora, consider Catone. I suoi pensieri furono interrotti dall'imperatore, che sorrideva indicando il
Foro Boario. Si comincia!. Gli altri restarono a guardare, mentre una colonna di fumo si sollevava da
un cortile sul limitare dell'area conquistata da Pastino e dai suoi uomini. Poi videro il bagliore delle
fiamme che si sollevavano oltre il fumo. E anche l!, esclam Nerone, sporgendosi avanti. Altri
incendi furono accesi lungo il perimetro degli edifici in mezzo ai quali si trovava la Sesta legione, e la
leggera brezza non fece che alimentare le fiamme, spingendole verso il fiume. Un edificio dopo l'altro
prese fuoco, mentre l'incendio si diffondeva. Ora Catone poteva vedere delle figure che fuggivano
davanti alle fiamme, ritirandosi attraverso le vie, spinte indietro dal calore dell'incendio. Alcuni
legionari e civili riuscirono a trovare un modo per raggiungere il ponte e caddero nelle mani dei
pretoriani in attesa. Quelli abbastanza saggi da gettare le armi furono risparmiati, ma chi esit o fece
resistenza fu abbattuto senza piet. Che meraviglia, comment Nerone.  come un cesto di rubini
che prende vita. Catone osserv la scena e scosse la testa. Non c'era alcuna bellezza, n poesia,
nell'inferno che stava avvolgendo Pastino e i suoi uomini, oltre a una vasta porzione di uno dei
quartieri pi antichi di Roma. Pallante si ferm accanto all'imperatore, con un'espressione soddisfatta
sul volto. Potremo anche distruggere Pastino, maest, ma ci saranno molti danni da riparare.
Riparare? No. Possiamo radere al suolo l'intera area e costruire qualcosa di molto pi bello, al suo
posto. Dovremmo sfruttare l'opportunit che ci ha donato questo incendio, dichiar Nerone, girandosi
per osservare pensieroso il resto della citt che si estendeva sui colli circostanti. Sta' tranquillo,
Catone, bisbigli Burro. Ho gli uomini della guardia cittadina e delle coorti urbane pronti a spegnere
le fiamme non appena si saranno occupate di Pastino e dei suoi uomini. Non ci saranno pi danni del
necessario. Mi sembri esausto. Forse dovresti tornare alle caserme per riposare. E anche Macrone. Pu
restituire il vessillo a uno dei Germani, adesso. Si gir e chiam una delle guardie del corpo
dell'imperatore per sollevare Macrone dal peso dello stendardo. Il centurione esit, lanciando
un'occhiataccia al Germano. Non sono abituato a lasciare dei vessilli romani in mano ai barbari. Il
Germano si strinse nelle spalle e afferr l'asta di lucido legno con entrambe le mani. Macrone la
trattenne ancora per un attimo, con disprezzo, prima di lasciare la presa con un grugnito di disgusto.
Ecco, bastardo dal culo peloso. Prenditene cura. Pallante si stacc dal parapetto e incroci le braccia.
E ora non resta che inseguire Narciso e i cospiratori sopravvissuti, e la faccenda si potr considerare
conclusa. Catone scosse la testa. No non  ancora finita. Ah, no?. Pallante inarc un
sopracciglio. Che significa? Pastino ha detto una cosa. Ci sono altre forze in gioco, queste sono
state le sue parole. Catone si accigli, ripensando alla noncuranza del legato davanti alla propria morte
e al fallimento quasi certo della cospirazione. Gli era sembrato strano, al momento, ma l'aveva
ricondotto all'arroganza tipica della classe sociale in cui Pastino era nato. Tuttavia, ripensandoci
adesso, doveva esserci qualcosa di pi. A parte la Sesta, ci sono altre unit in transito nell'Impero?
Altre legioni o coorti ausiliarie?. Pallante consider la domanda, accarezzandosi la gola. S, direi di
s. La Dodicesima Cirenaica sta andando in Pannonia per fare uno sfoggio di forza con i locali. Ha con
s qualche unit ausiliaria, se non ricordo male. In Pannonia. E si fermeranno da qualche parte,
durante il viaggio?. Pallante annu. A Brindisi. Per fare rifornimento di scorte. Perch me lo
chiedi?. Catone sospir.  questo che intendeva Pastino, quando ha parlato di altre forze. Ne sono
certo. Se Narciso e i membri sopravvissuti della cospirazione riusciranno a raggiungere la Dodicesima
legione, con l'argento in loro possesso e Britannico, avranno uomini a sufficienza per marciare su
Roma e finire ci che hanno cominciato. L'espressione del segretario imperiale cambi, facendosi
tesa per la preoccupazione. Chiam a s Burro e fece ripetere a Catone ci che aveva appena detto.
Cosa dovremmo fare, in nome di Ade?, domand Burro. Siamo stati fortunati a sopravvivere agli
eventi di oggi. Se porteranno qui altri uomini, saremo fottuti. Che ne dici di richiamare i nostri
rinforzi?, domand Pallante. Potremmo far fermare i traditori a un paio di legioni leali. Le legioni
pi vicine su cui possiamo contare sono dall'altra parte delle Alpi. Non ci raggiungerebbero mai in
tempo. Catone prese un profondo respiro. E allora dovremo raggiungere e distruggere Narciso e gli
altri prima che possano mettersi in contatto con la Dodicesima legione. Ma dobbiamo agire subito, se
vogliamo avere una possibilit di fermarli. Lanci uno sguardo a Burro. Quali sono i tuoi ordini,
signore?. Il comandante della guardia pretoriana port lo sguardo verso il denso fumo che copriva il
Foro Boario e il fiume. Dobbiamo rifornirci. Devo preparare la citt per un assedio. Pallante not
lo sguardo di Catone e inarc un sopracciglio, prima di posare una mano sulla spalla di Burro. Una
cosa  certa. L'imperatore ha bisogno di te al tuo fianco. Nessun altro pu proteggerlo come te, amico
mio. Devi rimanere qui a Roma, affinch la citt sia al sicuro. Burro annu. Hai ragione. Il compito
di inseguire i traditori potr essere eseguito da uno dei tuoi subordinati. Mi sembra che Catone sia la
scelta pi ovvia. Conosce Narciso. Sa come ragiona. E puoi fare a meno di lui. S. Immagino di s.
Almeno per un po'. Per il tempo necessario per riprendere i traditori. Esatto, concord Pallante, in
tono incoraggiante. Dunque, prefetto Catone, quanti uomini ti serviranno? Met della guardia ti pu
bastare?. Burro sembr allarmato. Sono troppi. Non possiamo permetterci di lasciare Roma cos
poco difesa. Quattro coorti, allora?, sugger Pallante. E il contingente a cavallo, soggiunse
Catone. Ne avr bisogno per pungolare i nemici e rallentarli. Burro guard i due, incerto, e alla fine
annu, rassegnato. D'accordo. Ma occupati in fretta di loro e torna a Roma prima possibile. Sono stato
chiaro?. Catone annu. S, signore. Puoi contare su di me. Burro sorrise. Come gi mi hai
dimostrato. Prendi la tua coorte e quella di Terzillio, Macero e Pantella. La sua coorte contava meno
soldati del necessario gi prima dello scontro per la Porta Flaminia, ricord Catone. E anche Terzillio
aveva perso degli uomini. Solo le ultime due unit erano fresche. Ma con tutta probabilit, sarebbe stata
soltanto una perdita di tempo prezioso, chiedere altre truppe a Burro. Perci, Catone gli rivolse il
saluto. Raduner gli uomini e partir subito, signore. Che gli di siano con te. Burro gli restitu il
saluto e si affrett ad affiancarsi all'imperatore, mentre Nerone osservava l'incendio con
un'espressione affascinata e soddisfatta sul volto. Pallante sospir. Molto bene, hai ci di cui hai
bisogno. Fa' quello che devi e torna a Roma prima possibile. Penser io all'imperatore e a Burro, per
adesso. Tese la mano e strinse l'avambraccio di Catone. Spero tu ritrovi tuo figlio, Catone. C'era
qualcosa, nel suo tono, che attir l'attenzione di Catone, e di colpo gli fu chiaro perch Pallante avesse
convinto Burro a sceglierlo per quella missione. Con il destino di Lucio in ballo, nessun altro ufficiale
dell'esercito sarebbe stato pi determinato a portare a termine quella missione. E se Lucio fosse stato
ucciso, nessun ufficiale avrebbe scatenato la sua vendetta sui traditori in modo pi feroce di Catone.
Un'ultima cosa. Pallante lo fiss negli occhi. Riporta indietro Britannico vivo. Ma assicurati che
Narciso muoia. Non voglio che ci siano dubbi in merito, questa volta. Giuramelo. Catone annu.
Davanti a tutti gli di, ti giuro che Narciso morir, e che non avr pace finch non sar morto.
Sguain il pugnale e se lo pass sul palmo della mano libera, abbastanza per incidere lievemente la
pelle. Poi serr il pugno, e qualche goccia di sangue gli col lungo il polso. Offro questo sangue agli
di come garanzia del mio giuramento. Narciso morir.
...
.
...
Capitolo 37.
...
.
...
L'alba stava schiarendo il cielo sopra le colline a est, mentre Catone e Macrone fermavano i cavalli su
un'altura che si sollevava sopra l'ultimo tratto della strada per Ostia. Davanti a loro si estendeva il
grande porto attraverso cui passavano tutti i beni di lusso destinati a Roma, come anche gli
approvvigionamenti di grano fondamentali per nutrire il popolo. All'interno delle mura si trovavano
edifici residenziali ammassati gli uni sugli altri, e poi c'erano templi, basiliche e magazzini, lungo il
corso del Tevere e sul porto. Gli alberi delle navi si sollevavano scuri e sottili come aghi, in lontananza.
Dietro ai due ufficiali c'era uno degli squadroni a cavallo. Gli altri tre squadroni di cavalleria dei
pretoriani avevano continuato ad attaccare la colonna nemica per tutta la notte, nel tentativo di
rallentare i legionari. Quattro miglia pi indietro marciava la colonna principale dei pretoriani,
cercando di raggiungere la preda, ma Catone si rese conto in quel momento che era uno sforzo inutile.
Narciso e i suoi compagni che erano riusciti a scappare da Roma avrebbero raggiunto Ostia ben prima
dei loro inseguitori. La testa della colonna nemica era gi entrata nel porto, e il resto delle coorti si era
radunato per contrastare gli attacchi e le rapide cariche della cavalleria pretoriana. Questo ha reso tutto
pi complicato, comment Macrone, stappando la borraccia e prendendo un sorso del vino acre che
preferiva bere quando aveva bisogno di affinare l'intelletto e scacciare la stanchezza. Arricci il naso,
quando il liquido gli bruci l'esofago, per poi tossire e sputare di lato. Se riusciranno a chiudersi a
Ostia, non sar facile stanarli. Soprattutto con i pochi uomini che Burro ci ha concesso. Non sono
abbastanza per lanciare un attacco contro Ostia. A meno che tu non abbia qualche piano diverso in
mente. A quel punto, guard speranzoso Catone. No, non ho piani al momento, purtroppo. E allora
saremo costretti ad assediarli e prenderli per fame. Catone scosse la testa. Non  un'opzione
percorribile. Mi sembra chiaro che Narciso e i suoi non se ne staranno con le mani in mano ad attendere
l'aiuto della Dodicesima. Non se ho capito bene con chi abbiamo a che fare. Vorr raggiungerli prima
che Nerone abbia la possibilit di portarli dalla sua parte. Non  un caso che Narciso si sia diretto
proprio a Ostia. Sta cercando delle navi per portare i suoi seguaci a sud lungo la costa. Si dirigeranno a
Brindisi, o forse approderanno a Cuma o a Miseno, e raggiungeranno i rinforzi via terra attraverso la
via Appia. Con il tesoro che si portano dietro, i traditori avranno abbastanza argento da comprarsi la
lealt di tutti i soldati di cui hanno bisogno per ottenere i loro scopi. Macrone consider i
ragionamenti dell'amico e sbadigli, esausto. Se riescono a salpare, dovremo seguirli. Non c' altro da
fare. In realt, qualcosa c'. Se la flotta di stanza a Miseno  ancora leale a Nerone, potremmo
riuscire a bloccarli. Catone si gir sulla sella e ordin al pi vicino dei soldati a cavallo di farsi avanti.
Voglio che tu vada subito a Miseno. Trova l'ammiraglio e riferiscigli che l'imperatore gli ordina di
usare le sue navi per bloccare tutti i vascelli diretti verso sud. Tutte le navi dovranno essere trattenute
nel porto fino a diverso ordine, o affondate se dovessero opporre resistenza. Se dovesse mettere in
discussione gli ordini, spiegagli quello che  accaduto a Roma e ricordagli che chi non obbedir agli
ordini dell'imperatore sar considerato un traditore e condivider il destino dei cospiratori. Non
fermarti per nessun motivo. Catone si stropicci gli occhi per un attimo. Avrai bisogno di cavalli di
ricambio. Prendine due dai tuoi uomini.  tutto chiaro? S, signore. E allora vai. Il pretoriano gli
rivolse il saluto, gir il cavallo e si diresse verso i suoi uomini, ordinando agli ultimi due di smontare.
Macrone si sciolse le spalle per allentare la tensione nella schiena, prima di riprendere: Che succeder
se scopriremo che l'ammiraglio fa parte della cospirazione? Dovremo sperare di trovare navi
abbastanza veloci da raggiungere Narciso prima che arrivi a Miseno. Altrimenti, riuscir a fuggire e
avremo fallito. E in tal caso, speriamo che Britannico sia clemente con noi, perch dubito che Narciso
lo sar. Non dopo che ho mandato all'aria i suoi piani, a Roma. Sai qualcosa dell'ammiraglio?
Niente. La marina  un altro mondo, Macrone. E non mi sono mai tenuto aggiornato sulle faccende
navali. Gi  stato difficile tentare di sapere di chi posso fidarmi tra gli uomini che ho intorno da
quando siamo stati trasferiti tra i pretoriani. Presenti esclusi. Lo spero bene, dannazione. Ci vorrebbe
pi denaro di quanto l'Impero possa permettersi, per convincermi a piantarti un pugnale nella schiena.
Catone lo guard. Oh,  molto rassicurante sapere che tutto ha un prezzo. Ah, avanti. Stavo solo
cercando di alleggerire l'atmosfera. Il sorriso di Macrone svan, quando vide i lineamenti tesi
dell'amico. Si allung a battergli una pacca sulla spalla. Ritroveremo Lucio. Te lo giuro. Lo
ritroveremo. S컻. Catone chiuse gli occhi e chin il capo. Si sentiva esausto. Le membra
sembravano di piombo, e perfino il pensiero pi semplice e ovvio era uno sforzo impossibile.
Desiderava poter dormire come mai prima, eppure era spinto avanti dalla preoccupazione per il figlio,
ancora vivo e bisognoso del suo aiuto. Non osava pensare troppo al destino di Lucio, perch sapeva che
poteva essere gi morto. L'unico motivo che Narciso aveva di tenerlo in vita era l'idea che potesse
ancora valere qualcosa come ostaggio. Catone si costrinse a raddrizzarsi in sella e riapr gli occhi
dolenti. Macrone, torna alla colonna e sprona gli uomini a muoversi. Ho bisogno di loro a Ostia prima
possibile. Quanti pi possibile. I ritardatari potranno raggiungerci dopo. Macrone pieg appena la
testa di lato. Gli uomini non si erano riposati mai dalla notte precedente, e da allora, molti di loro
avevano combattuto a Roma per poi marciare verso Ostia senza un attimo di respiro. Tra loro c'erano
anche i feriti che si erano rifiutati di abbandonare i vessilli quando le loro coorti si erano messe in
marcia. E questo valeva per tutti gli uomini della coorte di Catone ancora in grado di mettere un piede
avanti all'altro. Il loro esempio aveva ispirato gli altri, e nessuno di loro aveva esitato nel seguire il
nuovo eroe dell'imperatore. Ma, nonostante tutto, Macrone sapeva che il suo amico era spinto soltanto
dal suo desiderio paterno di salvare il figlio. Li far continuare a marciare. Era anche ora che
facessero una marcia seria, invece di passeggiare tra le strade di Roma in cerca di donne. Il centurione
gli rivolse il saluto e gir il cavallo, spronandolo oltre lo squadrone e in direzione della capitale. Catone
guard ancora per un attimo davanti a s, poi sollev un braccio e fece cenno ai cavalieri di avanzare.
Galopparono gi per la discesa, verso le retrovie della colonna nemica, proprio mentre i legionari
respingevano un altro attacco da parte dei tre squadroni inviati avanti per tormentare i fuggitivi. Diversi
pretoriani erano gi caduti, e mentre Catone si avvicinava, vide uno dei suoi uomini voltarsi troppo
lentamente, e i legionari gli furono subito addosso, colpendo con le spade le zampe del cavallo fino a
farlo barcollare e cadere, facendo precipitare il cavaliere gi di sella. L'uomo fin a terra e rotol su un
fianco, prima di finire in mezzo al gruppo di legionari che lo infilzarono a morte. Fermandosi a una
distanza di sicurezza dalla retroguardia nemica, Catone richiam a s gli altri squadroni con un urlo
roco. I cavalieri si radunarono, mentre il sole superava il crinale, proiettando una luce rossastra sui
campi di fronte a Ostia. I colori spenti di poco prima si fecero di colpo vividi, sotto i raggi del sole, e
lunghe ombre si estesero dalle linee dei cavalieri, dove sbuffi di vapore si sollevavano dalle narici
dilatate dei cavalli. Erano appena un centinaio, consider Catone, frustrato. Non certo abbastanza per
rischiare ulteriori attacchi contro il nemico, e men che meno impedirgli di raggiungere il porto. Non
potevano fare altro che tenere d'occhio i legionari finch Macrone non fosse tornato con la fanteria.
Catone diede il comando di avanzare in colonna, e gli altri squadroni si misero in riga dietro il suo,
mentre si muovevano paralleli alla strada che conduceva alle porte di Ostia. Osserv le file nemiche,
ma non c'era traccia del carro, o di civili con cui potesse trovarsi Lucio. Dovevano trovarsi in testa alla
colonna con Narciso, e dovevano essere entrati nel porto prima dell'alba. Quando si avvicinarono alla
citt, videro diversi corpi abbandonati sul ciglio della strada: gli uomini assegnati al turno di guardia
notturno alle porte di Ostia, immagin Catone, eliminati in fretta dall'avanguardia della colonna di
Narciso entrata in citt. Il centurione che comandava la retroguardia url un ordine, e la centuria si
ferm e si radun, presentando un rettangolo di scudi. Un altro ordine fece avanzare di nuovo gli
uomini, coprendo il resto della colonna mentre superava le porte della citt e spariva alla vista. I
pretoriani non poterono fare altro che restare a guardare, impotenti, quando, pochi attimi pi tardi, le
porte si chiusero in faccia agli inseguitori, e gli elmi scintillanti dei soldati comparvero sulla torretta
che sormontava l'arco dell'ingresso. Catone fece fermare i suoi uomini e si appoggi all'arcione della
sella, mentre osservava le difese alle porte di Ostia. Alla sua destra si trovava il Tevere; le mura
arrivavano fino alle sue rive e terminavano con una torre fortificata. Nella direzione opposta, correvano
intorno al bordo del porto per oltre un miglio, prima di finire presso la foce del fiume, dove si trovava
un'altra torre. Un fossato separava le mura dagli edifici sparsi che sorgevano lungo le altre vie verso
Ostia. Se Narciso aveva ordinato di conquistare le porte e difenderle, non c'era modo di entrare in citt,
per il momento. Non sulla terraferma, perlomeno. Catone si gir e guard verso il fiume. Un gruppo di
chiatte e piccole barche era gi lontano. Due vascelli pi grandi venivano trasportati controcorrente da
un bue aggiogato, mentre un'altra chiatta vuota si stava avvicinando dalla direzione di Roma. Pass
dietro a una macchia d'alberi, con lentezza, e spar alla vista. Catone aveva visto che non c'era modo di
nascondere un gruppo di uomini a bordo di quella chiatta; sarebbero stati avvistati all'istante dalla torre
sulla riva del Tevere. Ma un uomo in pi non sarebbe stato notato Si volt a guardare il decurione
anziano. Porta avanti i quattro squadroni. Cavalcate avanti e indietro davanti alle porte principali,
sollevando pi polvere che potete e facendo rumore. Sfidateli a combattere. Mantenete la loro
attenzione su di voi pi che potete, finch non torner Macrone. E quando sar qui, digli che sono
andato avanti, e che lo attendo a Ostia. Signore? Digli che lo attender sul molo. Si scambiarono
un saluto, e Catone si spost al passo fino al retro dello squadrone, attendendo che il decurione desse
l'ordine di avvicinarsi alle porte. Un attimo dopo, l'ufficiale fece squillare le trombe dello squadrone,
per distrarre ancora di pi le guardie. Un tocco astuto, pens Catone, mentre guidava il cavallo verso la
macchia d'alberi che cresceva lungo la riva del Tevere e lo spingeva al galoppo. Non appena ebbe
raggiunto il riparo degli alberi, smont, leg il cavallo e corse, tra le ombre dell'alba, fino a
raggiungere l'acqua. La chiatta era a una cinquantina di passi pi a valle, e lui si gir e le corse
incontro, chiamando a gran voce l'uomo a prua, che spingeva un lungo palo contro la riva per
mantenere il vascello dritto. L'uomo si volt mentre Catone affiancava la chiatta. Sembr allarmato,
alla vista del soldato affannato e insanguinato che gli si avvicinava. Considerando gli eventi del giorno
precedente a Roma, era una reazione comprensibile. Cosa vuoi?, domand. Torna a riva. Catone
rallent per riprendere fiato. Muoviti. Chi sei? Agisco in nome dell'imperatore fammi salire a
bordo. Nerone, eh?. L'uomo annu, prima di richiamare il compagno a prua. Paolino, riportaci a
riva!. L'amico si guard alle spalle, esit per un attimo nel notare Catone, per poi stringersi nelle
spalle e spingere contro il proprio palo, sforzandosi finch la prua non si avvicin alle canne sulla riva
del fiume. Catone era troppo stanco per tentare di saltare direttamente a bordo con tutta l'armatura,
perci entr in acqua, camminando sul fondo basso e fangoso del fiume, e avanz verso il centro della
chiatta, dove era pi bassa. Riusc a tirarsi su e a portare una gamba a bordo, poi rotol su un fianco,
ritrovandosi sul fondo della chiatta, e rest immobile, ansimando per riprendere fiato. L'uomo a prua
spinse via la barca, che torn nella corrente, mentre il suo compagno si avvicinava a Catone,
accosciandoglisi accanto. Che succede, dunque?. Raddrizzandosi, Catone slacci le cinghie al lato
della corazza e si tolse l'armatura con un sospiro di sollievo. Devo entrare a Ostia. Immagino che tu
sappia della cospirazione contro l'imperatore, giusto?. L'uomo annu. Difficile non saperne niente.
Non appena  scoppiato quell'incendio, ho portato via la mia barca dalla citt pi in fretta che potevo.
Io e Paolino aspetteremo qui a Ostia che la situazione si calmi. O almeno, questo era il piano. Si gratt
una guancia. Ma visto che ci sono soldati ovunque anche qui, non ne sono pi cos sicuro. Comunque,
tu cosa ci fai a Ostia, amico? I traditori sono qui, e devo entrare nel porto senza che mi vedano. Mi
aiuterete? Non ne so molto, dei traditori. Ma il nuovo imperatore mi piace abbastanza. Ha fatto avere
pane e vino gratuiti, alle ultime corse nel Circo Massimo. Perci, mi piace. E s, ti aiuteremo. Sar
meglio che tu nasconda quell'armatura, per, se non vuoi attirare l'attenzione. Catone annu, grato, e
l'uomo prese la sua corazza e la nascose sotto a un mucchio di sacchi vuoti a prua. Poi prese un
vecchio mantello e lo pass a Catone. Indossalo. Nasconder la spada e ti far sembrare uno di noi.
Catone obbed, cercando di ignorare l'odore di muffa e di sudore che emanava dalle pieghe sporche del
mantello. Se lo avvolse intorno al busto e and a prua, sedendosi sui sacchi vuoti, mentre la chiatta
usciva dalla macchia d'alberi. Il livello del Tevere era abbastanza alto da permettergli di vedere oltre
l'argine, in quel punto, e not i cavalieri pretoriani che galoppavano intorno alla porta e alle mura ai
due lati, tenendo le lance sollevate e urlando sfide e insulti ai legionari sopra di loro. I tuoi uomini,
giusto?, domand il barcaiolo. Catone esit per un attimo, prima di rispondere. Sebbene l'uomo gli
stesse facendo un favore, avrebbe potuto anche decidere di tradirlo per una ricompensa, se avesse
capito che era un ufficiale di alto grado. Perci, annu con noncuranza. Il mio gruppo, s. Be', non
riusciranno a entrare, facendo cos, lo sai, vero? Dannati damerini, i pretoriani. Presenti esclusi,
s'intende. Catone sorrise e si appoggi all'indietro, fingendo di non curarsi di ci che stava
succedendo fuori dalle porte della citt, mentre la chiatta scivolava verso la torre che incombeva sul
fiume all'estremit delle mura. Mentre si avvicinavano, riusc a scorgere la balista montata su di essa.
Un ricordo dei tempi in cui i pirati osavano ancora attaccare la foce del fiume, di sicuro, ma era ancora
in buono stato, e avrebbe fatto affondare la chiatta senza problemi, se fosse stato necessario. Gi
qualche volto era comparso lungo il parapetto, fissando la barca che si avvicinava. Ma, con solo tre
uomini a bordo e l'impossibilit che un gruppo pi cospicuo fosse nascosto nello scafo vuoto, nessuno
fece nulla, mentre passava, dirigendosi verso il molo, dove diversi altri vascelli simili erano attraccati.
Paolino spinse il palo verso il basso e fece girare la prua, mentre la corrente portava con lentezza la
chiatta verso le altre barche. All'ultimo momento, sollev il palo e si sporse ad afferrare il lato del
vascello pi vicino, tenendolo stretto. L'uomo a prua lo imit, accennando a un rotolo di corda accanto
a Catone. Prendilo e fai un cappio intorno al gancio dell'altra barca, poi lega la corda anche sul nostro.
Tutto chiaro?. Catone annu e si fece avanti per obbedire al barcaiolo. Pochi attimi dopo, erano
attraccati a dovere, e Catone lanci uno sguardo alle altre chiatte lungo il molo. Non c'era traccia di
soldati; gli unici presenti erano altri barcaioli a bordo delle chiatte, e qualche civile che entrava o usciva
dai magazzini di fronte. Catone not che l'atmosfera tesa della capitale e la voglia di stare lontani dalle
strade e dai soldati si erano estese anche a Ostia. Non avrebbe avuto molte possibilit di mischiarsi alla
gente, mentre attraversava il porto, e avrebbe dovuto usare parecchia cautela. Ringrazi i barcaioli, poi
smont dalla chiatta, passando da un vascello all'altro fino a raggiungere il molo. A duecento passi di
distanza, sulla destra, c'era il breve molo che indicava le acque pi profonde dove i vascelli provenienti
dal mare erano attraccati o ancorati, con gli alberi che formavano una profusione di linee tese contro il
cielo terso del mattino. Il sole splendeva sugli elmi e sulle armature dei soldati fermi sul molo, mentre
altri perquisivano le chiatte pi vicine, alla ricerca di equipaggiamento e bottino. Catone avanz verso
di loro sulla strada quasi deserta che correva tra il molo e i magazzini. Giunto nelle vicinanze dei
soldati pi vicini, si infil in un vicolo e procedette verso il centro del porto, lungo un lato del grande
granaio che riceveva i raccolti dell'Egitto e della Sicilia, quelli che sfamavano la vasta popolazione di
Roma. Dei soldati stavano passando sulla via in fondo al vicolo, e Catone torn indietro per aggirare il
granaio, continuando a procedere verso la parte di Ostia in cui venivano attraccate le navi. Se i suoi
sospetti erano fondati, era l che Narciso e i suoi compagni avrebbero organizzato il carico delle proprie
forze e la fuga per mare. E Lucio sarebbe stato con loro. Affrettando il passo, procedette oltre il tempio
di Ercole, vicino all'ampio viale che passava attraverso il centro del porto. Le strade intorno erano
piene di soldati che si dirigevano ai moli. Alcune unit erano tenute insieme da centurioni e optiones, e
marciavano in strette colonne. Altri, che erano rimasti separati dalle rispettive unit, procedevano
singolarmente o in piccoli gruppi. Qualcuno entrava nei piccoli negozi lungo la strada per rubare tutti
gli oggetti di valore in vista, insieme a vino e cibo. I sacerdoti del tempio avevano chiuso e sbarrato le
porte, e osservavano i soldati di passaggio da piccole finestre a griglia ai due lati dell'entrata. Catone si
ferm in un gruppo di civili su una scalinata che si alzava dalla strada. I suoi compagni osservarono
con ansia i legionari che procedevano lungo la via. Ho sempre pensato che il loro dovere fosse
difenderci, si lament un uomo, a bassa voce, con quello accanto a lui, indicando un legionario che
portava in spalla una balla di seta. Non che si comportassero come conquistatori. Dannati soldati,
replic l'altro, con amarezza. Non sono altro che scagnozzi buoni a nulla. Non meglio di quelle altre
canaglie che hanno cercato di rovesciare Nerone. Sono loro i veri nemici, quelli che mettono i Romani
contro i Romani. E che ci scatenano contro questi cani. Catone si avvolse meglio il mantello intorno al
corpo per assicurarsi che nessuno notasse la sua spada, e avanz oltre la piccola folla, scendendo i
gradini su un lato e avanzando nei vicoli fino a uscire tra due magazzini sul molo principale di Ostia.
Era pieno di legionari, e Catone torn dietro l'angolo, sbirciando fuori con cautela. Not gruppi di
soldati che si imbarcavano su delle navi, mentre altri salivano su dei vascelli e ne tagliavano il sartiame
e le vele ammucchiati sul ponte. Altri ancora vi stavano caricando sopra materiali combustibili:
contenitori di catrame, fasci di legna e balle di lino presi nei magazzini pi vicini. Catone osserv la
scena, mentre controllava il molo alla ricerca di Narciso e degli altri cospiratori, nella speranza di
scorgere anche Lucio. Mentre guardava, un gruppo di lettighe comparve a un centinaio di passi di
distanza, e ne uscirono diverse figure. Il cranio calvo di Narciso, inconfondibile, era tra loro. L'uomo
accenn verso una delle navi da guerra attraccate nelle vicinanze, e il gruppo vi sal a bordo in tutta
fretta, puntando verso il riparo coperto a poppa. Catone allung il collo e si alz in punta di piedi per
cercare il figlio, ma non riusc a vedere oltre le teste dei soldati radunati intorno e dei marinai obbligati
ad aiutarli. Ma se Lucio era da qualche parte, doveva essere con Narciso e gli altri capi della
cospirazione. Se Catone fosse riuscito ad avvicinarsi, forse avrebbe avuto la possibilit di salvarlo.
Corse lungo il vicolo, poi svolt in un altro dietro ai magazzini e lo segu in direzione delle navi da
guerra. Quando giudic di essere abbastanza prossimo, rallent e cerc una via per entrare nel
magazzino pi vicino. C'era una piccola porta sul retro del cortile accanto all'edificio, e prov ad
aprirla. Sebbene le assi fossero vecchie e consumate, resistettero, e il chiavistello dall'altra parte trem,
ma non si apr. Catone si guard intorno per assicurarsi che non ci fossero testimoni, poi sguain la
spada e ne inser in tutta fretta la punta nello spazio sul bordo del battente, scheggiando il legno finch
il chiavistello non fu esposto. Poi spost la punta della spada su di esso, muovendolo un po' di pi ogni
volta, finch alla fine l'estremit non usc dall'anello e la porta non si apr con un cigolio sordo dei
cardini. Oltre la soglia c'era uno stretto cortile sul retro del magazzino, con una piattaforma di carico e
un'ampia apertura verso l'interno, dove grossi vasi opachi erano allineati su mensole di legno.
Dall'odore pungente che si respirava nel luogo, era chiaro che il prodotto principale l dentro fosse
garum. Catone sal sulla piattaforma ed entr nel magazzino, passando tra gli scaffali per raggiungere il
davanti dell'edificio. C'erano diverse entrate ad arco che si affacciavano sul molo, ma tutte le porte
erano sbarrate. Una rampa di scale conduceva a un ufficio, e not che c'erano delle finestre ai due lati
di un balcone. Si avvicin alla pi prossima e la apr, separando con attenzione le imposte per dare
un'occhiata al molo. Proprio davanti a lui, file di soldati procedevano verso le rampe che li avrebbero
condotti a bordo di due grosse navi da carico. Spostandosi, Catone riusc a vedere che ai suoi lati
c'erano altre navi su cui i soldati stavano salendo. Poco oltre, diverse altre si erano gi staccate dal
molo e puntavano verso l'entrata del porto, mosse da lunghi remi. Del fumo si stava diffondendo sulle
acque calme del porto, e Catone not che alcuni dei vascelli pi lontani, sul molo, erano stati incendiati
per impedirne l'uso alle forze leali a Nerone che stavano raggiungendo Ostia. Spostandosi dall'altra
parte della finestra, cerc le navi da guerra notate prima, e prov un lampo di panico, quando vide che i
loro punti d'attracco erano vuoti. Si allung ad aprire un po' di pi le imposte, accettando il rischio di
essere avvistato dai soldati sotto di lui. Fu allora che le vide: tre biremi che si stavano muovendo
lentamente per puntare verso l'entrata del porto. Sulla pi vicina, vide Narciso appoggiato alla murata,
che guardava verso la flotta improvvisata appena messa in mare. Accanto a lui c'era la piccola figura di
Lucio, che allungava le mani per cercare di guardare oltre la fiancata della nave. Catone si sent la gola
stretta in una morsa di dolore, nel vedere il figlio. Prov anche sollievo nel vederlo vivo, ma non aveva
pi speranze di salvarlo in quel momento. Era troppo tardi, e Catone si sent spezzare il cuore. Mentre
osservava la scena, disperato, not Narciso guardare il piccolo e arruffargli i capelli. Poi si pieg a
prenderlo in braccio per permettergli di vedere meglio. Lucio indic le navi e alz lo sguardo verso
Narciso, che gli sorrise, ricambiato. Catone sent il dolore trasformarsi in nausea e in un odio violento
verso Narciso. Il rapitore di suo figlio. Il vile e astuto traditore che aveva usato il bambino per
costringerlo a tradire l'imperatore. E ora era l, con Lucio in braccio come uno zio benevolo. Non c'era
morte, per quanto umiliante, dolorosa e lunga, che Narciso non meritasse, pens Catone. Quell'uomo
era macchiato da capo a piedi del sangue delle sue vittime. Aveva distrutto le ricchezze di tutti coloro
che si erano messi contro di lui. Aveva manipolato Catone e Macrone per portare avanti il suo lavoro
sporco. E per tutto il tempo, non aveva fatto che ripetere che le sue azioni erano compiute soltanto in
nome del bene di Roma, mentre l'unico scopo delle sue azioni malvagie era sempre stato soltanto
quello di arricchirsi e ottenere pi potere. Era l'esempio pi vile di tutto ci che di ignobile, falso,
egoista e crudele fosse mai esistito sulla faccia della terra, e doveva essere sterminato, decise Catone.
Digrign i denti, furioso, alla vista di suo figlio in braccio al mostro che gli aveva rovinato la vita dalla
prima volta in cui si erano incontrati. Il mostro che aveva avvelenato il suo matrimonio e che ora gli
aveva rubato il suo unico figlio. Gli ci volle tutto l'autocontrollo di cui era capace per non urlare di
rabbia, gridando a Narciso di girarsi e affrontarlo da uomo a uomo. Ma questo l'avrebbe condotto
soltanto alla morte, e sarebbe morto senza sapere se Lucio fosse salvo. Invece, si costrinse ad arretrare
dalla finestra. A chiudere le imposte e a ritirarsi gi per le scale e fuori dal magazzino. Mentre tornava
verso il viale principale del porto, si concentr sull'organizzazione dell'inseguimento. La maggior parte
dei legionari aveva gi raggiunto il porto, e ben pochi erano rimasti indietro. Qualche civile in pi stava
cominciando a uscire di casa, in ansia per le colonne i fumo che si sollevavano dal mare. Catone si fece
strada tra loro, incurante delle proteste e degli insulti che gli furono rivolti. Sapeva di dover
raggiungere le porte e assicurarsi che fossero aperte per Macrone e la colonna di pretoriani in marcia
verso Ostia. Le torrette di guardia erano davanti a lui, quando vide delle persone scostarsi di colpo, a
poca distanza. Un attimo dopo, not la cresta dell'elmo di un centurione, e poi una quarantina di
uomini dietro di lui. Era la retroguardia assegnata alle porte della citt mentre il grosso della legione
raggiungeva le navi nel porto. Catone rest a guardare i legionari di passaggio, con gli stivali che
risuonavano con forza sul lastricato e l'equipaggiamento tintinnava su di loro. Poi sparirono, e lui si
gir e corse verso le porte. Era senza fiato, quando le raggiunse, mentre la stanchezza lo faceva tremare
da capo a piedi. Riusc comunque a sollevare la sbarra e aprirle, spingendole e rischiando di inciampare
davanti alla citt. Il motivo per cui la retroguardia della legione si era tanto affrettata a raggiungere le
navi rimanenti fu subito chiaro. A una cinquantina di passi di distanza, i cavalieri pretoriani erano
schierati ai due lati della strada che portava a Roma. E, su quella strada avanzavano a passo di marcia
Macrone e le quattro coorti pretoriane. Non appena vide l'amico, il centurione scatt a correre, e un
attimo dopo stava sostenendo Catone, mentre lui si appoggiava contro l'interno dell'arco della porta.
Stai bene, ragazzo? Sei ferito? Sto bene. Devo solo riprendere fiato. Mi riprender. Catone chiuse
gli occhi e prese qualche inspirazione profonda, prima di riprendere: Lucio  vivo.  vivo? Siano
ringraziati gli di. L'ho visto. Con Narciso. Al porto. E allora andiamo. Macrone si gir per
richiamare gli uomini che marciavano lungo le strade verso di loro. Seconda coorte! Raddoppiate la
marcia! Con me!. Senza attendere che gli uomini li raggiungessero, Macrone e Catone entrarono nel
porto e si affrettarono a procedere lungo la strada principale, gi fino al molo. Uscendo allo scoperto,
videro gli ultimi legionari che salivano a bordo di una nave da carico, prima che l'equipaggio mollasse
gli ormeggi e usasse i lunghi remi per spingerla lontana dal molo. Tutt'intorno c'erano le navi con il
sartiame tagliato che pendeva inutile da alberi e aste. Diversi vascelli erano in fiamme, e i primi
marinai gi correvano fuori dai vicoli per tentare di salvare i loro mezzi di sostentamento, mentre il
fumo si sollevava sopra i magazzini e il mare. Densi nastri scuri si contorcevano nel cielo come
serpenti. Attraverso il fumo, Catone riusc a vedere le navi sequestrate da Narciso e dai suoi compagni
uscire dal porto e puntare verso sud. In testa alla flotta improvvisata c'erano le tre biremi, con i remi
che si sollevavano, si muovevano nell'aria e ripiombavano in acqua a ritmo costante, spingendo avanti
le navi da guerra. Catone strinse gli occhi per memorizzare ogni dettaglio della prima nave, poi si
rivolse al primo pretoriano giunto sulla scena. Abbiamo bisogno di navi. Voglio che quegli incendi
siano spenti e che il sartiame sia subito riparato. Poi inseguiremo quei bastardi e li crocifiggeremo dal
primo all'ultimo, sicuro come la notte segue il giorno.
...
.
...
Capitolo 38.
...
.
...
Le prove della battaglia navale avvenuta il giorno prima erano chiare a tutti. Diverse navi erano finite
sulla spiaggia o si erano schiantate sugli scogli. Assi di legno, alberi, frammenti di vele, detriti e
cadaveri galleggiavano tra i flutti, mentre le navi con a bordo Catone e i suoi soldati puntavano verso il
promontorio gibboso dietro al quale si trovava la base navale di Miseno. Catone e Macrone erano a
bordo della pi grossa delle navi da carico riparate in tutta fretta a Ostia, e che ora guidava la flotta di
vascelli con a bordo le truppe. Non erano le uniche navi in mare, quella mattina. Cinque piccole navi da
guerra liburne erano in vista e formavano una linea irregolare attraverso l'ingresso alla baia che si
estendeva dal promontorio al capo di Sorrento, a una trentina di miglia di distanza. Sembrerebbe
proprio che il tuo messaggio sia arrivato all'ammiraglio, comment Macrone, osservando la scena.
La marina ha combattuto, a quanto pare. Catone annu. La domanda , chi ha vinto? E quali navi ci
staranno aspettando, le nostre o le loro?. Macrone si fece scudo agli occhi e li strinse, osservando le
liburne, prima di rispondere. Le nostre. Credo. Me lo domando. Grazie a una buona notte di
sonno, raggomitolato sotto un mantello sul ponte, la mente di Catone era di nuovo fresca, e attenta a
potenziali pericoli. Non abbiamo idea se l'ammiraglio sia leale all'imperatore. N se c'erano traditori,
nella sua flotta. Per quel che ne sappiamo noi, i traditori potrebbero aver vinto, e a queste navi da
guerra potrebbe essere stato ordinato di stare in guardia per avvistarci. O perfino di attaccarci.
Comunque, lo sapremo presto. Guarda, laggi. Catone indic un vascello che aveva appena sollevato i
remi e si era girato verso di loro. Un attimo dopo, le file di remi sui due lati dell'imbarcazione
cominciarono a sollevarsi e a scendere all'unisono, mentre una lieve scia di schiuma bianca cominciava
a formarsi dove la prua tagliava l'acqua. Non dovremmo segnalare alle altre navi di fermarsi?,
domand Macrone. Almeno finch non ne saremo sicuri? No, continueremo ad avanzare. Finch
non avessero saputo per certo cosa ne era stato di Narciso, Catone era deciso a spingere avanti i suoi
uomini, inseguendo il nemico come lupi pronti a mordere i garretti di una pecora. Macrone lanci uno
sguardo all'amico, preoccupato all'idea che Catone avesse abbandonato le sue solite cautele. Ma del
resto, c'era la vita di suo figlio sul piatto della bilancia, ed era una ragione pi che sufficiente a farlo
comportare in quel modo. Tuttavia, se questo avesse messo a rischio l'operazione e la vita dei loro
uomini, Macrone sapeva che sarebbe dovuto intervenire, e non gli piaceva l'idea di doversi opporre al
suo migliore amico, e, soprattutto, a un suo superiore. Il vento soffiava da nord, e la flottiglia pretoriana
si avvicin rapidamente alla liburna. Quando quest'ultima fu a circa un quarto di miglio di distanza,
inizi a girare. Macrone osserv con sospetto la prua della nave da guerra mirare diretta contro di loro,
per un attimo. Poi, con una manovra ben eseguita, la liburna si spost ancora e si accost alla fiancata
della nave di Catone, riducendo la velocit in modo da adeguarsi a quella della poderosa nave da
carico. Grazie agli di, mormor Macrone. Per un attimo, ho pensato che quella bastarda volesse
speronarci. L'ho pensato anch'io, comment Catone, secco. Ma a quanto pare siamo al sicuro,
almeno per il momento. Un ufficiale sulla piattaforma di poppa sollev alla bocca un cono per
amplificare la voce. C' con voi a bordo un certo prefetto Quinto Licinio Catone?. Catone port le
mani ai lati della bocca per far sentire la risposta. Sono io. Puoi salire a bordo, signore?
L'ammiraglio Lemillo mi ha ordinato di fare rapporto direttamente a te, non appena fossi arrivato a
Miseno. Subito. Catone si gir verso il capitano della nave da carico e gli ordin di fermarsi. I
marinai si affrettarono ad ammainare le vele, mentre il timoniere portava la nave sottovento. Il resto
della flottiglia fece lo stesso, mentre la nave da guerra calava in mare una scialuppa, e l'ufficiale vi sal
a bordo con due dell'equipaggio, che spinsero la piccola imbarcazione lontano dalla nave e remarono
sul mare calmo verso la fiancata della nave da carico. Un attimo dopo, l'ufficiale della marina sal a
bordo da un ingresso laterale, atteso da Catone e Macrone. Navarca Spiromande, signore. Ti
ascolto, rispose Catone, secco. Abbiamo visto dei relitti. Immagino che l'ammiraglio abbia
intercettato i traditori, quindi. S, signore. Il tuo messaggero ha raggiunto la base poco prima che
fossero avvistati dalla torre di vedetta. L'ammiraglio ha dato ordine di mettere in mare le navi pi
velocemente possibile. Per la maggior parte, sono state tirate a riva per la manutenzione invernale, ma
siamo riusciti a farne uscire alcune proprio mentre il nemico aggirava il promontorio. L'ammiraglio ha
ordinato loro di arrendersi, ma il loro capo ha mostrato Britannico, dicendo che era il vero imperatore, e
che ordinava di farli passare. L'ammiraglio si  rifiutato di obbedire e ha ordinato alle nostre navi di
attaccare. Eravamo in inferiorit numerica di tre o quattro a uno, ma loro avevano ben poche navi da
guerra, e siamo riusciti ad affondare diverse delle loro imbarcazioni senza perdite, prima che
riuscissero ad attraversare la baia. Li abbiamo inseguiti e ne abbiamo catturate altre, ma almeno la met
 riuscita a fuggire. Fuggire? Verso dove?. Il navarca indic verso sud. Verso Capri, signore. Sono
riusciti a raggiungere il porto e hanno fatto sbarcare i loro uomini sull'isola. L'ammiraglio li ha fatti
bloccare l e ordina di raggiungerlo subito con i tuoi uomini. Macrone lanci uno sguardo a Catone.
A quanto pare, qualcuno vuole prendere il comando delle operazioni. Catone fiss per un attimo
l'ufficiale, prima di dare le sue istruzioni in merito. Aveva visitato l'isola, una volta, qualche anno
prima, e da quello che ricordava, era un luogo facile da difendere, perch circondato per la maggior
parte da ripidi scogli. Andremo a Capri. Nel frattempo, prendi le tue navi e precedici, dicendo al tuo
ammiraglio che ho bisogno che mi faccia rapporto non appena sar arrivato. Non deve attaccare prima
del mio arrivo, a parte per evitare che il nemico lasci l'isola. Lo informerai, inoltre, che agisco per
ordine diretto dell'imperatore e che Nerone mi ha autorizzato a prendere il comando di qualsiasi forza
io ritenga necessaria per fermare i traditori. E ci include la flotta di stanza a Miseno e il suo
comandante. Spiromande inarc le sopracciglia. All'ammiraglio potrebbe non piacere questo
discorso, signore. La catena di comando mette soltanto l'imperatore al di sopra di lui. Lo capisco.
Per quanto riguarda l'ammiraglio, io agisco in nome dell'imperatore, e tu dovrai dirgli che mi dovr
obbedire come se fossi Nerone in persona. Se l'ammiraglio come si chiama? Gaio Lemillo
Secondo, signore. Bene, se l'ammiraglio Lemillo ha intenzione di mettere in discussione la mia
autorit, potr cedere il comando della flotta e andare a Roma per parlarne direttamente con
l'imperatore. Se decide di ostacolarmi,  bene che sappia che l'imperatore ha decretato che chiunque
aiuti in qualche modo i traditori, anche per omissione, sar considerato un loro simpatizzante. Catone
fece una pausa. E non credo di dover spiegare cosa questo potrebbe significare per il tuo ammiraglio,
o per chiunque dei suoi ufficiali che decida di ostacolarmi. Sono stato chiaro?. Il navarca si
mordicchi un labbro e annu. S, signore. E allora vai. Spiromande gli rivolse il saluto militare e
scese nella scialuppa, ordinando agli uomini di tornare alla nave da guerra. Poco dopo, i remi della
liburna mossero in avanti il vascello, che si allontan veloce dalla nave da carico. Una bandiera di
segnalazione fu sollevata sull'albero maestro e le altre navi da guerra si voltarono e la seguirono. Se
hai cos tanta fretta di arrivare a Narciso, saresti potuto andare con loro, comment Macrone. No.
Meglio lasciar capire all'ammiraglio Lemillo la sua posizione, prima che io raggiunga la scena. Forse
non gli piacer, ma  meglio cos, che vedersi assalire nel momento in cui salir a bordo della sua
nave. Quando la flottiglia dei pretoriani aggir il promontorio, la vasta baia si apr davanti a loro. A
sinistra si sollevava il torreggiante cono del Vesuvio, la cui vetta era appena visibile in mezzo alla
foschia. Lungo la costa si trovava una serie di piccoli insediamenti e villaggi di pescatori. Nonostante la
stagione, c'erano diverse imbarcazioni nelle acque della baia, sia pescherecci che navi da carico, e
Catone non pot fare a meno di stupirsi di fronte al modo in cui il mondo continuava ad andare avanti,
mentre grandi affari di stato e tragedie personali si consumavano ai suoi margini. Alla maggior parte
della gente che viveva su quelle coste non interessava chi fosse l'imperatore, e men che meno della
sorte del figlio di Catone. La vita di chiunque non fosse destinato a entrare negli annali della storia era
soltanto qualcosa di breve e intimo, consider in quel momento. E quelle vite venivano perlopi
trascorse tentando di sopravvivere, in mezzo a tragedie e delusioni. La felicit non era che un breve
interludio, e perci doveva essere considerata come il colpo di fortuna che era. Aveva amato e perso
Giulia. E ora, era possibile, anzi, probabile, che perdesse anche Lucio. Cerc di scacciare quei pensieri
e sollev il naso per inspirare l'aria pulita e salmastra, cos diversa dall'umido fetore di Roma. Si
rivolse a Catone e si costrinse a sorridere, deciso a cancellare dalla mente le sue pi gravi
preoccupazioni. Allora, che piani avete tu e Petronella? Piani?. Macrone si accigli, prima di
scoppiare a ridere. Per gli di, come ti  venuto in mente? Abbiamo appena combattuto, e stiamo
inseguendo i pi pericolosi traditori che Roma abbia mai visto, e tu mi chiedi che intenzioni abbia con
Petronella. Perch no? Non raggiungeremo Capri prima di qualche ora. E non c' niente di utile che
possiamo fare, fino a quel momento. Macrone si strinse nelle spalle. Immagino di no. Hai pensato a
Giulia, vero? Mi conosci troppo bene. Ti conosco abbastanza da sapere quando qualcosa ti turba.
E di solito, anche cosa ti turba. Perci. S, hai ragione. L'espressione di Catone si addolc. Mi
sbagliavo, su Giulia. Ho maledetto il suo nome e sono arrivato a odiarla. Ma non avrei dovuto. Questo
mi ha avvelenato ogni ricordo di lei. Non  colpa tua, ragazzo.  stata opera di Narciso e dei suoi
amici. Lo so. Ma mi ha insegnato una lezione. Il fatto  che la nostra condizione  precaria. E lo sar
sempre, per quel che vale. Se tieni a Petronella, approfitta meglio che puoi del tempo che ti sar
concesso con lei. Di ogni singolo istante. Se usciremo vivi da questa situazione, assicurati di sposarla.
Sposarla? Io che prendo moglie?. Macrone schiocc la lingua. Questa s che  una cosa ridicola. Ho
una reputazione, sai? Se dovessi sposarmi, i ragazzi morirebbero dal ridere, nella mensa degli ufficiali.
Certo, questo non significa che non ne valga la pena. Catone gli lanci un'occhiata e sorrise appena.
Anch'io ti conosco bene, amico mio. E so che tieni alla tua donna molto pi di cos. Sto solo dicendo
che dovresti fare qualcosa in merito. Macrone si strinse nelle spalle. Ebbene, allora forse lo far. E
ora, se non ti spiace, e se non c' niente di importante di cui parlare, andr a riposare un po', finch
posso. Come desideri. Macrone and a poppa, verso gli scalini che conducevano in alto, verso il
piccolo ponte del timoniere, e si sistem nell'angolo tra quelli e la ringhiera laterale. Pieg gambe e
braccia e chiuse gli occhi, e pochi istanti pi tardi il mento gli scivol sul petto e si addorment. Catone
invidiava la capacit del suo amico di addormentarsi con tanta facilit. Non era mai riuscito a fare lo
stesso. Pensieri agitati lo tormentavano e la sua mente irrequieta non l'aveva mai lasciato tranquillo, in
quei momenti. Avanz e si ferm a prua, aggrappandosi alla polena, incisa e dipinta con una semplice
scultura di Nettuno. Le alture di Capri erano appena visibili attraverso la foschia, adesso, sopra
l'orizzonte, e Catone si sent stringere lo stomaco, al pensiero dello scontro finale con Narciso.
L'ammiraglio Lemillo non cerc affatto di nascondere il disprezzo verso il giovane ufficiale pretoriano
che sarebbe stato il suo comandante temporaneo. Era un uomo alto e anziano, con i lineamenti segnati
dalle rughe, e ai suoi occhi scuri e infossati non sembrava sfuggire nulla, quando parl con Catone e
Macrone sul ponte della sua nave, una trireme che sembrava vecchia quanto la battaglia di Azio. La
Pegaso dondolava tranquilla sulle onde, a meno di un quarto di miglio dal porto dell'isola. Il resto della
piccola flotta era sparpagliato ai suoi lati; pi indietro, c'erano le navi da carico con le truppe di
Catone. Capri misurava circa quattro miglia, da un'estremit all'altra. Una fila di alture scoscese
correva al centro dell'isola, dividendola a met nel senso della lunghezza. Il lato orientale, pi vicino
alla terraferma, mostrava un dolce avvallamento tra i crinali, e all'altura con la stretta punta su cui
l'imperatore Augusto aveva fatto costruire una villa in cui senza dubbio i traditori dovevano essersi
rifugiati. La villa era stata allargata dal suo erede Tiberio, per approfittare appieno della vista
spettacolare sulla baia. Era una dimora degna di un dio, e per questo era nota come Villa Jovis, cio
Villa di Giove. Si raggiungeva mediante un ripido sentiero che saliva dal porto. Catone era stato
sull'isola, una volta, e sapeva che quella strada sarebbe stata facile da difendere, in quanto non c'erano
altri modi per raggiungere la villa. Ma la difficolt pi immediata sarebbe stata l'approdo sull'isola. A
parte il porto che avevano davanti, e un altro pi piccolo dall'altro lato dell'isola, che aveva un molo
grande appena per far attraccare una nave per volta, Capri era protetta da ripidi scogli. Un assalto
frontale al porto principale sarebbe un suicidio, spieg Lemillo, mentre Catone osservava gli alberi
delle navi dietro al molo. Appena una dozzina delle imbarcazioni sequestrate da Narciso a Ostia era
riuscita a raggiungere la sicurezza del porto. Ma, una volta all'interno, e controllandone le difese, erano
in una posizione di vantaggio. L'ammiraglio indic le solide torri di guardia ai due lati dell'entrata del
porto. Come vedi, ci sono delle catapulte montate sulle torri, e una batteria di baliste in cima all'altura
a sinistra. E vedo anche del fumo, da quella parte, quindi suppongo che abbiano proiettili incendiari da
lanciare contro i vascelli che tenteranno di entrare nel porto. Inoltre, ci sono altre baliste montate a
intervalli regolari lungo il molo. La verit  che subiremmo perdite ingenti, se tentassimo di
conquistare il porto con la forza. E anche se delle navi ce la facessero, farebbero sbarcare le loro truppe
in una situazione di grave inferiorit numerica, e quegli uomini sarebbero massacrati. Catone si
succhi i denti. Tuttavia, dobbiamo prendere l'isola e catturare i cospiratori. Non possiamo rischiare
che riescano a fuggire con l'aiuto dell'oscurit, raggiungendo i rinforzi provenienti da Brindisi.
Ebbene, cosa suggerisci, allora, prefetto Catone? Che io sacrifichi la flotta in un attacco inutile? E non
solo la mia, ma anche la tua? Certo che no. Deve esserci un altro modo per far sbarcare delle forze su
quest'isola. Quanto  difeso il porto dall'altro lato? Non  difficile far arrivare una nave al molo da
quella parte, ma c' una torretta fortificata, in fondo al porto. E anche delle catapulte. Un gruppetto di
uomini potrebbe tenere a bada un intero esercito. E non ci sono altri punti dove potremmo tentare di
sbarcare?, domand Catone. No, replic Lemillo, burbero. Ci fu un breve silenzio, mentre gli
ufficiali osservavano le formidabili difese del porto principale. Poi Spiromande prese fiato e si rivolse
all'ammiraglio. Ci sarebbe un'altra possibilit, signore. Sta' zitto, scatt Lemillo. Non ho chiesto
la tua opinione. Un momento, intervenne Catone. Voglio sentire cosa ha da dire. Che intendi con
un'altra possibilit?. L'ammiraglio fulmin con lo sguardo il subordinato, mentre il navarca si
spiegava. C' una piccola baia, poco pi a est del porto pi piccolo, signore. I pescatori locali la
usano, di tanto in tanto, quando li coglie una tempesta. A parte questo,  un luogo dove i giovani vanno
a bere e a mangiare durante le festivit pubbliche. Come lo sai?, volle sapere Catone. Sono nato a
Capri, signore. Ci ho vissuto finch non mi sono arruolato nella marina. E come potrebbe aiutarci
questa baia? C' un sentiero che scende fino a l. Sbuca a poca distanza da quello tra la villa e il
porto.  ripido e largo abbastanza per una sola persona. E se i ribelli lo conoscono. Non chiamarli
ribelli, lo interruppe Catone. Ma con il loro vero nome: traditori. Spiromande annu. S, signore. I
traditori. Se sapessero di questo sentiero, sarebbero in grado di difenderlo con una manciata di uomini.
Quindi, non ci serve a nulla, decise Lemillo. Al contrario, obiett Catone. Se Narciso non lo
conosce, questo sentiero potrebbe essere l'unico modo, per noi, di conquistare l'isola. E anche se ne
fosse consapevole, potremmo comunque riuscire a vincere. Altrimenti, dovremo ritirarci e pensare a
qualcosa d'altro. L'imperatore non sar contento di nessuno di noi, se non riusciamo a conquistare
l'isola e a catturare i traditori prima possibile. E io non sono molto propenso a mettere alla prova la
pazienza di Nerone. Tu lo sei, ammiraglio?. Lemillo serr le labbra ed evit lo sguardo di Catone,
senza neanche rispondere alla domanda. Molto bene, dunque, annunci Catone. A meno che non ci
siano altri suggerimenti, tenteremo con questa tua baia, Spiromande. E quando dovremmo farlo?,
domand Lemillo. Catone lo fiss con decisione. Quando? Stanotte, naturalmente. Tu attaccherai il
porto principale per distrarre il nemico. Se tutto andr bene, prenderemo la villa, con i traditori al suo
interno, in un assalto all'alba. E se invece dovesse andare male? In quel caso, io e Macrone
saremo probabilmente morti. E dovrai essere tu a spiegare tutto all'imperatore.
...
.
...
Capitolo 39.
...
.
...
I rumori del primo attacco erano soffocati dalla massa dell'isola, ma Catone riusciva comunque a
sentire lo schianto delle catapulte, gli squilli delle trombe e le lontane grida di battaglia di marinai e
soldati, mentre le navi da guerra uscivano dal buio della notte e cominciavano a lanciare una serie di
attacchi da lontano contro le difese del porto. C'era solo una sottile falce di luna, oltre al lucore delle
stelle, quindi i difensori non potevano essersi resi conto dell'attacco prima che iniziasse. Al contrario, il
porto e i suoi edifici, come anche il sentiero che saliva alla villa e la villa stessa, erano tutti illuminati
da torce e bracieri. Il che aveva reso pi semplice per le forze navali mettersi in posizione, coperte dal
buio della notte. Mentre Lemillo comandava la maggior parte della flotta, insieme alle navi con le due
coorti che Catone aveva lasciato come riserve, Spiromande aveva portato con s il suo squadrone di
liburne e le navi con le altre due coorti di pretoriani, facendo compiere loro un ampio arco intorno
all'estremit orientale dell'isola, nel tardo pomeriggio, come se volessero puntare verso la terraferma.
Una volta calato il sole, erano tornati indietro per avvicinarsi al piccolo porto e alla baia dei pescatori.
Inevitabilmente, diverse navi avevano perso la rotta, nel buio, ma un numero di imbarcazioni
sufficiente a rendere fattibile il piano di Catone era riuscito a raggiungere la parte meridionale
dell'isola. Spiromande era stato il primo a calarsi in una scialuppa, avanzando verso la stretta lingua di
sabbia. Una volta sbarcato, aveva sistemato le due lampade protette per guidare i capitani delle navi da
carico in modo che traghettassero i pretoriani fino a l. Catone e Macrone erano in una delle prime
barche a remi dirette verso la massa scura dell'isola. Intorno a loro il mare, clemente nella sua calma
piatta, sciabordava contro gli scogli rocciosi con un leggero, ritmico tonfo, sebbene alle orecchie di
Catone sembrasse assordante e pericoloso, e dovesse costringersi a restarsene calmo e seduto a poppa,
per dare l'esempio ai soldati davanti a lui. In quel momento, pi di ogni altro, era fondamentale che si
fidassero ciecamente di lui. Non si era mai cimentato in un'impresa tanto rischiosa. Fin troppe cose
potevano andare male, in un attacco notturno, e ancora di pi in un'operazione dal mare come quella.
La scogliera scura incombeva su di loro, davanti e ai lati, e Catone pens che avrebbero di certo colpito
una roccia da un momento all'altro. Solo la luce ondeggiante delle lampade gli offriva un minimo di
conforto. Quanto manca?, sussurr Macrone con la voce roca e la gola secca per la preoccupazione.
Dov' quella dannata spiaggia? Silenzio, replic con calma Catone. Non pu distare ancora
molto. Poco dopo, lo sciabordio lieve delle onde sulla sabbia gli arriv alle orecchie, e vide la sagoma
indistinta di alcune figure che si muovevano alla luce fioca delle lampade a olio. Sollevate i remi,
ordin il capitano della nave da carico, e gli uomini tirarono fuori i remi dall'acqua, mentre la scialuppa
scivolava in avanti, prima di fermarsi sulla secca. Siamo arrivati, finalmente, cazzo, bofonchi
Macrone, prima di alzare appena la voce per farsi sentire dagli altri. A terra, ragazzi. Radunatevi sulla
spiaggia e attendete gli ordini. Recuperarono gli scudi dal fondo della barca e scivolarono oltre la
fiancata con una serie di tonfi, per poi risalire sulla spiaggia. Una trentina di uomini era gi sulla
terraferma e si stava posizionando in formazione grazie agli ordini degli ufficiali, mentre Catone e
Macrone raggiungevano la spiaggia, dove era accesa la lampada pi vicina. Come stabilito,
Spiromande li attendeva l. Dov' il sentiero?, domand Catone. Il navarca si gir e accenn in modo
poco chiaro verso i piedi della scogliera. Laggi. Non sar difficile da seguire, quando ci servir.
Dobbiamo risalirlo prima possibile, ribatt Catone. Lemillo non riuscir a mantenere il diversivo in
atto ancora a lungo. Ci dovremo gi essere avviati, quando si ritirer, e in cima al sentiero prima
dell'alba. Posso portare io i tuoi uomini lass, insistette Spiromande. Credimi. Hai visto delle
sentinelle? No, signore. Sono andato in avanscoperta fin quasi sulla sommit del sentiero. Non c'
nessuno. Bene. Catone si gir a guardare verso il mare. Sent altre barche avvicinarsi, poi il tonfo di
una collisione e una bassa imprecazione. Sent le viscere torcersi per l'angoscia, in attesa che fosse
gridato un allarme, ma nulla spezz il silenzio, almeno da quella parte dell'isola. Altri uomini
sbarcarono e si unirono alle truppe, e Catone li stava contando, quando sent una tromba suonare in
lontananza, a ovest, nella direzione del piccolo porto. Quello era il secondo diversivo, che avrebbe
soddisfatto i sospetti dei nemici riguardo alla possibilit che la flotta tentasse un attacco anche da quel
lato. In questo modo, avrebbero diretto la loro attenzione, e forse anche le loro riserve, verso quella
nuova minaccia, mentre Catone avrebbe guidato la vera forza d'assalto su per la scogliera, per attaccare
la villa. Una volta che Britannico, Narciso e gli altri capi della cospirazione fossero stati arrestati, le
coorti rimaste della Sesta legione sarebbero rimaste senza un comandante, e si sarebbero quasi
certamente arrese. Ma se Catone e i suoi uomini fossero stati avvistati, non sarebbe stato difficile
bloccarli e decimarli, prima che fossero costretti a ritirarsi. E a quel punto, non avrebbero avuto una
seconda possibilit, perch il nemico avrebbe saputo del pericolo posto dal sentiero della piccola baia.
Secondo gli ordini, le cinque liburne stavano facendo pi rumore possibile, mentre remavano verso il
piccolo porto e la torretta che lo difendeva. Le baliste leggere montate a prua scattarono con forza,
lanciando i loro dardi sui difensori, e i loro tamburi riecheggiarono forte, battendo il ritmo per i
rematori. Questo dovrebbe tenere occupati quei bastardi, comment Macrone, soddisfatto. Lo
spero, rispose Catone, per poi cercare di individuare le navi ferme al largo e le barche che portavano
gli uomini sulla terraferma. Ma era ancora troppo buio per vederle, e poteva soltanto sperare di riuscire
a radunare un numero sufficiente di soldati per attaccare la villa prima dell'alba. Si rendeva conto che i
rumori dall'altra parte dell'isola si stavano facendo meno forti, e maledisse in silenzio Lemillo per non
aver resistito ancora. L'ammiraglio doveva aver deciso di non fare pi di quanto non fosse strettamente
necessario, in quell'operazione. Dannazione a lui, ringhi Catone a mezza voce. Ci pens su per un
attimo e annu tra s e s. Ormai era pronto ad attaccare, e non soltanto perch voleva salvare suo
figlio. Un numero molto pi grande di vite era ormai a rischio, ed era suo dovere cercare di evitare lo
scoppio dell'inevitabile guerra civile, se Britannico fosse riuscito a riunirsi con le truppe provenienti da
Brindisi. D'accordo, concluse.  ora di salire. Spiromande, guidaci. Macrone, diffondi l'ordine tra
gli ufficiali. Voglio che tutti gli uomini che sbarcheranno ci seguano sul sentiero prima possibile.
Devono continuare a far salire gli uomini dalla spiaggia, fino a nuovo ordine. S, signore. Una
volta che avrai fatto sapere le istruzioni agli altri, torna da me e marceremo insieme. Macrone avanz
facendo crepitare la ghiaia fino alla riva, e Catone torn a rivolgersi al navarca. Portami all'ingresso
del sentiero. Anche alla luce fioca delle stelle e della luna crescente, Catone riusc a vedere la gola
dove Spiromande lo stava conducendo, una strada spesso utilizzata dagli abitanti dell'isola. A poca
distanza da lui, svoltava bruscamente e si restringeva, salendo parallela alla scogliera. E procede cos
a zig-zag fino alla cima? Per la maggior parte, s. Il pendio diventa meno scosceso, quando arriva
alla cresta. L il sentiero si biforca, e ce n' un altro che corre parallelo alla strada principale per la
villa, snodandosi lungo la cima della scogliera. Non  la strada pi diretta.  meglio assicurarsi che
nessuno la imbocchi per errore. Catone ci pens su per un momento. No, useremo anche quella. Se
altri di noi arriveranno da una direzione diversa, il nemico sar colto di sorpresa. Molto bene,
signore. Allora mi assicurer di farti vedere il sentiero, quando ci arriveremo. Macrone torn e Catone
osserv la massa scura di uomini in attesa ai piedi della scogliera. Ragazzi, potrebbe non esserci la
possibilit di schierarsi, quando arriveremo in cima al sentiero. Questa missione potrebbe rivelarsi
disperata. Centurione Petilio? Signore? Prendi i primi trenta uomini e svoltate a sinistra per
bloccare la strada che conduce al porto. Non far passare nessuno. Resistete fino all'ultimo uomo, se
necessario. S, signore. Io condurr un piccolo gruppo su un sentiero laterale. Gli altri seguiranno
Macrone verso la villa. Non fermatevi davanti a nulla. Chiunque vi si pari davanti armato e non sia un
pretoriano deve essere abbattuto. Non avremo piet. Il nemico non ce ne mostrer, in ogni caso. O
vinceremo, stanotte, oppure moriremo Che la dea Fortuna ci assista. Andiamo. Spiromande,
procedi. Mentre il navarca entrava nella gola, Macrone borbott: Bel discorsetto. Mi  piaciuta la
parte di vittoria o morte. Proprio quello che un gruppo di soldati nervosi ha bisogno di sentire,
quando sobbalzeranno a ogni ombra. Devono sapere quanto rischiano, Macrone, quando lo scontro
comincer. Vieni. Catone sollev lo scudo e segu Spiromande. Macrone e i pretoriani fecero lo
stesso, uno alla volta, risalendo lo stretto sentiero. Avanzarono in un silenzio rotto soltanto dal crepitio
degli stivali, dal lieve tintinnio dell'equipaggiamento e dall'affanno degli uomini appesantiti da armi e
armature. I rumori della battaglia nel porto principale erano del tutto cessati, e ora gli unici che si
sentivano provenivano da un quarto di miglio pi a est. Dopo aver risalito i primi duecento passi,
Catone riusc a vedere, lungo la costa, il punto in cui una delle liburne aveva fatto sbarcare alcuni
uomini alla luce di un braciere acceso in fondo al molo. Ma erano accucciati dietro agli ormeggi,
nascondendosi dietro agli scudi per evitare una pioggia senza fine di frecce e colpi di frombola dalle
porte all'estremit opposta del molo, e non riuscivano ad avanzare. Mentre guardava, un dardo
attravers uno scudo, infilzando il soldato della marina che vi si nascondeva dietro, facendolo piombare
nelle acque del porto. Riusc appena a scorgere le altre navi da guerra, nelle vicinanze, che
rispondevano agli attacchi con le loro baliste. L'assalto era destinato a fallire, e non doveva essere altro
che un diversivo, ma Catone sper che attirasse l'attenzione dei nemici abbastanza a lungo da
permettere ai pretoriani di far sbarcare un numero sufficiente di uomini per essere in vantaggio nello
scontro. Poco dopo, Spiromande si ferm e si gir. Catone diede l'ordine ai soldati di arrestare la
marcia, prima di avvicinarsi all'ufficiale. Che succede? Abbiamo raggiunto l'altro sentiero. Da
quella parte. Spiromande indic una striscia di polvere e ghiaia quasi invisibile, che tagliava in mezzo
alla vegetazione pi scura. Catone lo osserv. Quanto  lungo? Non pi di mezzo miglio; sbuca a
un centinaio di passi dall'entrata della villa. Macrone, prendi il comando della colonna principale,
adesso. E buona fortuna, fratello. Si strinsero per un attimo le braccia, e poi Catone punt verso il
sentiero pi piccolo, seguto dai primi venti uomini della colonna, mentre Macrone segnalava al resto
di seguire lui e il navarca lungo la ripida salita. Pi avanti, lungo la costa, e ora molto pi in basso, i
soldati della marina cominciarono a ritirarsi dal molo, e la piccola nave da guerra si allontan e spar
nella notte, dopo un ultimo scambio di dardi. A quel punto, la brezza fredda e lieve port con s
soltanto i lontani e strazianti lamenti dei feriti e il rumore soffocato delle onde. Mentre il sentiero
compiva uno stretto tornante, Macrone lanci uno sguardo nella direzione in cui erano andati Catone e i
suoi uomini, ma non riusc a scorgerli nell'oscurit. Catone era da solo, adesso, e Macrone sper che,
una volta finita la battaglia, il suo amico potesse ritrovare il figlio ancora vivo. Ma adesso doveva
concentrarsi sul ruolo che avrebbe giocato nell'ardito e disperato tentativo di Catone di mettere fine
alla cospirazione che minacciava di far precipitare l'Impero in una sanguinosa guerra civile. La salita si
fece meno ripida, e Macrone inizi a vedere la linea vaga del crinale che correva al centro dell'isola. A
poca distanza, appena oltre un ampio tratto di terreno pianeggiante, Spiromande si acquatt e fece
cenno a Macrone di fermare la colonna. Fermatevi qui, sussurr. Siamo a una cinquantina di passi
dalla strada che conduce alla villa. Macrone annu e si gir a ordinare agli uomini di raccogliersi sul
tratto pianeggiante e restare in attesa di nuovi ordini. I pretoriani avanzarono e si radunarono in una
massa informe. Not la cresta dell'elmo di Petilio, mentre il centurione gli si avvicinava. Prendi gli
uomini di cui hai bisogno, gli disse Macrone. E stai pronto a prendere posizione dall'altra parte della
strada quando dar l'ordine. Dopodich, sarete da soli. Lo capisco. So cosa dobbiamo fare. Bene.
Tieni qui il resto dei ragazzi. Io proceder con Spiromande per dare un'occhiata alla situazione. Se per
qualche motivo venisse dato l'allarme, falli avanzare tutti subito. Si rivolse al navarca. Andiamo.
Uscendo dal bordo della piccola depressione, si mantennero bassi, procedendo con cautela verso la
strada. Le fiamme ondeggiavano nei bracieri, a una distanza di un centinaio di passi l'uno dall'altro,
segnando il percorso della strada che si estendeva tra il porto e la villa. Alla loro luce, Macrone riusc a
scorgere una manciata di sentinelle lungo la via, e poi un gruppo pi cospicuo di legionari, pi avanti,
rivolti con lo sguardo verso il porto principale, dove Lemillo aveva messo in atto il primo diversivo.
Spiromande apr la strada verso dove il sentiero incontrava una piccola macchia di olivi situati su delle
terrazze, attraverso cui si dipanava la via principale. Superando gli alberi, sentirono una breve risata,
poco pi avanti, poi un breve dialogo indistinto e un'altra risata. Il navarca si immobilizz, e Macrone
gli si ferm accanto. Andr io per primo, bisbigli. Avanzando con cautela tra le ombre, facendo
attenzione a ogni passo per assicurarsi di fare meno rumore possibile, Macrone procedette fino a vedere
il sentiero aprirsi sulla strada principale. Poco pi avanti, sulla destra, due legionari guardavano a valle,
con gli scudi posati a terra e i giavellotti in mano, mentre parlavano a mezza voce dell'inutile attacco
tentato dalla marina alla fortezza sull'isola. Macrone si acquatt e guard da entrambi i lati, ma non
c'erano altri legionari in vista. Dobbiamo levarli di mezzo, sussurr. E poi usare gli alberi come
copertura per mettere in riga gli uomini prima di attaccare. Levarli di mezzo? Fa' quello che ti
dico. Macrone sguain la spada e si alz con lentezza in piedi. Metti le mani sopra la testa e
cammina davanti a me. Pronto?. Il navarca obbed e i due uscirono in strada, avvicinandosi ai
legionari. Non appena sentirono il rumore di passi, le sentinelle si voltarono nella loro direzione. Chi
va l?. Non c'era traccia d'allarme, nella voce dell'uomo, e Macrone inspir a fondo e rispose:
Tranquilli, ragazzi. Sto solo portando un prigioniero alla villa. Un prigioniero? L'abbiamo
catturato quando il suo gruppo ha cercato di sbarcare sul molo. Gli altri bastardi che erano con lui sono
morti, ma siamo riusciti a catturare un ufficiale vivo. Macrone mantenne un po' arretrata la mano con
cui teneva la spada, mentre si avvicinava, cos che l'arma non fosse in vista. L'attenzione dei legionari
era su Spiromande, mentre i due procedevano verso di loro. Si scostarono per farli passare, e prima che
potessero rendersi conto del pericolo, Macrone aveva spostato la spada, piantandola sotto il mento
dell'uomo pi vicino e affondandogli la punta nel cranio. Ma che c?, esclam il secondo, e poi la
sua voce si spezz, mentre il navarca si lanciava avanti, strappandogli il pugnale. Piombarono al suolo
accanto alla strada, prima che l'ufficiale della marina riuscisse a pugnalarlo in faccia con una serie di
frenetici colpi. Macrone esit per un attimo, prima di parlare. Credo che sia morto. Spiromande
affond la lama un'ultima volta, la rigir e infine la liber, prima di alzarsi in piedi, affannato. Era il
primo che uccidevi? S il primo, ammise il pi giovane. In marina non ci sono molti scontri,
ultimamente. Hmm, borbott Macrone. Non era quello il momento di discutere su quale sezione
dell'esercito avesse il lavoro pi duro. Rinfoder la spada e batt una pacca sulla spalla di Spiromande.
Sei stato bravo. Alcuni esitano, la prima volta, e a quel punto diventa anche l'ultima, se capisci cosa
intendo. Ora torna indietro e fai avanzare gli uomini, in silenzio e con cautela. Mentre il navarca
tornava indietro, Macrone trascin i corpi a breve distanza, tra gli alberi, per evitare che altri legionari
di passaggio li vedessero. Mentre attendeva nelle ombre, not che iniziava a vedersi un vago lucore nel
cielo, a est, contro cui si stagliava la vetta del Vesuvio, dall'altra parte del golfo. Non avevano pi
molto tempo. Il piano di Catone dipendeva dall'attacco nell'oscurit, causando confusione per
nascondere l'inferiorit numerica dei pretoriani. Sussult, al sentire un fruscio nelle vicinanze, ma poi
Spiromande lo raggiunse, con Petilio e i suoi uomini. Questa posizione andr bene, decise Macrone.
Restate nascosti pi che potete. Se uno o due legionari passano di qui, lasciateli andare. Attaccate
soltanto se vedrete passare rinforzi diretti verso la villa. Dovreste avere pi uomini che saliranno
dall'approdo, man mano che passa il tempo. Quando la maggior parte del nostro distaccamento sar
sbarcata, potrete puntare verso il porto principale. Petilio annu e fece un cenno verso est.  quasi
l'alba. L'ho visto. Sar meglio sbrigarsi. Oltre ai venti uomini assegnati a Petilio, Macrone not che
ne aveva forse un altro centinaio, per l'attacco sulla strada. Dipendeva tutto dalla speranza che i
difensori avessero posizionato la gran parte delle loro forze a difesa dei due porti. Se avessero
mantenuto alla villa un buon numero di riserve per proteggerla, il piano sarebbe fallito. Ebbene, c'era
un solo modo per scoprirlo. Sguain la spada e ordin agli uomini di formare una colonna disponendosi
due a due, e vi si mise in testa. Si volt per assicurarsi che fossero pronti, e si rese conto di vedere tutto
in modo pi chiaro, mentre la fragile luce dell'alba cominciava a crescere. Seconda coorte, esord, in
modo automatico, per poi sorridere all'errore. Quegli uomini venivano da entrambe le coorti scelte per
l'attacco. Pretoriani, con me! Avanti!. Cominci a correre, al ritmo leggero che i soldati erano
abituati a tenere per coprire velocemente tratti di terreno senza arrivare esausti al contatto con il
nemico. La piccola colonna lo segu, uscendo dal boschetto di olivi e risalendo la strada lastricata che
portava alla villa appollaiata in cima al capo orientale dell'isola. Davanti a loro, Macrone vide la
successiva coppia di sentinelle a duecento passi, ben visibile e intenta a scaldarsi al calore di un
braciere. La strada si faceva pi ripida proprio davanti a loro, e un piccolo braciere illuminava i
dintorni. Al rumore degli stivali, le sentinelle si girarono a guardare, e mentre Macrone e le prime file
della colonna superavano il braciere pi piccolo, l'uomo pi vicino url: Pretoriani!. Poi entrambi si
girarono e presero a correre su per la strada, gridando per dare l'allarme e avvertire i compagni.
Andiamo, ragazzi!, esclam Macrone, girandosi appena. La battaglia comincia!.
...
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Capitolo 40.
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I legionari si stavano ancora radunando sulla strada, quando Macrone e i suoi uomini superarono un
gruppo di rocce a una ventina di passi di distanza. Il centurione al comando reag all'istante.
Giavellotti!. Prima che fossero pronti a lanciare, Macrone url il suo ordine. Su gli scudi!. Gli
uomini dietro di lui sollevarono gli scudi ovali e, una volta sopra la testa, li piegarono leggermente.
Davanti a loro, i legionari si affrettarono a posizionarsi e a lanciare i giavellotti contro i pretoriani in
arrivo. Non ci fu il tempo di organizzare a dovere il lancio, e le aste si inarcarono per un attimo in aria,
prima che le punte di ferro arrivassero a destinazione. La distanza era cos breve che era impossibile
mancare il bersaglio. La maggior parte dei giavellotti fu deviata dagli scudi ricurvi, ma alcuni li
perforarono, scheggiando il legno e avanzando fino a fermarsi bruscamente alla giuntura tra la punta e
l'asta lignea. La maggior parte dei giavellotti and a colpire la colonna a qualche fila di distanza da
Macrone, con una serie ritmata di schianti e tonfi. Qualcuno fu ferito dalle punte che perforarono gli
scudi, altri dai giavellotti deviati dagli scudi di chi avevano accanto. I feriti crollarono sulla strada o
barcollarono verso i lati del sentiero, coprendosi meglio che potevano mentre i compagni li
oltrepassavano. Non c'era tempo per dare l'ordine di caricare. In ogni caso, Macrone e i suoi uomini
scattarono d'istinto a correre e impattarono contro le linee nemiche mentre gli ultimi giavellotti
volavano sopra di loro. All'ultimo momento, Macrone acceler, e il suo scudo si schiant contro il
nemico con una violenza che gli fece tremare il braccio e rischi di fargli perdere l'equilibrio. Ma la
sua esperienza in battaglia gli aveva affinato l'istinto e gli permise di riprendersi al volo, spingendo
l'avversario indietro, contro la fila successiva, e allo stesso tempo affondando la spada a destra e
infilzando il braccio armato di un legionario pi arretrato. L'impeto port avanti i pretoriani, facendoli
penetrare in mezzo alla linea dei legionari come un cuneo nella formazione nemica, prima che la
mischia mettesse le spade contro le lance. Le lame corte affondavano in mezzo ai grandi scudi dei
legionari e le punte a foglia delle lance colpirono dall'alto, mentre chi era bloccato l'uno contro l'altro
si scontrava gettando il peso contro lo scudo e lottando per non cedere terreno. Macrone prov il
familiare fuoco della battaglia bruciargli nelle vene, mentre digrignava i denti e arricciava le labbra in
un ringhio feroce. Era l'unico, tra i suoi uomini, a combattere con un gladio. Non diede all'uomo che
aveva caricato il tempo di riprendersi, ma tir indietro lo scudo e lo abbatt di nuovo in avanti,
procedendo di un passo mentre strappava via la spada dall'uomo che aveva ferito, schiantandone il
pomo contro il lato del suo elmo, facendogli piegare il collo e perdere i sensi. Il legionario piomb sulla
strada e un pretoriano gli affond la lancia contro il volto, per poi calpestarlo e affondare la punta
contro un altro avversario. Sebbene i dintorni fossero sempre pi visibili, a causa dell'alba ormai
prossima, era ancora troppo buio per vedere bene, e Macrone riusciva a scorgere soltanto ombre in
frenetico movimento intorno a s, insieme ai ringhi e ai gemiti degli uomini che colpivano e venivano
colpiti. Si rese conto che l'impeto della carica era finito, e ora i suoi uomini avevano bisogno di un
incoraggiamento, per spingersi avanti e pressare il nemico. Inspirando a fondo, url: Avanti,
pretoriani! Fate a pezzi questi bastardi traditori!. Ci ha chiamato traditori!, url una voce dalla
retroguardia dei legionari. Bugiardo! Resistete, ragazzi! In nome dell'imperatore Britannico e di
Roma!. Ci fu un attimo in cui Macrone fu colpito dalla tragica assurdit di quei soldati romani che
combattevano tra loro. Alcuni di loro forse avevano perfino combattuto fianco a fianco, ma ora erano
acerrimi nemici, senza altro pensiero se non quello di uccidersi a vicenda. Poi scacci quei pensieri e
colp brutalmente il braccio di un altro legionario, lacerando carne e ossa e quasi staccandoglielo, al
punto che rest appeso alla spalla come un pezzo di carne maciullata, mentre la spada gli cadeva dalle
dita prive di forza. Rendendosi conto di essere andato pi avanti dei suoi uomini e di essere
vulnerabile, rest dov'era e lasci che i pretoriani lo raggiungessero da entrambi i lati. I legionari si
erano ripresi ormai del tutto dalla carica iniziale ed erano decisi a non cedere pi di un passo, mentre i
pretoriani avanzavano, compattando i ranghi in una massa serrata di carne e metallo, scudo contro
scudo. E poi Macrone ud di nuovo la voce del centurione nemico. Eccoli che arrivano, ragazzi! I
nostri ci vengono in aiuto! Vedrete come li metteremo in fuga, adesso!. Non era facile avanzare sul
sentiero che correva lungo le scogliere a sud. Era stretto e seguiva i contorni degli scogli, per la
maggior parte, in una continua serie di salite e discese. A volte, Catone doveva muoversi a tentoni,
consapevole, nel frattempo, di avere sempre meno tempo. Se l'alba li avesse trovati l, esposti in quel
modo, sarebbero stati bersagli facili per frecce e frombole dall'alto. In ogni caso, ricord a se stesso, se
l'alba fosse giunta e loro fossero stati ancora l, il piano sarebbe fallito. Quindi, guid i suoi uomini pi
rapidamente che pot. Dopo un po', il sentiero cominci a salire, sempre pi ripido, e oltrepass una
macchia di cipressi, dopodich si riun di colpo alla strada. Catone ebbe appena il tempo di fermarsi e
ordinare lo stesso agli uomini alle sue spalle, prima che finissero tutti in campo aperto. Poco distante da
lui, a destra, c'era il cancello che conduceva alla villa. Era soltanto ornamentale, e non li avrebbe
ostacolati. Oltre il cancello, alla luce delle torce che illuminavano l'esterno della vista, riusc a scorgere
dei gradini e una rampa di scale che conduceva all'edificio. Da vicino, la magnificenza della
costruzione era pi evidente, e Catone ne rest colpito, come lo era stato anni prima, durante la sua
breve visita nell'isola. La struttura dominava le alture sul lato orientale di Capri, e si ergeva sulle
scogliere che scendevano a picco fino al mare, una trentina di metri pi in basso. Il cielo era sempre pi
luminoso, dietro alla villa, e i muri e i tetti si stagliavano contro lo sfondo di velluto. Qualcuno url un
ordine da dietro il cancello, e un piccolo gruppo di legionari, forse una trentina, ne usc. Catone fece
cenno agli uomini di abbassarsi e si acquatt accanto al tronco di uno dei cipressi, mentre i soldati
passavano oltre. Attese per un attimo, per assicurarsi che non ce ne fossero altri in arrivo, prima di
alzarsi e raggiungere con cautela la strada, guardando in entrambe le direzioni. Non c'erano movimenti
dalla villa, e lungo la strada vide i soldati che li avevano superati un attimo prima. Poco oltre, not un
gruppo di figure davanti a una formazione rocciosa, e il cuore acceler il battito per la preoccupazione,
quando cap che dovevano essere Macrone e i suoi che cercavano di arrivare alla villa. Mentre Catone
ordinava a bassa voce ai suoi uomini di venire fuori dalla copertura degli alberi e disporsi in
formazione, si domand cosa fare. Davanti a lui c'era la villa, dove Lucio era ancora prigioniero.
All'inizio, aveva pensato di attaccare direttamente chiunque si fosse trovato davanti, per causare pi
confusione tra i nemici, ma gli unici legionari che vedeva erano quelli che combattevano contro
Macrone. Era anche abbastanza vicino al figlio da essere tentato di correre subito alla villa. Ma non
poteva sapere quanti legionari fossero rimasti a difendere Narciso e gli altri. Quali sono gli ordini,
signore?, domand uno dei pretoriani. Catone lanci un ultimo sguardo alla villa, considerando
certezze e possibilit, poi si gir verso la discesa e diede l'ordine. Da questa parte, di corsa. Guid
gli uomini lungo la strada, indurendo il cuore per non pensare al ritardo nel salvataggio del figlio e
concentrandosi sull'imminente scontro. Con un po' di fortuna, il nemico avrebbe pensato che i
pretoriani fossero soltanto da una parte, fino all'ultimo momento. Catone contava sull'elemento
sorpresa per spezzare la volont dei legionari e permettere a Macrone di raggiungerlo e unirsi a lui
nell'assalto finale alla villa. Coprirono la distanza con grande rapidit e il rumore delle armi si fece pi
forte, mentre Catone accelerava ancora di pi il passo. Da un lato della strada, vide la cresta di un
centurione e punt verso l'ufficiale, deciso ad abbatterlo nella prima carica, lasciando i nemici senza un
capo. Qualcuno, nelle retrovie, si volt, sentendo il rumore degli stivali, e il centurione grid: Eccoli
che arrivano, ragazzi! I nostri ci vengono in aiuto! Vedrete come li metteremo in fuga, adesso!.
All'ultimo momento, Catone si riemp i polmoni e url: Per Nerone! Per Roma!. I suoi uomini
ripeterono il grido e prepararono le lance, allargandosi dietro di lui mentre Catone sguainava la spada e
la teneva parallela al terreno, pronto a colpire. Alla luce fioca che precedeva l'alba, vide il centurione
spalancare la bocca, mentre si girava verso i pretoriani che stavano attaccando i suoi uomini. Poi lo
scudo di Catone lo colp, togliendogli il respiro e facendolo annaspare. Subito dopo, Catone lo colp al
lato del petto, e la punta della sua spada penetr tra gli anelli della cotta di maglia, piantandoglisi nel
torso. Non era una ferita profonda, ma l'impatto fece perdere l'equilibrio al centurione, che piomb
contro la schiena di uno dei suoi uomini e fin a terra. Catone non ebbe esitazioni, nella sua feroce
reazione, e piant la lama nella nuca dell'ufficiale, spezzandogli la spina dorsale ed entrando in
profondit. Il centurione allarg le braccia e cadde in avanti senza un grido. Ai lati di Catone, i
pretoriani spinsero le lance contro la retroguardia inerme delle linee nemiche, abbattendo diversi
uomini, prima di spingere gli scudi contro il mucchio di uomini costretti ad andare avanti contro
Macrone e i suoi. Diversi caddero nei primi momenti della carica, mentre altri tentarono di girarsi e
fuggire, agitando gli scudi e finendo per colpire i compagni o farli inciampare, e venendo infilzati dalle
lance che colpivano dall'alto. Uccideteli tutti!, url Catone, e i suoi uomini si radunarono e
rinnovarono l'assalto. I primi legionari alle due estremit della formazione nemica cominciarono ad
allontanarsi dalla mischia, barcollando tra i cespugli ai lati della strada. La loro paura contagi subito i
compagni, e la linea nemica si spezz, mentre ciascuno cominciava a pensare alla propria salvezza e
cercava di sfuggire agli affondi delle lance davanti e dietro. Alcuni, pi coraggiosi dei compagni, o
forse semplicemente pi inebriati dalla furia della battaglia, cercarono di mantenere la posizione, ma
furono abbattuti in pochi attimi, mentre i pretoriani trionfanti li circondavano. Altri cercarono di
arrendersi e gettarono a terra spade e scudi, ma non ottennero alcuna clemenza e furono massacrati l
dov'erano. Catone!. Lui si guard intorno e vide Macrone correre verso di lui, con un sorriso
deliziato sul volto. Ottimo lavoro, signore! I bastardi stanno scappando come conigli. Catone riusc a
scorgere diversi dei suoi uomini all'inseguimento degli avversari, e cap di dover riprendere subito il
controllo sulle truppe. Pretoriani, a me! In formazione! Tornate indietro, dannazione a voi!. Macrone
comprese subito di dover agire, e i due ufficiali si affrettarono a radunare gli uomini rimasti sulla
strada, a poca distanza dai cadaveri e dall'equipaggiamento sparpagliato sul terreno. Catone stim che
non gli rimanevano pi di una cinquantina di soldati, e sper che bastassero per un ultimo sforzo. Un
ultimo tentativo di salvare Roma da una guerra civile che l'avrebbe fatta a pezzi, mentre due ragazzini
e i loro eserciti combattevano per la corona imperiale. Avanzate!. Con Macrone al suo fianco, corse
su per la strada, oltre i cipressi e fino al cancello. A poca distanza c'era una serie di brevi scalinate che
conducevano alle fondamenta possenti della villa. Catone sent le membra bruciare per lo sforzo della
salita e di quell'ultima corsa. Mentre i pretoriani salivano gli ultimi gradini e raggiungevano la rampa
che portava all'entrata del cortile, sent un grido d'allarme e alz lo sguardo, notando una torre di
segnalazione all'angolo del complesso. Diverse figure guardavano verso il porto, ma nessuna era
rivolta verso di loro, e Catone riusc a riconoscere all'istante uno di loro. Il tribuno Cristo. Seguirono
altre urla, e mentre si avvicinavano all'arco, una squadra di legionari si avvicin di corsa per sbarrare
loro la strada. Catone port avanti lo scudo e chin appena il capo, chiudendo le distanze. Non era
possibile tentare un'altra carica. Non in salita e con gli uomini cos stanchi. Perci rallentarono fino a
camminare, e si avvicinarono ai legionari come se fosse un'esercitazione sulla piazza d'armi. Catone
scelse l'uomo all'estremit della linea nemica e fint con lo scudo prima di muovere la spada in un
breve arco. L'avversario non era una recluta di primo pelo e riconobbe la finta. Par il colpo e spinse
forte con lo scudo, costringendo Catone ad arretrare contro il muro che correva da un lato della rampa.
L'impatto gli svuot i polmoni, e riusc a stento a spostarsi di lato, mentre la spada del legionario
strusciava sul muro, creando una scia di scintille. Poi uno dei pretoriani si lanci tra il proprio
comandante e il legionario, e i loro scudi impattarono con violenza. Quando Catone riusc a tornare in
piedi, i pretoriani avevano gi spinto i nemici oltre l'arco, facendoli arretrare nel cortile. Altri soldati
arrivarono di corsa dall'ingresso e dalle altre stanze che davano sul cortile, e le mura circostanti
riecheggiarono dei tintinnii delle spade e dei tonfi violenti degli scudi, mentre lo scontro si trasformava
in un caos di rapidi duelli. Catone faceva fatica a riempire i polmoni d'aria, mentre sollevava lo scudo e
procedeva verso l'ingresso. Era l che immaginava si trovassero i capi della cospirazione, vicino alla
torre di guardia dove li aveva visti pochi attimi prima. I pretoriani, sebbene stanchi, erano in superiorit
numerica e avevano raggiunto il cortile tutti insieme, mentre i legionari avevano attaccato a caso dai
loro alloggi, alcuni in armatura e altri no, senza avere la possibilit di mettersi in formazione e
sfruttarne la precisione, cosa che li rendeva combattenti tanto formidabili sul campo di battaglia. Ma
non c'era niente di preciso, in quel cortile. Era una mischia selvaggia, combattuta alle prime luci
dell'alba. Nessuna delle due fazioni si risparmi, mentre i pretoriani avanzavano nello spiazzo, e gli
uomini cadevano, versando sangue e budella sul marmo bianco di fronte all'enorme ingresso in cui gli
imperatori ricevevano gli ospiti. Mentre Catone si avvicinava all'ampia rampa di scale che conduceva
all'entrata, una figura usc dalle porte rinforzate, con la spada in mano e senza elmo, e lui vide che si
trattava di Cristo. Nello stesso istante, gli occhi del tribuno si fermarono su Catone, e le sue labbra si
tesero in un sottile sorriso di soddisfazione, mentre scendeva le scale e brandiva la spada. Con la coda
dell'occhio, Catone not un pretoriano che si lanciava contro Cristo da un lato. Fermo!, rugg. Lui 
mio. Il pretoriano si blocc, prima di girarsi a cercare un altro avversario, lasciando i due ufficiali in
uno spazio libero davanti alle scale. Catone prepar scudo e spada e avanz con cautela, mentre Cristo
muoveva la sua lama in una morbida ellisse. Saresti dovuto rimanere in Britannia, Catone. Non
credo proprio. A quanto pare, i barbari non sono gli unici nemici di Roma. Io non sono un nemico di
Roma. Sono un patriota. Sei un traditore, Cristo. E per quelli come te c' un'unica fine possibile.
Catone mantenne lo sguardo fisso sulla lama ondeggiante nella mano del nemico, mentre parlava. Di
colpo, il tribuno scatt avanti e scaten una serie di violenti fendenti che riempirono di crepe lo scudo
di Catone, costretto ad arretrare di fronte al brutale assalto. Ogni colpo gli faceva tremare il braccio, ma
tenne duro, resistendo all'attacco, mentre Cristo continuava a sferrare goffi fendenti. Poi, capendo dove
sarebbe arrivato il colpo successivo, spost di scatto lo scudo. La spada del tribuno tagli l'aria e
continu verso il basso, impattando contro il pavimento. Subito Catone si spost in avanti, colpendo
Cristo con il peso dello scudo e facendolo barcollare indietro. Il tribuno perse l'equilibrio e Catone lo
segu con una serie rapida di attacchi, che fin con un montante per evitare la parata di Cristo. La punta
della spada scese e scatt avanti, colpendo il nemico all'inguine e penetrandogli nella carne. Un colpo
dello scudo spinse l'uomo indietro, facendolo inciampare con il tallone contro l'ultimo gradino della
scalinata e facendolo cadere. Catone fu subito su di lui, pronto a colpire, e Cristo sollev la spada per
parare un altro attacco. Getta via la spada, ordin Catone. E perch? Come hai detto, c' una sola
fine che mi attende, ormai. Aveva ragione, e Catone lo sapeva. L'unica scelta, per lui, era morire per
mano di Catone o di un boia. Cristo abbass con lentezza la spada. Posso anche essere un uomo
morto, ringhi, ma morir con onore, mentre quelli come te e quel plebeo di Macrone serviranno
Nerone come i cani che siete. Come desideri. Catone sollev la spada per colpire. Aspetta.
Forse pensi di aver vinto. Ma posso prendermi una piccola vittoria su di te, prima di morire. Tua
moglie Giulia Credevi che ti avesse tradito. No, non pi. Ho saputo la verit dai tuoi amici
nascosti l dentro. So che la vostra relazione era solo una copertura.  questo che ti hanno detto?.
Cristo ridacchi. E tu ci credi? Perch mai dovresti, considerando le altre menzogne che ti hanno
detto?. Catone si blocc, parlando a denti stretti. L'hai fatto? Fatto che cosa? Scoparmela?. Cristo
scoppi a ridere. Forse s. Ti lascer con questo dubbio, Catone. Non lo saprai mai, in un modo o
nell'altro. E questa sar la mia pi grande vendetta nei tuoi confronti. Il tribuno cambi di scatto la
presa sulla propria spada e se la punt sotto le costole, afferrando l'elsa con entrambe le mani. No!,
url Catone. Con un movimento violento, Cristo si piant la lama nel cuore. Spalanc la bocca e si
lasci sfuggire un grido acuto, per poi crollare indietro con violenza, battendo la nuca contro uno dei
gradini. Catone si inginocchi al suo fianco e lasci andare la spada, mentre prendeva il tribuno per i
capelli. Dimmelo! Dimmi la verit!. Cristo lo fiss, con le palpebre che tremavano. Le sue labbra
erano macchiate di sangue, per via della lama che doveva aver perforato un polmone. Sorrise,
mormorando: Fottiti. E poi ogni traccia di luce svan dai suoi occhi e lui si abbandon all'indietro,
mentre il petto gli si afflosciava e il sangue gorgogliava dalla mascella allentata. Catone scosse la testa.
Dimmelo. Ma era troppo tardi. Lasci la presa e raccolse la spada, mentre Macrone lo
raggiungeva. Abbiamo finito, qui, signore. Il cortile  nostro. Abbass lo sguardo. Cristo? Si 
suicidato? Non avrei mai pensato che avesse il fegato di farlo. Neanch'io. Catone si costrinse a
distogliere lo sguardo e indic l'entrata della sala delle udienze. Andiamo, porta qui gli uomini.
Lasciando a Macrone il compito di radunare i pretoriani rimasti, Catone sal le scale e apr una delle
porte, spingendola con lo scudo. All'interno, la sala era illuminata da bracieri disposti lungo i muri. Il
pavimento e le pareti erano coperti di lastre di marmo, e grosse colonne sostenevano il soffitto a volta.
Le uniche altre persone nella stanza si trovavano all'estremit opposta. C'era un trono su una pedana, e
Britannico era seduto l, con il mento sollevato in una posa imperiosa. Al suo fianco c'era un gruppo di
senatori che Catone riconobbe dall'incontro segreto a casa di Domizia. Abbassando lo scudo, sganci il
laccio sotto il mento e si sfil l'elmo, in modo che potessero riconoscerlo. Dov' mio figlio?, esord,
per poi capire che anche qualcun altro mancava all'appello. E Narciso. Dove sono?. Nessuno rispose,
e lui avanz verso il gruppo, facendo riecheggiare i passi contro le pareti circostanti. Quando fu pi
vicino, Britannico lo indic e parl con calma. Come osi avvicinarti al tuo imperatore senza mostrare
il dovuto rispetto?. Catone sal i gradini della pedana e si ferm davanti al ragazzo, incombendo su di
lui. Alle sue spalle, sent altri uomini entrare nella stanza. Non sei l'imperatore, principe Britannico. E
non lo sarai mai. Il ragazzo lo fulmin con lo sguardo, ma prima che potesse esprimere ulteriore
sdegno, Catone sollev una mano per zittirlo e ripet: Dove sono?. All'esterno, rispose con ansia il
senatore Sulpicio. Indic una porta sul retro della sala. Ha preso il bambino ed  uscito. Da quella
parte. Catone osserv i volti dei cospiratori e poi li super, dirigendosi verso la porta indicata da
Sulpicio. Sent la voce di Macrone, alle sue spalle. Arrestateli tutti. Osi forse, cominci
Britannico. Sta' zitto, ragazzo. A meno che tu non voglia un labbro gonfio. Ho gi avuto abbastanza
problemi, per una sola notte. La porta era socchiusa. Catone la apr e vide che c'era uno stretto
sentiero coperto, che si allontanava dal retro della villa attraverso un giardino curato. In fondo, sbucava
su un sentiero pi ampio che si estendeva da un lato all'altro dell'isola. Era vuoto, a parte due figure
alla sua destra, in piedi e rivolte verso di lui. Narciso teneva le mani sulle spalle di Lucio, e attese che
Catone si girasse e avanzasse verso di loro. Riusc a notare che si stava avvicinando a uno spiazzo
circolare con dei triclini sistemati in modo da poter godere della spettacolare vista a est dell'isola. Sulla
terraferma, il Vesuvio e le colline ai suoi lati erano circondati dalla luce dorata del sole nascente,
ancora nascosto alla vista. Alle spalle di Narciso, a breve distanza, il ciglio della scogliera si apriva su
un baratro. Catone si ferm a dieci passi di distanza e rinfoder la spada, prima di parlare. Lascia
andare Lucio. Il bambino tent di avanzare verso di lui, ma Narciso serr la stretta e Lucio fece una
smorfia di dolore. Lascialo andare, ho detto. Non credo che sarebbe una buona idea, dichiar
Narciso.  tutto ci che mi resta, ora che la causa di Britannico  fallita. Ti sbagli. Non hai pi
niente. Niente del tutto. Il bambino non pu aiutarti. Ah, no?. Narciso fece due passi indietro,
trascinando Lucio con s. Si guard alle spalle e si ferm quasi sul bordo della scogliera. Pensaci
meglio, Catone. Se vuoi vedere tuo figlio crescere e diventare un uomo, farai quello che ti chiedo. E
cosa vuoi chiedermi?, replic Catone, muovendo un passo verso di loro. Non avvicinarti, scatt
Narciso. E ascoltami. A me non interessa della cospirazione. Non mi importa degli altri congiurati, e
non potrebbe importarmene di meno del ragazzino viziato seduto su quel trono nella villa. Mi interessa
soltanto restare vivo. Quindi, se rivuoi tuo figlio, mi lascerai andare. Troverai un modo per farmi
lasciare l'isola e mi permetterai di fuggire e sparire nel nulla. Non otterrai di fuggire e lasciarti tutto
alle spalle, replic Catone. Non con tutto il sangue di cui ti sei macchiato le mani. Considerando
quanto ce ne fosse gi, non vedo che differenza faccia quello in pi. Narciso fece un altro passo
indietro e di lato, tenendo Lucio pi vicino al ciglio del burrone. Catone sent il cuore perdere un battito
e dovette costringersi a restare immobile. Cosa vuoi da me? La tua parola. So bene che ti ritieni un
uomo d'onore, Catone. Una qualit rara, nel nostro mondo, ma abbastanza reale da contare qualcosa.
Dammi la tua parola che mi aiuterai a fuggire e io ti restituir tuo figlio. Non ascoltarlo, ragazzo,
intervenne Macrone, da dietro le spalle di Catone, mentre gli si avvicinava. Non ha mai onorato una
singola promessa che ci aveva fatto. E poi, hai giurato di ucciderlo. Lo so Ma che posso fare? Ha
mio figlio. Macrone si ferm accanto all'amico e mantenne gli occhi fissi su Narciso. Restituiscigli il
bambino, pezzo di merda. Sai che non puoi scappare. Stai dicendo davvero che morirai e porterai Lucio
con te?  proprio quello che sto dicendo. A meno che il tuo amico non mi dia la sua parola d'onore.
Ebbene, Catone?. Lui fece una smorfia e fiss il figlio, notando il terrore nell'espressione del
bambino. Un terrore mortale, e si sent stringere il cuore per il desiderio di poterlo amare e proteggere.
Deglut, prima di rispondere: Ti do la mia parola. Ma lascialo andare. Giuralo. Sulla vita del
bambino. E su Giove Ottimo Massimo. Giuralo. Lo giuro su Giove onnipotente e sulla vita del mio
unico figlio. Ti aiuter a scappare. Gli occhi di Narciso si strinsero per un attimo, poi lasci la presa, e
Lucio si liber e corse dal padre. Catone lo sollev e lo strinse a s, avvolgendogli intorno il braccio
destro, mentre gli accarezzava i morbidi ricci scuri con l'altra mano. Pap໻, sussurr Lucio, contro
la sua spalla. Il mio pap. Narciso si scost dal bordo della scogliera e sorrise. Che scena toccante.
Poi, prima che Catone o il liberto potessero reagire, Macrone scatt avanti e afferr Narciso per un
braccio, facendolo voltare. Il liberto tent disperatamente di divincolarsi, con i piedi infilati nelle
pantofole che scivolavano sul terreno mentre cercava di opporsi. Macrone avanz verso l'abisso e lo
stratton di nuovo. Questa volta, la spinta mand Narciso verso il bordo, e Macrone lasci la presa.
Con un acuto urlo di terrore, il liberto fin all'indietro, agitando frenetico le braccia, e spar alla vista.
Macrone avanz fino al ciglio e osserv l'uomo che volava gi dalla scogliera, ancora urlando. Il suo
corpo colp le rocce, rimbalz a poca distanza dalla parete ripida e continu a cadere, finch il cadavere
spezzato non fin in mare, molto pi in basso, svanendo del tutto. Questa volta  di sicuro morto,
comment Macrone, soddisfatto. Grazie agli di. Macrone, gli avevo dato la mia parola, mormor
Catone, addolorato. Avevo giurato sulla vita di mio figlio. Macrone si scost dal bordo della
scogliera, prima di rivolgersi all'amico. Esatto. Ma avevi anche giurato di ucciderlo. E io non ho
promesso niente a nessuno. Quindi, niente di male, giusto? Perlomeno, non per noi tre. In quel
momento, un raggio di luce si alz oltre le tegole della villa, facendole brillare di rosso con un'intensit
che attir l'attenzione di entrambi gli uomini. Sar una bella giornata, comment Macrone. Allung
una mano e arruff i capelli di Lucio. Vero, ragazzo?. Ma il piccolo si scost e strinse forte il padre,
mormorandogli all'orecchio: Pap, portami a casa. Catone guard oltre la spalla del figlio e not
l'espressione dolceamara sul viso dell'amico. Macrone era abbastanza sensibile da capire che i suoi
giorni come zio putativo del bambino erano finiti, ora che aveva compreso quanto volesse bene a suo
padre. Ed era felice per il suo migliore amico. Si schiar la gola, ma la sua voce era comunque roca,
quando borbott: Avanti, Catone, togliamoci da questo posto, prima che mi venga da piangere,
dannazione.
...
.
...
Capitolo 41.
...
.
...
Non proprio la festa di compleanno pi allegra di sempre, eh?, comment Macrone, guardandosi
intorno nella sala dei banchetti del palazzo imperiale. Erano passati diversi giorni, dallo scontro a
Capri. Tutti i cospiratori erano morti. Coloro che si erano rifiutati di suicidarsi erano stati giustiziati, e
soltanto Britannico era stato risparmiato, come richiesto. Catone l'aveva riportato a Roma, insieme ai
resti della Sesta Legione e agli uomini delle coorti pretoriane. Il ritorno del principe era stato gestito
con discrezione, e Nerone aveva annunciato di volersi dimostrare clemente nei confronti del fratello
adottivo, perdonandogli il tradimento. Tale magnanimit aveva sorpreso la popolazione di Roma,
plebei e patrizi allo stesso modo, e per la maggior parte, la gente riteneva che quello fosse un segno
dell'et dell'oro che il nuovo imperatore aveva promesso di portare a Roma con il suo regno. Inoltre,
Nerone aveva proclamato di voler organizzare un banchetto per festeggiare il compleanno del fratello e
il suo passaggio all'et adulta, e che da quel momento in avanti Britannico sarebbe diventato il suo pi
vicino consigliere, confidente ed erede. Chiunque avesse un minimo di buonsenso non credeva a una
sola parola dell'imperatore, men che meno Britannico. Catone osserv il tavolo rialzato che dominava
il banchetto. Nerone era seduto al centro, circondato dai suoi familiari e tirapiedi, un misto di attori,
musicisti e poeti. Alla sua destra sedeva la madre Agrippina, che sembrava annoiata dalla
conversazione, mentre piluccava acini d'uva dalla ciotola davanti a s. Alla sinistra dell'imperatore
c'era Britannico, che si fissava le mani con un'espressione tormentata. Ogni tanto, Nerone si rivolgeva
a lui per fare una battuta scherzosa o gli batteva una pacca amichevole sulla schiena, facendo ogni volta
sussultare con violenza il ragazzo pi giovane, come se fosse stato pugnalato. Quanto tempo gli dai?,
domand Macrone. Scommetto un sesterzio che non arriver neppure alla fine dell'anno. Non ci
scommetterei neanche, replic Catone a mezza voce. Quel povero piccolo bastardo. Gi,
immagino A proposito, come sta Lucio?. Macrone si era tenuto di proposito a distanza, da quando
erano tornati a Roma. Catone e suo figlio vivevano nella parte della casa di Sempronio che non era
stata danneggiata dal fuoco. Non che ormai se ne parlasse pi in quei termini. Il senatore era morto
senza eredi, a parte il nipote. In una situazione normale, la casa, insieme a tutti i beni di Sempronio,
sarebbero passati a Lucio. Ma quella non era una situazione normale, consider Catone. Nerone, su
suggerimento di Pallante, aveva confiscato tutte le propriet di Sempronio, come l'aveva fatto per tutti
coloro che avevano tradito Roma. Poi, per sua decisione, e contro il consiglio del segretario imperiale,
che aveva sperato di ottenere un guadagno da quella confisca, aveva conferito i beni a Catone, in
riconoscimento del ruolo da lui giocato nello smascherare e fermare la cospirazione. Sta bene,
replic Catone. Meglio di quello che si potrebbe immaginare, considerando ci che ha passato. I
bambini sono cos. Non ci sono tragedie che non possano essere dimenticate con l'acquisto di un
giocattolo nuovo. Comunque, dovresti passare pi tempo che puoi con lui. Ha bisogno di suo padre,
adesso. In ogni caso, sei tutto ci che ha. Catone annu e decise di cambiare argomento. E tu che mi
dici della tua innamorata?. Macrone sogghign. Va tutto bene. Anzi, pi che bene. Ogni pasto che mi
cucina  un vero banchetto. E ogni sera, mi cavalca fin quasi a uccidermi. E anche quasi tutte le
mattine. Credo che potrei abituarmici. Non  male, eh? Non mi sembra affatto male. E poi? La
sposerai? Metterai su famiglia, magari? Potrei essere tentato di farlo. Davvero?. Catone inarc un
sopracciglio. Pensavo che avessi deciso di essere per sempre un soldato. Macrone si gratt il mento,
pensieroso. Non so. Se c' una cosa che ho imparato,  che nessuno pu essere una cosa sola, nella
vita. Non sto certo ringiovanendo, nel frattempo. I miei giorni migliori da soldato me li sono gi lasciati
alle spalle. Pi rester in gioco, pi sar probabile che qualche bastardo di quei barbari mi tolga di
mezzo. O una ferita, o una malattia. E, con Petronella e tutto quello che sta facendo per me, potrei
davvero pensare di congedarmi dall'esercito, sempre che non la convinca a diventare la moglie di un
soldato. Ho un gruzzolo da parte, e una pensione di tutto rispetto, dai bottini di guerra accumulati negli
anni. Io e Petronella potremmo permetterci di aprire un piccolo negozio in un angolo tranquillo
dell'Impero. Magari andare da mia madre a Londinium. All'esercito mancheranno i tuoi talenti. E
anche a me. Stronzate. Non c' pi niente che io possa insegnarti, ragazzo. Sei il miglior soldato che
abbia mai incontrato. Te la caverai anche senza di me. Non ne sono cos sicuro. Sarebbe come
andare in battaglia con un braccio legato dietro la schiena. Se ti dovessi stancare della vita da padre di
famiglia, sappi che ci sar sempre un posto per te, in qualsiasi unit io mi trovi a comandare. Anche se
dubito che finir pi cos tanto a combattere, ora che ho chiesto che il nostro trasferimento nella
guardia pretoriana diventi definitivo. Ottima mossa. Ora che hai ottenuto la gratitudine
dell'imperatore, il comando della guardia sar tuo, se dovesse accadere qualcosa a Burro. Lo so. E
lui non ne  affatto contento. Ma non posso farci niente. Aspetter il momento giusto, e intanto mi
godr la vita a Roma. E poi, avr tutto il tempo di dedicarmi alla crescita di Lucio. Vedrai che
crescer bene, comment Macrone.  un bravo ragazzo, ed  anche molto sveglio. Attento a non
rovinarlo con troppe letture, per, eh? Vedremo. Catone fece un cenno a uno degli schiavi in piedi
ai lati della sala e indic il proprio calice e quello di Macrone. Quando lo schiavo li ebbe riempiti,
Catone alz il proprio per fare un brindisi. Alle moglie e ai figli. S컻. Macrone prese un sorso di
vino. Sei riuscito a perdonare Giulia, quindi? Non ne sono sicuro. Non so ancora se ci sia qualcosa
da perdonare oppure no, grazie a Narciso e a quei bastardi. E dubito che lo sapr mai. Proprio in quel
momento, uno dei funzionari imperiali si avvicin e si pieg in avanti per conferire a bassa voce con
Catone. Prefetto Catone, signore, il mio padrone vorrebbe parlarti. Pallante vuole vedermi adesso?
S, signore. Non pu aspettare? Temo di no, signore. Non fa richieste del genere senza motivo.
Catone sospir e pos il calice. Mettendo i piedi a terra e raddrizzandosi, si alz dal triclinio e fece un
cenno a Macrone. Vedr di sbrigarmi. Non preoccuparti. Il vino mi terr compagnia in
abbondanza. Catone segu il funzionario lungo il lato della sala e in un corridoio di servizio,
fermandosi per far passare una piccola colonna di schiavi carichi di cesti di frutta. Poco pi avanti, nel
corridoio, c'era l'ufficio del quartiermastro del palazzo, e il funzionario accompagn Catone
all'interno. Pallante era seduto in un angolo del tavolo, e si alz e gli sorrise, vedendolo entrare, per poi
tendergli la mano. Catone ignor il gesto. Cosa vuoi? Parla in fretta. Ho un vino decente che mi
attende. Il tuo piacere nel rivedermi  toccante. Catone si strinse nelle spalle. Immagino che tu sia
contento di come si sono messe le cose, per te, continu Pallante. Hai tuo figlio, una bella casa, un
gruzzolo da parte e la gratitudine dell'imperatore. Cosa si potrebbe desiderare, di pi? Anche tu hai
tutto questo, eppure non riesci a soddisfare la tua voglia di averne ancora. I miei guadagni sono
commisurati ai servizi che rendo a questo imperatore, come al precedente. Certo. E ora non perdiamo
altro tempo in fastidiosi convenevoli. Perch mi hai fatto chiamare dal banchetto?  una faccenda
delicata. Sappiamo entrambi che gli uomini della guardia pretoriana ti tengono in grande
considerazione. Forse troppo, secondo alcuni. Ed  un problema? Potrebbe diventarlo. Al
momento, godi del favore dell'imperatore. Ma non posso dire lo stesso di Burro e alcuni altri. E costoro
potrebbero crearti dei guai. Inoltre, se si iniziasse a percepire che gli uomini sono leali principalmente a
te, qualcuno potrebbe preoccuparsi del fatto che, in caso di una nuova cospirazione, potresti essere
tentato di interessarti alla politica. Qualcuno? Intendi Nerone? Nerone, o altri a lui vicini. E questo
mi dispiacerebbe molto. Quindi, ho una proposta per te. Qualcosa che permetterebbe di evitare
eventuali scontri tra te e Burro. E quale sarebbe questa proposta? Hai sentito parlare del legato
Corbulo?. Catone ricordava quel nome, e qualche dettaglio. Ne ho sentito parlare.  un ufficiale
rispettato. Fa le cose secondo le regole ed  molto severo con i suoi uomini, ma non meno con se
stesso. Condivide con loro le tende e le razioni, e dunque i soldati lo considerano uno di loro. Da quello
che ho sentito di recente,  stato mandato a est per formare un esercito. Esatto. Ci sono stati problemi
alle frontiere. I Parti si stanno di nuovo muovendo. Per non parlare delle voci di una ribellione in
alcune regioni vicine alla frontiera. Corbulo ha chiesto pi uomini. Pi ufficiali. E sembra che tu abbia
una tale reputazione da fargli chiedere espressamente di averti tra i suoi uomini. Quindi, ho chiesto che
tu e il centurione Macrone siate trasferiti sotto il suo comando, per aiutarlo ad addestrare le truppe e a
guidarle in battaglia.  una buona opportunit per ottenere pi gloria. E tu ti assicurerai di non avermi
a Roma, in modo che la mia popolarit non metta in imbarazzo il prefetto Burro. O allarmi
l'imperatore. Una cosa del genere. Ci penser su, ma te lo dico subito, preferirei restare a Roma.
Non  una richiesta, Catone. Capisco. Ci pens per un attimo. Dammi un po' di tempo per
sistemare le cose. Credo di essermelo meritato. Ho dei doveri di padre, e oserei dire che Macrone non
sar cos ansioso di assecondarti. Ti far avere una risposta prima possibile. Si gir per uscire, ma
proprio mentre stava per chiudere la porta dell'ufficio, Pallante lo richiam. Eviterei di far passare
troppo tempo prima della partenza, Catone. Non lo farei, se fossi in te. Roma pu diventare un luogo
pericoloso per chi non ha le nozioni politiche per capire come funziona. Quando torn da Macrone,
una nuova portata era stata servita agli ospiti. Ciotole di lumache in una ricca salsa a base di vino.
Macrone le aveva gi mangiate quasi tutte, e spinse la scodella verso Catone con un'espressione
colpevole. Allora, che voleva? Ci ha offerto una nuova assegnazione, molto lontano da Roma, dove
non attireremo troppe attenzioni indesiderate. Vuole che partiamo per l'Asia Minore, per aiutare
Corbulo ad addestrare il suo esercito e prepararlo a una campagna contro i Parti. Ti piace l'idea?
Gli ho detto che ho bisogno di tempo per pensarci. E cosa ti ha risposto lui?. Catone prese una
lumaca. Ha detto di decidere in fretta. Prima che potesse continuare, si ud un grido dal fondo della
sala, e diversi ospiti si voltarono verso i triclini sollevati del tavolo imperiale. Nerone sembrava
assorbito nella conversazione con il suo gruppo di artisti. Al suo fianco, Britannico si era raggomitolato
su se stesso e stava gridando di dolore, stringendosi lo stomaco. Il brusio delle conversazioni nella sala
mor rapidamente, a parte l'imperatore e i suoi amici, che tuttavia non riuscirono a non farsi distrarre
dall'agonia del fratello adottivo dell'imperatore, pur cercando di seguire ancora i suoi discorsi. Che gli
succede?, bisbigli Macrone. Britannico si sollev di colpo, alz la testa e grid, prima di ricadere
indietro sul triclinio e dibattersi per il dolore, scalciando con i piedi. La maggior parte di quelli che
erano vicini a lui lo fissarono con orrore, mentre Nerone ignorava le implorazioni del fratello. Poi
Britannico si lasci sfuggire un lungo ansito sfinito e croll del tutto, immobile. Catone not che tutti
rimasero in silenzio. Nessuno os dire qualcosa. Fissarono tutti Nerone, cercando di capire cosa fare,
ma lui continu a conversare, senza degnare di uno sguardo il corpo del fratello adottivo. Alcuni degli
ospiti cominciarono ad alzarsi e andarsene, senza una parola. Catone osserv con attenzione la lumaca
che aveva in mano e poi la rimise in fretta nella ciotola. Anche se Macrone le aveva mangiate e non
sembrava averne avuto delle conseguenze, non se la sent di correre quel rischio. Non aveva dubbi sul
fatto che Britannico fosse stato avvelenato. Credo che dovremmo considerare di accettare la proposta
di Pallante, dopotutto.
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FINE.
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Nota dell'autore.
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Il tormentato regno di Claudio.
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Il regno dell'imperatore Claudio dur molto pi a lungo di quello del suo predecessore. Dur anche
pi a lungo di quello dei sei imperatori dopo di lui. Non  cosa da poco, considerando che fu sempre
ostacolato dai senatori (molti dei quali pagarono con la vita per non aver compreso la spietatezza di
Claudio e di chi lo circondava). Roma, al tempo, era un nido di vipere; alcuni elementi dell'aristocrazia
erano ancora riluttanti ad accettare di essere governati dagli imperatori e desideravano tornare ai giorni
della Repubblica, quando erano i senatori gli indiscussi signori di Roma. I rapporti tra il Senato e
l'imperatore non migliorarono quando Claudio costrinse a ritirarsi molti senatori che non possedevano
pi i requisiti previsti, sostituendoli con nuovi senatori provenienti dalle province della Gallia. Questi
ultimi erano visti con notevole disprezzo dai pi anziani membri del Senato, causando ulteriori tensioni
tra loro e l'imperatore.  La scelta del successore di Claudio
Nei secoli pi recenti, il concetto di un monarca che succede al precedente ci  diventato piuttosto
ovvio. Ma ai tempi dell'Impero romano, la successione era pi simile al processo che avviene quando
si sostituisce un capomafia. Manovre, intrighi e interventi letali erano all'ordine del giorno, per chi
doveva decidere chi sarebbe diventato il nuovo imperatore. Sebbene avesse un figlio naturale,
Britannico (cos chiamato in onore della provincia che Claudio aveva aggiunto all'Impero per
cementare le sue credenziali marziali), l'imperatore potrebbe aver ritenuto che la reputazione del
ragazzo fosse infangata dal comportamento scandaloso di sua madre, Messalina, giustiziata nel 48 d.C.
per aver complottato contro Claudio. Quindi, le prospettive di Britannico di diventare imperatore
iniziarono a indebolirsi. E lo fecero ancora di pi quando l'imperatore fu convinto a sposare sua nipote
Agrippina, e ad adottare suo figlio. La sorte di Britannico era segnata. Il suo nuovo fratello adottivo era
il preferito per succedere a Claudio, soprattutto perch Agrippina utilizzava il suo notevole fascino per
tenere sotto controllo il marito. Col tempo, per, Claudio inizi a capire le sue manovre, e fu sentito
lamentarsi delle sue scelte sbagliate in fatto di mogli, facendo capire che le sue preferenze stavano
tornando dalla parte del figlio naturale. Temendo che le sue ambizioni non giungessero a compimento,
Agrippina si premun assassinando l'imperatore e presentando Nerone all'Impero come suo nuovo
signore. Non tutti apprezzarono questa situazione, men che meno la fazione che circondava
Britannico  La guardia pretoriana
L'altra realt politica che divenne cruciale per chi lottava per ottenere la porpora era l'influenza della
guardia pretoriana. Creati, in origine, per fornire guardie del corpo agli ufficiali pi importanti sul
campo, i pretoriani ottennero un ruolo pi permanente come professionisti dell'esercito romano. Ai
tempi dell'imperatore, erano diventati un'unit d'lite di stanza a Roma. Non ci volle molto perch la
guardia cominciasse a far sentire il suo peso politico, in primo luogo con le macchinazioni di Seiano, il
comandante durante il regno di Tiberio. Seiano fece costruire l'accampamento dei pretoriani (Castro
Pretorio) e aument la forza della guardia. Fu sempre sotto Seiano che gli squadroni della morte dei
pretoriani iniziarono a essere utilizzati per eliminare le opposizioni politiche. Infine, fu l'ambizione
illimitata di Seiano a causare la sua disfatta, portandolo a essere condannato a morte. Si potrebbe
immaginare che gli imperatori successivi avessero imparato a mantenere buoni rapporti con i
pretoriani. Ma il successore di Tiberio, Caligola, cominci a umiliare gli ufficiali di pi alto grado, che
lo uccisero insieme alla sua famiglia e tirarono fuori Claudio dall'anonimato, scegliendolo e
costringendo il Senato ad accettarlo come imperatore. Claudio ripag ampiamente il supporto dei
pretoriani, garantendo 15.000 sesterzi a ciascuno di loro, una vera fortuna, a quei tempi. Perci, questo
genere di extra  veri e propri pagamenti per tenere la guardia dalla propria parte  divenne qualcosa
che i pretoriani si aspettavano, e una maledizione per ogni imperatore che non riusciva a tirare fuori il
giusto premio per mantenerli soddisfatti. Era un segreto che tutti conoscevano, dai tempi di Claudio in
avanti; gli imperatori potevano anche comandare l'Impero, ma era la paura dei pretoriani a comandare
gli imperatori. Il vero potere di Roma era nelle mani della guardia pretoriana, e di chi riusciva a
controllarla.  Capri
Per i lettori che non hanno ancora avuto il piacere di visitare Capri, vorrei raccomandarvi di mettere
questa splendida isola nella lista dei vostri prossimi viaggi. A parte la sua incredibile bellezza (una
volta l'ho vista di passaggio in barca al tramonto, e non ho mai dimenticato la vista del sole, la cui luce
era ingentilita dalla foschia, che spariva lentamente dietro le cime sull'estremit orientale dell'isola),
offre i resti di uno dei palazzi dell'Impero romano dalla posizione pi spettacolare. Vale davvero la
pena di affrontare la lunga salita per lo stretto sentiero che conduce al sito, per vedere i meravigliosi
resti archeologici, e la loro posizione in cima alle alture che si affacciano sul braccio di mare che separa
l'isola dalla parte meridionale del Golfo di Napoli. Quando ci sono andato l'ultima volta, ho avuto la
fortuna di avere il palazzo tutto per me per circa un'ora, e mi sono seduto vicino al bordo della
scogliera per ammirare il panorama. C'era un senso di serenit completa, in quel luogo, e ho potuto ben
comprendere perch gli imperatori abbiano passato tanto tempo in quella villa. S, una vista per cui
valeva la pena di essere uccisi. Guardando verso il basso, potevo osservare i gabbiani e altri uccelli che
si libravano in aria molto pi in basso, e la v bianca di una barca che veleggiava silenziosa sulle acque
azzurre ai piedi della scogliera. Quel luogo e le sue rovine mi hanno parlato dei tempi romani pi della
maggior parte dei siti archeologici che ho visitato, ed  uno di quei posti in cui la storia sembra
prendere davvero vita per chi  abbastanza ricettivo da comprendere certe cose.
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FINE.